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Piatto greco a figure rosse, V sec. a.C.C'è un momento topico nell'Iliade, e precisamente quando Achille rifiuta, complice la sua terribile ira per l'offesa subìta, di vestire la sua armatura e di correre in aiuto dei Greci. L'eroe acconsente però che sia Patroclo, il suo scudiero, a indossarla, che sia lui a portare morte e rovina ai Troiani in un momento cruciale della guerra. Questo passaggio di armatura, e di conseguenza questo scambio di ruoli nega in pieno la natura del rapporto che nell'epica omerica esiste tra il guerriero e quelli che volgarmente chiameremmo i suoi "ferri del mestiere". Armi e armatura sono infatti tutt'uno con il guerriero a cui appartengono, sono personali, inalienabili, costituiscono la forma che delimita la figura mortale dell'eroe. Privarsi della propria armatura è come perdere la propria identità, e alla stessa stregua indossare l'armatura del nemico significa appropriarsi pericolosamente di qualcosa che non ci compete.
Ecco perché Patroclo non potrà mai essere Achille pur portando il suo elmo, la sua corazza, il suo scudo e per questo soccomberà, privato da un dio dell'armatura invulnerabile del Pelide, nel duello con
Ettore
; così a quest'ultimo non gioveranno lo scudo, la corazza, l'elmo sottratti a Patroclo quando si batterà con Achille. Il travestimento di Patroclo prima, e quello di Ettore poi, risultano oltretutto inesorabilmente incompleti (perché non prevedono l'uso della micidiale lancia che solo Achille è in grado di maneggiare) e, come tali, inefficaci.
Proprio perché forme dell'eroe, strettamente legate al suo destino, le armi di Achille non possono essere alienate completamente da lui, e chi se ne appropria diventa un suo incompleto e tragico alter ego che in un modo o nell'altro non può sopravvivergli.
Le armi dell'eroe mirmidone, del resto, sono talmente "particolari" che porteranno lutti persino dopo la morte del loro legittimo proprietario.
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Per approfondire (in alètheia):
-
Per Omero in guerra cambia tutto

- Il rapporto tra Oriente e Occidente in Omero
Perché muore Ettore?
- Sul dialogo fra Odisseo ed Agamennone nell'Aiace di Sofocle
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Train de vie di Radu Mihaileanu...Dio esiste, dio non esiste: che importanza ha? Vi siete mai chiesti se l'uomo esiste? Dio creò l'uomo a sua immagine... E' bello: Schlomo a immagine di dio. Ma chi l'ha scritta questa frase nella Torah? L'uomo. Non dio, l'uomo. L'ha scritta senza modestia, paragonandosi a dio. Dio forse ha creato l'uomo, ma l'uomo, l'uomo, il figlio di dio, ha creato dio solo per inventare se stesso... L'uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di dio... Noi non amiamo e non preghiamo dio, ma lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di dio per come è? Ci preoccupiamo solo di noi stessi. Allora la questione non è quella di sapere se dio esiste, ma sapere se noi
esistiamo...

Schlomo (Lionel Abelanski) così si rivolge a Yossi (Michel Muller) e Mordechai (Rufus) in
Train de vie-Un treno per vivere di Radu Mihaileanu
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Ultima recensione in Biblioteca: Il pensiero selvaggio

Pubblicato il 15/3/2005 alle 2.12 nella rubrica mŷthoplásteo.

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