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Rovine nel Foro RomanoC'è stato un periodo nella storia dell'uomo che sono convinta non tornerà più, non almeno nei modi in cui noi potremmo immaginarlo. Di solito i manuali di storia lo individuano come il periodo della decadenza romana, l'autunno di una certa dimensione dell'uomo. Lo fu per i filosofi, i maghi, i generali, gli scrittori, i poeti. Probabilmente chi abitò quei tempi, che corsero dal secondo al quinto secolo della nostra era, avrà vissuto un'angoscia che poi si è fatta Medioevo. Un'angoscia storica, che ci è dato di conoscere anche (e soprattutto) attraverso alcune pagine importanti della letteratura e della poesia di allora.
L'imperatore
Adriano, per esempio, che Marguerite Yourcenar riteneva "responsabile della bellezza del mondo", ci lascia alcuni famosi versi sulla morte, versi che lasciano intravedere non solo l'angoscia di un uomo impaurito per la sua prossima fine, ma anche pensieroso per i destini di un mondo che egli ha retto nelle sue mani e che con lui potrebbe esaurirsi:

Piccola anima smarrita e soave
compagna e ospite del corpo
ora t'appresti a scendere in luoghi incolori,
ardui e spogli
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Un istante ancora
guardiamo insieme le rive familiari
le cose che certamente non vedremo mai più...
cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti...

Ecco invece un anonimo del quarto secolo, autore dei
Distici di Catone (in pdf), un poeta gonfio di saggezza. Ci lascia versi mirabili:

Nella felicità, attento ai crolli,
poiché non sempre il termine risponde all'inizio...

E ancora:

Non paventare la fine della vita:
a temere la morte, va perso quanto si vive...

A volte è addirittura sublime:

Cerca di leggere molto,
e dopo letto dimentica altrettanto:
mirabilia
ma non da credere cantano i poeti...

Sinfosio (v. alla voce "aenigmata" nel collegamento), anch'egli poeta del quarto secolo, amò gli indovinelli. Nella piacevolezza dei suoi versi ci avvisa anche di quel che vive, che prova nel suo mondo, forse inconsciamente:

Mi pasce l'alfabeto, ma ignoro cosa sia.
Son vissuta in mezzo ai libri ma senza diventare più studiosa.
Mi sono cibata di scienza, ma senza fare progressi...

La soluzione è abbastanza semplice: si tratta della tignola.
Ma nell'indovinello c'è un mondo che produce, produce senza voler lasciare, corroso da qualcosa che lo ignora e che riuscirà ad avere la meglio.

Forse solo in questo la nostra epoca pare somigliare a quella decadente e polverosa che vide le fine del mondo antico.
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Humphrey Bogart
- ...Non vorrei dimostrarmi un pauroso.
- Siamo tutti paurosi, il coraggio è una cosa inesistente.
C'è solo la paura: paura di farsi male, paura di morire.
E' per questo che gli esseri umani vivono così a lungo...

Vincent Parry (Humphrey Bogart) e Walter Coley (Houseley Stevenson) ne
La fuga di Delmer Daves


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Pubblicato il 10/4/2005 alle 14.41 nella rubrica archâios historía.

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