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Lord Hill and the 13th Light Dragoons at WaterloSolo un medico (e non me ne vogliano gli appartenenti ad altre "categorie") poteva descrivere con tanto crudo realismo cosa è veramente una guerra, cos'è realmente questo abominio del quale l'uomo non sembra potere (e volere) fare a meno. Chi lo fa, poi, è un medico-scrittore, noto per ben altri libri, che si occupa dell'epoca segnata da un uomo che lui chiama la "grande ombra", cioè Napoleone, descritto come una "traccia oscura" così intensamente metaforica da "coprire" quasi un intero territorio; un territorio che ha rischiato di essere l'intera Europa.
Il libro che contiene queste descrizioni di guerra si intitola appunto The Great Shadow
e si occupa in special modo della battaglia di Waterloo, della quale descrive soprattutto il "lato orribile", la "mattanza" inconcepibile, la crudeltà assolutamente gratuita. Nessun indizio è trascurato dall'occhio vigile dello scienziato; la carneficina possiede un'esattezza sconcertante: le morti atroci, le urla dei feriti, l'agonia dei morituri fanno da cornice al tramonto della "grande ombra", che si dissolverà soltanto dopo che un dettagliatissimo, alto prezzo è stato pagato. Come accade sempre dopo che qualche megalomane, sbucato da chi sa quale anfratto buio della Storia, ha lasciato traccia di sé negli "annali del mondo", con un passaggio breve, ma purtroppo indimenticabile nella sua sanguinaria messinscena. Di solito sono uomini piccoli che diventano grandi per l'ignavia di chi grande dovrebbe essere (o almeno sembrare) davvero.
Arthur Conan Doyle, il medico-scrittore, sa di cosa parla e lo fa inaspettatamente senza nascondere nulla. Dicendo ciò che c'è da dire e denunciando ancora una volta (magari inconsapevolmente e certamente non per spirito pacifista - visto che lui pacifista non era davvero), con la freddezza propria di un referto medico, quanto alcuni uomini (per fortuna non tutti) sono capaci di fare quando, momentaneamente, paiono essere invasi da un'oscura follia.
Come quella della "grande ombra", appunto.
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Alida Valli e  Farley Granger su set si Senso di Luchino Visconti- ...Non credevo che certe cose accadessero. Ma dopo tutto noi della nostra generazione siamo stati viziati, come bambini: ci piacciono le uniformi eleganti perché ci stanno bene... e i galloni d'oro, le mostrine, il suono della banda che accompagna il nostro incedere da eroi... C'è però il rovescio della medaglia: la lontananza dalle donne, la fame, il freddo, le fatiche. Sì, finché si tratta di brindare alle future vittorie siamo tutti pronti, ma non ci sentiamo di pagare quello che spesso costa la vittoria a cui brindiamo: la perdita di un braccio... una gamba tagliata alla coscia... un viso per sempre sfigurato...
Questa è la guerra! Decine di migliaia di uomini pronti ad uccidersi gli uni con gli altri senza ragione né scopo: la ragione non ha niente in comune con la guerra. Cos'è la guerra in definitiva se non un comodo metodo per obbligare gli uomini a pensare e ad agire nel modo più conveniente a chi comanda?...

Il tenente Franz Mahler (Farley Granger) alla contessa Livia Serpieri (Alida Valli) in
Senso di Luchino Visconti
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Pubblicato il 7/4/2005 alle 2.48 nella rubrica conferre parva magnis.

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