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Conference at night

Che io ricordi Conference at Night è uno dei rari quadri di Edward Hopper dove i protagonisti del dipinto dialogano. Ma osservando bene i volti mi rendo conto che si tratta di una conversazione molto "sui generis"; infatti al di là del semplice gesticolare dell'uomo sulla destra, gli altri due interlocutori sembrano del tutto immobili, come rapiti da un'innaturale fissità (soprattutto la donna).
La "conversazione" di cui reca traccia il titolo del quadro si svolge in una stanza priva di illuminazione artificiale (e che sia notturna lo ricaviamo dal titolo del quadro); la luce, in realtà, proviene dall'esterno, e di per sé è sufficiente per non lasciare nell'oscurità la stanza e i suoi abitanti. E' opportuno notare come l'emissione luminosa esterna provochi una quasi netta divisione in più parti del quadro, (la parte inferiore del dipinto è illuminata, quella superiore no, ma anche fra le figure umane solo due sono investite dal fascio di luce, l'uomo in piedi resta invece in un cono d'ombra).
Sono rimasta per lungo tempo ad ammirare la perfetta armonia dei colori, la luce non solo "fisica" che promana dall'ignota fonte luminosa esterna, le non-espressioni dei personaggi, il loro dialogare muto, la vaga gestualità che accompagna le parole di uno di loro, il tormento che si legge sul volto della donna, l'oscuro silenzio dell'altro uomo. Non accade nulla dentro la tela, se qualcosa è avvenuto esso è da cercare fuori di lì, forse verso la luce dalla quale la donna sembra rapita.
Ci sono opere che hanno il potere di coinvolgere, di farsi "sceneggiare"; io, sulla scorta delle scarne note scritte qui sopra, ho pensato ad una storia per i tre ignoti protagonisti della magnifica opera di
Hopper. E' una storia di passioni e segreti, di desideri e sconfitte. Un giorno forse la metterò per iscritto.
Magari proprio qui.
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Sogno di gioiaTanto sembra mancare la gioia che vivere la sua esistenza nella storia è soprattutto sogno. Ogni credo la profetizza, ogni uomo ne lamenta l'assenza. Anche nella vita individuale la gioia è soprattutto pensata, in forma di ricordo, di aspettativa, di desiderio.
Chi è, o meglio, cos'è la grande assente? E' solo un'esplosione oltre la crosta dell'abitudine delle nostre potenzialità vitali oppure è solo conoscenza?
(Vago fra la "selva oscura" delle risposte possibili; l'utopia è dietro l'angolo, la speranza di cogliere un barlume di traccia da seguire è remotissima; ma non demordo, la curiosa ostinazione - e il tempo che ho messo da parte - mi aiuteranno nell'impresa. Forse.)


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Antonella AneddaAspetta che scenda la temuta notte, che scompaia
la luce del crepuscolo, e ruoti
la terra sul suo asse.
Questa è la verità di questa sera incerta
sui cespugli di acacie e sulle case
questa è la sua misura - un acro di deserto.

Sopporta i tuoi pensieri dentro il buio
che avanzino in fitte di memoria.
Puoi schierarli fino a crinali di spavento
fissarli vacillare quando la pianura si oscura
attenderne il ritorno ora che il cane tace
e la mente si spegne
per un attimo forma senza male
anima del geranio
tesa sulla ringhiera.


Antonella Anedda, da Notti di pace occidentale
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Ultimo libro inserito in Biblioteca: Del metodo matematico

Pubblicato il 14/5/2005 alle 3.20 nella rubrica leviores artes.

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