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Non è molto più di due secoli che, sotto le spinte di vari fattori (divisione del lavoro, valorizzazione "ideologica" del rapporto tra il morale e il fisico e quella romantica della "creatività" inconscia), un ramo della filosofia si è reso autonomo, inventandosi il nome di psicologia e spostandosi (all'inizio forse inconsapevolmente e alla fine, forse, suo malgrado) verso le terre "infide" della scienza (anche se, su questo aspetto, permangono tutt'oggi alcuni dubbi). Introspettiva prima, verso il 1800, sperimentale poi, intorno al 1850, questa "scienza" si è poi ramificata in tanti settori specializzati che oggi hanno le loro cattedre e i loro operatori istituzionali.
Una di queste propaggini, forse la più famosa (per alcuni  senz'altro la più famigerata), nata pubblicamente nel 1899 e istituzionalizzata nel 1908, è la
psicoanalisi. Provincia separatista, seppur minata internamente da colpi di stato e lacerata tra autorità e anarchia, essa ha presto affermato una sua volontà teorica, se non pratica, di legiferare nel più vasto regno delle scienze umane e perfino di destabilizzare alcune aree di specifica "influenza metafisica".
Del resto il suo
padre fondatore, non era nuovo a "sconfinamenti"; per esempio non ha mai nascosto un rispetto invidioso non solo per la filosofia ma anche, e soprattutto, per la letteratura (che era forse una sua vocazione profonda) rivendicando, contro le approssimazioni parcellari degli sperimentalisti positivisti (più inclini ad una radicalizzazione scientifica della nuova disciplina), la superiorità intuitiva di quei maestri di "psicologia spontanea" (a volte anche teorica) che furono Dostoevskij, Shakespeare, Balzac, Zola, e il suo stesso modello di descrizione di casi clinici, Jean-Martin Charcot, il "padre" della neuropsichiatria.
Gli psicologi hanno finito per rinfacciare metodologicamente a Freud questa sua "debolezza" ed alcuni narratori l'hanno purtroppo mal ripagato, trasferendo nei loro romanzi il cliché dello scienziato pazzo (o addirittura sadico) nelle figure degli psicanalisti.
Può capitare, anche abbastanza spesso, che tanto amore generi odio e ingratitudine. Sembra strano ma, a pensarci bene, è perfino psicologicamente comprensibile
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- ...Sai una una cosa? Io non li sopporto quelli che danno la colpa dei loro lati peggiori a tutti tranne che a se stessi. Fa tanto anni Novanta.
- Ah ah ah... Bene... Che cosa stai dicendo?
- Hai il complesso di Peter Pan e incolpi tua madre.
- Quale complesso di Peter Pan?
- Quello di cui ti vanti tanto.
- Tu hai degli amici?
- Non ho tempo per gli amici.
- Questo per via del tuo complesso di Capitan Uncino.
- Del mio che?
- Complesso di Capitan Uncino.
- Non esiste!
- Si che esiste, e tu ce l'hai...


Melanie Parker (Michelle Pfeiffer) e Jack Taylor (George Clooney) in Un giorno, per caso di Michael Hoffman
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Pubblicato il 14/4/2005 alle 3.50 nella rubrica non opinari sed scire.

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