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...un immenso scartafaccio...Per ogni libero lettore dello Zibaldone vale senz'altro il principio di attrazione tolle et lege, come per i "classici". Del resto è la bellezza della prosa di quest'opera redatta "a penna corrente" (e per questo non "scritta" come nel caso delle Operette morali) ad attirare e trattenere, meditatamente, il lettore.
Lo Zibaldone è infatti la "necessità", per
Leopardi, di "fissare" il pensiero in parole, di portare al linguaggio il pensare, in quanto il linguaggio è una riserva di cose im-pensate (e spesso persino im-pensabili) ancora da valutare: un'iniziazione mentale, a cui il coraggio di una "filosofia dolorosa, ma vera" dà una forza inesausta e l'indicazione di un cammino.
"Noi pensiamo parlando" dice Giacomo, non esiste pensare senza parola detta o scritta. E' la ragione più profonda, credo, della tanta parte dello Zibaldone dedicata al linguaggio. Ricerca etimologica, cioè dell'originario nel linguaggio, che è, insieme, scoperta di una verità più essenziale. "Documento segreto", un secretum delle sue avventure mentali ed esistenziali ("tutto è posteriore all'esistenza"), lo Zibaldone appare anche come il bisogno di "comunicarsi agli altri" di "far parte altrui di ciò che provo". La ricerca di una possibile "verità" perseguita in assoluta solitudine, "senza nessun uditore", anche prescindendo dalle intenzioni intermittenti di una destinazione esterna, convoca ciascuno di noi lettori, non solo impliciti o postumi, verso una tensione universale del pensiero. La "comunicazione" di quest'uomo di genio è legata agli "altri" in una suprema pietas di solidarietà.
Il fatto è che in Leopardi pensiero e scrittura, riflessione e invenzione, ideazione e linguaggio, sono inseparabili, perché obbediscono, "rispondono" alla "causa", alla ricerca della verità sulla condizione e sul destino dell'essere uomo, cioè dell'essere mortale: e solo da qui, diciamo "metapoliticamente", sono derivabili dignità e rispetto, doveri e diritti, libertà e accettazione dell'altro, la pietà e la solidarietà fra gli uomini. "Sentimenti" che paiono incredibili, ma che pure esistono.

(continua, forse)
>>>qui la prima parte

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Ritratto di Fanny Targioni Tozzetti...Sapete che io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gli individui sono infelici sotto ogni forma di governo. Colpa della natura che ha fatti gli uomini all'infelicità; e rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa
felice composta d'individui non felici...
...I miei amici si scandalizzano; ed essi hanno ragione di cercare gloria e di beneficare gli uomini; ma io che non presumo di beneficare, e che non aspiro alla gloria, non ho torto di passare la mia giornata disteso su un sofà, senza battere una palpebra. E trovo molto ragionevole l'usanza dei Turchi e degli altri Orientali, che si contentano di sedere sulle loro gambe tutto il giorno, e guardare stupidamente in viso questa ridicola esistenza...

Giacomo Leopardi - Lettera a Fanny Targioni Tozzetti, 5 Dicembre 1831
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