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M.C. Escher, Sphere (autoritratto)A distanza di alcuni anni oggi ho riletto questa frase di Cristina Campo: "La passione della perfezione viene tardi". L'avevo curiosamente appuntata su una vecchia edizione de El libro de arena di Borges ed oggi mi rendo conto quanto sia stata casualmente appropriata questa congiunzione letteraria.
Una congiunzione che, oltretutto, ben si addice al mio stato d'animo attuale, ben disposto verso ogni forma di utopia...
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Bruno Munari, Curva di Peano (1977)Il nostro tempo ha dato cittadinanza e rigore alla creatività, all'inventiva, ma la fantasia è comunque sempre esistita. Solo che oggi un movimento di idee può essere una meteora che dura pochissimi anni. Un secolo tutto classico non è più pensabile; e non da ieri, ma almeno dalla Rivoluzione francese, ed è un'accelerazione in continuo aumento. Oggi la "creatività" è diventata persino una professione con tanto di aggettivo divenuto repentinamente sostantivo: "creativo". Ma anche qui, a pensarci bene, nulla di nuovo
Pensiamo al
Leonardo della Gioconda che progettava però anche macchine militari (ma anche per altri usi), alle architetture di Giotto, nato pittore, ai famosi conii del (pittore) Pisanello, a Michelangelo, che disegnò, pare, la divisa delle guardie svizzere, all'architetto Alvar Aalto, partito come pittore espressionista, oppure a Le Corbusier che dipingeva alla Fernand Lèger,  per non parlare di Munari e di altri grandi grafici che sono stati anche grandi pittori.
Spesso uscire dai canoni rigidi dell'ispirazione per dare spazio (sfogo?) alla cosiddetta "creatività" è, per un'artista, quasi una necessità, uno "stratagemma" per tornare ad immergersi in quella realtà da cui egli trae linfa per la sua Arte e senza la quale vivrebbe in una specie di torre d'avorio, senza alcuna speranza, né possibilità, di gestire una pur minima forma di relazione con il suo "presente".
Sarà per questo motivo che, quando sento parlare (anche spesso) in maniera poco lusinghiera dei cosiddetti "creativi", la mia mente corre subito indietro ai loro "predecessori" che, sicuramente, non avrebbero mai immaginato di avere simili "figli"; ma, a pensarci bene, quale "genitore" sa di preciso quale sarà la prole che gli toccherà in sorte?
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George Eliot (1819-1880)- ...Essere poeta significa avere un animo così pronto a comprendere che non gli sfugge nessuna sfumatura di ordine superiore, e così pronto a sentire che quella comprensione non è che una mano che fa vibrare con modulazioni armoniche e diversificate le corde dell'emozione - un animo in cui la conoscenza si trasforma all'istante in sentimento, e il sentimento torna a rivivere come un nuovo organo di conoscenza. Ci si può trovare in quella condizione solo a momenti.
- Ma voi trascurate le poesie - disse Dorothea - Penso che siano necessarie per completare il poeta. Capisco ciò che intendete dire riguardo alla conoscenza che si trasforma in sentimento, perché credo che sia ciò che provo io stessa. Ma, nonostante questo, sono sicura che non sarei mai in grado di comporre una poesia...

George Eliot da Middlemarch
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Pubblicato il 18/5/2005 alle 4.18 nella rubrica conferre parva magnis.

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