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Johann Heinrich Füssli - Il silenzioQuella che oggi chiamiamo, con un termine tecnico che ne ha sostituiti altri letterariamente ben più suggestivi (ma ugualmente dolorosi), "depressione", è stata di frequente protagonista delle opere di autori fra i più disparati (per stile, epoca e nazionalità). Segno che essa ha sempre avuto un ruolo preminente nella vita di molti scrittori e, idealmente, ha tracciato dunque una linea continua e facilmente riconoscibile in molta parte della letteratura mondiale.
Non nego che l'ispirazione a stilare la lista (senz'altro provvisoria) di cui tra poco darò conto è stata ancora una volta l'
opera di De Quincey che brevemente ho cercato di introdurre ieri. In quei "fantasmi" ai quali facevo riferimento (ed ai conseguenti "alibi" che servono ad uno scrittore per cercare, inutilmente, di eluderli) è senz'altro da accostare il "demone" più oscuro che c'è: la depressione, appunto, che può manifestarsi per una causa precisa (un lutto, un fallimento, una frustrazione), ma che può esplodere anche senza un motivo apparente (ed è questa la condizione senz'altro più pericolosa).

Una volta, come dicevo, questa malattia (o meglio, alcuni sintomi che si manifestavano in concomitanza con essa) aveva nomi ben più suggestivi (come ad esempio melancholìa), ed era correlata più che altro con l'apparente tristezza che affliggeva il depresso. Man mano che le conoscenze da un punto di vista psicologico sono aumentate, essa è diventata ben presto di pertinenza psichiatrica, perdendo un po' di quell'alone "romantico" che l'ha spesso posta, come scrivevo all'inizio, al centro di molte opere letterarie, ma guadagnandone forse in termini di possibilità di guarigione; anche se l'arte è stata senz'altro, prima dell'intervento medico, un ottimo strumento per far fronte al "male oscuro". Freud sosteneva infatti che l'artista riesce sempre a trovare la strada per tornare dal mondo della fantasia a quello della realtà, mentre il nevrotico rimane sempre in quello dell'incubo, dominato da una fantasia nera, grigia, spettrale.

...Un urlo silenzioso...Alla luce di queste brevi note "mentali", ecco allora che ieri mi sono dedicata (solo a livello superficiale, privilegiando cioè le opere che per prime mi sono venute in mente) a stilare una piccola lista che includesse quei lavori letterari in cui poteva essere riconosciuto abbastanza chiaramente l'intervento determinante della cosiddetta "depressione".

Ebbene parlavo di parole "suggestive" usate in passato per descrivere questo stato (che si credeva "d'animo" ed invece era, ahimè, ben diverso - oggi diremmo "nevrotico" con inferenze nel subcosciente), ed allora come non ricordare il meraviglioso
spleen di Baudelaire, più volte evocato nei Fleurs du mal (ma anche altrove) e soprattutto in quella lirica sublime dal titolo L'albatro (dove nella misera sorte "terrestre" dell'uccello è facilmente riconoscibile una metafora del "vissuto" del poeta). Ho poi pensato immediatamente (forse per assonanza linguistica) all'Albert Camus de La peste e de Lo straniero; ho poi virato verso il Thomas Mann che ne Il piccolo signor Friedmann (pubblicato in italiano qui), ne identifica le cause nel cosiddetto "mal d'amore". Robert Musil, invece, ne parla con grande lucidità ne I turbamenti del giovane Törless, mentre Ugo Foscolo ne segue la spietata crescita ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Italo Svevo la scopre nel suicidio di Amalia Brentani in Senilità, mentre J.D. Salinger ce ne offre un ritratto delicato nel racconto "Un giorno perfetto per i pesci-banana" (mirabilmente tradotto da Carlo Fruttero).
Concludo, ben sapendo che in molti mi rimprovereranno le omissioni (ma saranno critiche benvenute), citando un autore meno noto dei precedenti,
William Styron, che però, nel suo Un'oscurità trasparente, ci ha offerto una efficacissima cronaca, spietata e disincantata, della propria sindrome depressiva. Una patologia che ha perso (per fortuna) gran parte di quell'alone misterioso che pur tanta arte ha ispirato, ma che ancor oggi attacca apparentemente senza motivo e con metodi selettivi in apparenza incomprensibili; una malattia purtroppo spesso sottovalutata da chi ne è affetto e, soprattutto, da chi dovrebbe riconoscerla e curarla e che, senza dubbio, è alla base della conclusione tragica di molte vite umane.
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Kathleen Turner

- ...Apro gli occhi la mattina e mi dico: ma perché devo alzarmi? Perché devo mangiare? E perché devo respirare?..

Sarah Leary (Kathleen Turner) dopo la perdita del figlio in Turista per caso di Lawrence Kasdan


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