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Illustrazione tratta dal De Umbris Idearum di Giordano Bruno (1582)La memoria, ha scritto lo spagnolo Balthasar Gracián, non solo ha l'inciviltà di non sopperire al bisogno, ma anche l'impertinenza di capitare spesso a sproposito.
Ripenso molto in questo periodo alle parole dell'illustre notabile quando mi pare di ravvisare una vistosa e generalizzata perdita di memoria su grandi temi, soprattutto storici.
Si decide, per esempio, di riscrivere la Storia? Oppure ci riteniamo in grado di cambiarla radicalmente? Bene. Ma per scrivere una "nuova" Storia, o per cambiarla, occorre che comunque ne sia esistita una precedente.
Chi invece predica l'oblìo, la dimenticanza, l'immersione nelle acque del Léthe, pare piuttosto agire sulla "rimozione" che sul cambiamento. Però sovrapporre non vuol dire cancellare, ma costruire cose nuove su basi antiche.
Tra ricordare e dimenticare dov'è la fortuna o l'arte? Si chiedeva
Paolo Rossi nel suo bellissimo Il passato, la memoria, l'oblìo, dove raccontava la lunga storia della tradizione umanistica che aveva visto l'Italia primeggiare nel mondo per il rango dei suoi studiosi e dei suoi artisti. Fu allora che, grazie a Pico a Ficino, a Bruno (e a molti altri, non solo italiani), l'Ars memorandi divenne una tecnica "filosofica", non fermandosi al lato meramente "pratico" del suo uso (sempre Paolo Rossi in Clavis Universalis e Frances A. Yates nel suo pregevolissimo The art of memory ne hanno ampiamente e superbamente discettato).
Oggi in luogo di quella sublime tecnica, sembriamo privilegiare l'arte della dimenticanza, forse più redditizia dal lato del "quieto vivere" ma assai perniciosa sotto quello che fa capo alla coscienza.
La mistificazione si è fatta verbo, la rimozione legge, l'oblìo futuro; qui, in una sperduta e ormai insignificante provincia dell'impero, dove perdere la memoria costa poco: a volte solo un piatto di lenticchie.

Restiamo qui noi, le memorie (...we, the memories...);
e ci copriamo gli occhi perché abbiamo paura di leggere:
"17 giugno 1884, di 21 anni e 3 giorni".
E tutte le cose son mutate.
E noi - noi, le memorie, ce ne stiamo qui sole,
perché nessun occhio ci vede, né saprebbe perché siamo qui.
Tuo marito è morto, tua sorella vive lontano,
tuo padre è incurvato dagli anni;
ti ha dimenticato, di rado lascia la casa
ormai.
Nessuno ricorda il tuo volto squisito
la tua dolcissima voce!
Come cantavi, persino il mattino che fosti colpita,
con acuta dolcezza, con dolore palpitante,
prima della nascita del figlio che morì con te.
Tutto è dimenticato, tranne da noi, le memorie,
Che siamo dimenticate dal mondo.
Tutto è mutato, tranne il fiume e la collina...
No, sono mutati anch'essi.
Soltanto il sole scottante e le stelle silenziose sono le stesse.
E noi - noi, le memorie, restiamo qui timorose,
con gli occhi chiusi dalla stanchezza di piangere -
nell'infinita stanchezza!

Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River
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Emmanuelle Riva ed Eiji Okada in Hiroshima mon amour- ...Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza. E come te ho dimenticato. Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra. Ho lottato da sola con la violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perché di questo ricordo. Ma come te, ho dimenticato...

"elle" (Emmanuelle Riva) a "lui" (Eiji Okada)
in Hiroshima, mon amour
di
Alain Resnais
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Ultima recensione in Biblioteca: Il caso Murri
Pubblicato il 1/4/2005 alle 3.5 nella rubrica ...we, the memories....

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