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...in fondo alla via...Nessun male è grande se è l'ultimo. La morte ti viene incontro: la dovresti temere se potesse rimanere con te: ma necessariamente o non è ancora arrivata o passa oltre...
Moriamo ogni giorno: ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. La clessidra non viene vuotata dall'ultima goccia d'acqua, ma da tutta quella defluita prima, così l'ora estrema, che mette fine alla nostra vita, non provoca da sola la morte, ma da sola la compie; noi vi giungiamo in quel momento, da tempo, però, vi eravamo diretti...
Ti dirò come la penso: se uno si trova in punto di morte ha, secondo me, più coraggio di chi è prossimo alla morte. La morte imminente, infatti, ha dato anche a uomini umili la forza di affrontare l'inevitabile; così il gladiatore, pieno di paura per tutto il combattimento, offre la gola all'avversario e dirige contro di sé la spada esitante. Ma quando la morte è vicina e destinata ad arrivare in ogni caso, richiede una fermezza d'animo tenace che è piuttosto rara e la può dimostrare solo il saggio...
"Che c'è?" mi dico, "La morte mi mette alla prova tanto spesso? Faccia pure: l'ho sperimentata a lungo." "Quando?" mi chiedi. Prima di nascere. La morte è non esistere. E ormai so com'è: dopo di me sarà ciò che fu prima di me. Se nella morte c'è tormento, ci fu necessariamente anche prima che venissimo alla luce; eppure non sentimmo nessuna sofferenza. Ti chiedo: se uno pensasse che per una lucerna è peggio quando è spenta che prima di essere accesa, non lo giudicheresti veramente stupido? Anche noi ci accendiamo e ci spegniamo: in quell'intervallo proviamo qualche sofferenza; prima o dopo, invece, c'è una profonda serenità. Questo, se non m'inganno, è il nostro errore: crediamo che la morte ci segua e, invece, ci ha preceduto... Tutto quello che è stato prima di noi è morte; che importa se non cominci oppure finisci, quando il risultato in entrambi i casi è questo: non esistere...
"Ma è un danno gravissimo", dici, "consumarsi, deperire, o meglio, sfarsi. Non siamo colpiti e abbattuti all'improvviso: ci logoriamo a poco a poco e ogni giorno ci toglie un po' delle nostre forze." C'è una conclusione migliore che scivolare verso la propria fine perché il fisico si dissolve naturalmente? Non che un attacco o un decesso improvviso siano un male, ma è dolce questo modo di essere portati via a poco a poco...
Non giudicare gli uomini dalla diversità dei monumenti funebri e delle tombe che adornano le strade: la cenere rende tutti uguali. Nasciamo diversi, moriamo uguali. L'autore delle leggi umane ci ha distinto per nascita o per fama solo nell'arco della nostra vita, ma quando giunge la fine per gli uomini, dice: "Vattene, ambizione: la legge sia identica per tutti gli esseri che calcano questa terra".
Siamo uguali di fronte alla sofferenza; nessuno è più debole dell'altro, nessuno è più certo del domani...


Lucio Anneo Seneca - Dalle lettere a Lucilio
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Wojciech Klata e Henryk Baranowski sul set di Decalogo 1- ...No,  ma io dico: che cos'è la morte?
- La morte? Il cuore smette di pompare sangue... Niente sangue al cervello... Così tutto si blocca... E' andata... Fine...
- E che cosa resta?
- Ma resta quello che uno ha fatto: il ricordo di quello che ha fatto, e di lui. I ricordi sono importanti. Magari lo ricordi per il suo modo di saltellare, o perché era buono. Ricordi la sua faccia, il suo sorriso, o magari che gli mancava un dente davanti...


Pawel (Wojciech Klata) e suo padre Krzysztof (Henryk Baranowski)
in
Decalogo 1 di Krzysztof Kieslowski
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Da visitare e leggere:
I blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Lettere a Lucilio
Pubblicato il 3/4/2005 alle 3.38 nella rubrica ...we, the memories....

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