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...dubbi matematici...La sua storia sembra sepolta nella mente dell'uomo più che nei giorni del passato. Si è sempre creduta una storia coincidente con la perfezione, una sorta di lungo abbraccio con la verità, poi ci si è accorti che anche per essa valevano le parole di Senofane, "poichè di tutto vi è solo un sapere apparente".
Sto parlando della matematica.
Il linguaggio comune la considera "scienza esatta", sovente parla di una deduzione dotata di "certezza matematica". Ma forse non è così. La sua, allo stesso modo di infinite altre, è infatti una storia piena di errori, angosce, ripensamenti, vittorie, crolli.
Dai primi tentativi umani ai sofisticati ragionamenti di oggi, la storia matematica altro non è che un lungo racconto di risposte, di profezie e di delusioni. Sembra avverato quanto
David Hilbert pronunciava al Secondo Congresso Internazionale dei Matematici, svoltosi a Parigi nel 1900: "Si è portati a domandarsi se la matematica non finirà, come è successo da molto tempo ad altre scienze, per dividersi in parti separate i cui rappresentanti si comprenderanno a malapena tra loro". E sembra essersi realizzato anche quanto intuirono i Pitagorici, e cioè che il numero potesse governare l'essenza delle cose e che la matematica è la verità sul disegno della natura. Recita un frammento di Filolao, celebre pitagorico del V secolo a.C.: "...nessuna delle cose sarebbe chiara ad alcuno, né per se stessa, né in rapporto alle altre, se non ci fosse il numero...".
Ma, a questa creduta realizzazione, sembra accompagnarsi anche un possibile crollo delle certezze matematiche che già i seguaci della
scuola di Elea diffusero per primi. I paradossi attanagliano le deduzioni dei logici della nostra epoca, alcuni teoremi sono ancora un enigma e sembrano inchiodare alcuni fondamenti di questo antico sapere.
Meglio di tante altre, le parole di
Bertrand Russell consegnate in Ritratti a memoria del 1958 (pubblicato in Italia con il titolo Una filosofia per il nostro tempo), spiegano quel che è successo: "Volevo la certezza nello stesso modo in cui gli uomini vogliono la fede religiosa, e pensavo che avrei avuto più probabilità di trovarla in matematica che altrove. Ma scoprii che molte dimostrazioni matematiche che i miei maestri ritenevano dovessi accettare erano piene di errori e che, se era possibile scoprire la certezza in matematica, ciò sarebbe accaduto in una sua nuova area basata su fondamenti più solidi di quelli considerati sicuri in passato...".
Poche righe sotto, una confessione: "Dopo circa vent'anni di durissimo lavoro giunsi alla conclusione che non c'era nient'altro che potessi fare per rendere la conoscenza matematica esente da ogni dubbio".
Ecco il principio scettico che torna ad informare ogni "creduta" verità.
Infatti una verità è una verità solo al di là di qualsiasi possibile dubbio.
[E questo, naturalmente, non vale solo per la matematica che anzi, a differenza di molte altre "dottrine", gode almeno di molti princìpi assiomatici].
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Murakami Haruki...mi è capitato molte volte di vedere persone "troppo sensibili" ferire gli altri senza alcuna necessità. E ho visto anche persone "sincere e aperte" usare la logica per imporre i propri interessi, senza neanche esserne consapevoli. Ho visto infine persone "brave a leggere nel cuore degli uomini" lasciarsi ingannare senza sforzo da adulatori visibilmente insinceri. A questo punto mi sembra naturale chiedersi cosa ognuno di noi alla fin fine conosca di se stesso...

Haruki Murakami - La ragazza dello Sputnik

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Pubblicato il 28/1/2005 alle 3.40 nella rubrica non opinari sed scire.

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