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Tramonto a SelinunteE un demone avverso / dalla Sicania qui mi ha deviato contro la mia volontà: ancora vestito dei panni del misterioso straniero in cerca di ospitalità, Odisseo, subito dopo il massacro dei Proci, incontra il vecchio padre Laerte e gli narra le sue peripezie. Questi due versi del XXIV canto dell'Odissea sono il primo documento scritto che ci sia pervenuto, in cui la Sicilia è citata con il nome primitivo di Sikanies (poco dopo Omero usa l'aggettivo Sikelè, per indicare l'ancella siciliana del vecchio re di Itaca). Se la leggenda dice che i primi abitanti di questa terra furono Ciclopi e Lestrigoni, Erodoto, il più antico dei grandi storici greci, riporta una tradizione appresa direttamente dai Cretesi, secondo la quale Minosse, partito da Cnosso alla ricerca di Dedalo, sarebbe approdato in "Sikanie, quella che oggi è chiamata Sikelia". Dopo di lui, che vi morì, numerosi altri cretesi si sarebbero trasferiti in Sicilia e che non si tratti solo di mito o leggenda è confermato oggi anche dall'archeologia, che ha potuto verificare i fitti rapporti culturali e commerciali che nell'antichità legarono queste due grandi isole del Mediterraneo.
Dopo i Cretesi, vennero i
Sicani (di qui Sikanie), poi gli Elimi, forse esuli da Troia, i Siculi, provenienti dall'Italia meridionale, i Fenici (che da accorti mercanti quali erano, si accontentarono di poche città portuali, ma situate in posizioni strategiche per i commerci), ed infine giunsero quei coloni greci
, dalle provenienze più disparate, che diedero l'impronta più vigorosa alla civiltà siceliota.
Frutto di tante stratificazioni, questa cultura presenta dei caratteri assolutamente peculiari, che in parte la differenziano anche da quella della contigua
Magna Grecia.
Un errore che non va commesso è infatti considerare la Sicilia come parte integrante della Megale Hellàs. Non è così. Gli antichi Greci, infatti, chiamavano in questo modo solo la parte continentale dell'Italia come ci testimonia
Strabone il quale scrive: I Greci a cominciare dal tempo della guerra di Troia occuparono molta parte del continente (e vi crebbero a tal punto che la chiamarono Magna Grecia) e la Sicilia (VI, 1, 2).
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Anne Tyler...Seduta dritta sulla poltrona della mamma, mi guardai intorno. In quel salotto c'era di tutto. Statuette scheggiate, un barometro, un orologio da tavolo Baby Ben che funzionava e una pendola rotta, una fila intera di Kahiil Gibran, una torre pericolante di riviste di maglieria, penne di pavone infilate dietro lo specchio. Bicchieri pieni a metà di acqua torbida, uno Scarabeo, un vaporizzatore, una spazzola zeppa di capelli castano chiaro, un telaio da ricamo, un tascabile di astrologia, uno scialle macchiato d'uovo, centrini su centrini, cataloghi di Sears, vecchi album di foto dalla copertina imbottita, un cigno di vetro pieno di bilie colorate coperte dalla polvere, piante che straripavano dai vasi e invadevano il davanzale. Sul tavolino accanto a me, una boccetta di lozione Jergens e una lente d'ingrandimento e un paio di forbici per ritagliare articoli di giornale. (Adorava ritagliare articoli di giornale! Li infilava in tutte le sue buste e per anni continuai a spiegarli a uno a uno cercando di capire quale importanza potessero avere per me. Senza mai riuscirci. Cuccioli recuperati dalle fogne, coniglietti rimasti orfani allevati da gatte, bambini caduti in piscina il primo giorno d'estate a Baltimora. Niente che avesse un significato. Imparai a buttarli via senza nemmeno guardarli, come se servissero semplicemente da imballaggio per le sue letterine striminzite.) Sotto tutte quelle cianfrusaglie, se riuscivi a distinguerli, c'erano i mobili con le gambe così sottili e stortignaccole che ti chiedevi come facessero a reggersi in piedi. Mi veniva l'ansia soltanto a vederli. Mi portai le dita alla fronte, sentendo arrivare uno dei miei mal di testa...


Anne Tyler - L'amore paziente
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Pubblicato il 25/1/2005 alle 4.5 nella rubrica archâios historía.

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