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Illustrazione tratta dalla prima edizione del Tristram ShandyAvrei desiderato che mio padre o mia madre, o meglio tutti e due, giacché entrambi vi erano egualmente tenuti, avessero badato a quello che facevano, quando mi generarono. Se avessero debitamente considerato tutto quanto dipendeva da ciò che stavano facendo in quel momento [...] ed agito di conseguenza, sono fermamente persuaso che io avrei fatto al mondo una ben diversa figura da quella in cui forse apparirò al lettore.
- Scusa, caro, - disse mia madre sul più bello, - non hai dimenticato di caricare l'orologio?
- Buon Dio - esclamò mio padre, sbottando, ma sforzandosi nello stesso tempo di moderare il tono della voce: - Ha mai donna, da Eva in poi, interrotto un uomo con una domanda così sciocca?... -

Potrà sembrare strano e paradossale eppure è proprio da questo inopportuno disturbo dell'atto generativo che trae origine la "biologia" del romanzo moderno.
Tristram Shandy, frutto di un atto disturbato, è infatti il bambino terribile, incapace di agire per linee rette, caratterizzato da movimenti serpentini ed ellittici che, con il suo racconto non raccontato, col suo continuum mobile di digressioni e variazioni, di opinioni impedenti le azioni, col suo calibratissimo caos strutturale (pur a lungo emarginato e spesso vanamente imbrigliato) si riaffaccia con prepotenza a inizio secolo quale indiscutibile riferimento per ogni narrare che intenda rifiutare il meccanismo causa-effetto del romanzo tradizionale.
Vita e opinioni di Tristram Shandy gentiluomo di Laurence Sterne diviene all'alba del XIX secolo il modello dell'infrazione, l'antiromance (o addirittura, qualora si attribuisca tale qualifica al Don Chisciotte, l'anti-antiromance) cui si rifanno creativamente autori quali Joyce, Musil, Svevo...
Una gioia leggerlo nella sua disconnessione spazio-temporale, un piacere anche il semplice aprirlo a caso per lasciarsi portare dall'onda anomala della sua intemperanza verbale, della sua musicalità, del suo non essere mai nel punto dove dovrebbe essere.
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Charles Dickens (1812-1870)
- ...Ah! La poesia sta alla vita come le luci e la musica al palcoscenico: private questo dei suoi falsi ornamenti, e quella delle sue illusioni, e cosa resta di vero che valga la pena di vivere o di amare?...

Charles Dickens da Il circolo Pickwick

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Pubblicato il 16/5/2005 alle 3.14 nella rubrica alba pratalia aràba.

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