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Bronzetto etrusco raffigurante il suicidio di Aiace (480 a.C. circa)Odisseo non è solo Omero.
Odisseo è grande anche in
Sofocle.
Il dialogo serrato con il quale egli tiene testa ad
Agamennone sul finale dell'Aiace mostra in pieno tutta la logica e l'invincibilità verbale del re di Itaca. Ed anche la sua umanità verso l'uomo. Soprattutto verso l'uomo vinto.
Aiace giaceva morto, suicida, proprio a causa della scelta fatta di consegnare ad Odisseo, anziché a lui, le armi di Achille (dopo che Teti aveva acconsentito a concederle come premio  all'eroe che si era maggiormente contraddistinto durante la guerra di Troia). A nulla erano valse le suppliche di Tecmessa, a nulla la presenza del figlioletto Eurìsace. L'eroe, secondo solo ad Achille, si era ucciso gettandosi sulla spada che gli aveva donato in segno di rispetto (e al termine di uno dei più memorabili duelli dell'Iliade) l'acerrimo nemico Ettore
Teucro, il fratellastro di Aiace, ne pretendeva una giusta sepoltura. Agamennone, spalleggiato da
Menelao, invece, era propenso a lasciarlo insepolto a causa della potenziale strage che Aiace aveva meditato ai danni dei capi Achei (e che invece era stata una strage d'armenti dovuta alla follia dell'eroe ferito nell'orgoglio).
A questo punto entra in scena Odisseo, ad affermare la norma ultima della giustizia e della pietà, si rivolge senza paura ad Agamennone, guardandolo fisso negli occhi e sfidandolo nella sua autorità. Demolendo ad una ad una tutte le eccezioni e riuscendo a strappare al re l'autorizzazione alla sepoltura di Aiace. Ed anche quando Teucro, pur ringraziandolo e lodandolo per il suo intervento, gli fa capire di non volerlo accanto durante la sepoltura del congiunto, Odisseo si dimostra comprensivo ("Vorrei partecipare al rito, ma se tu prefersici di no, t'approvo") ed esce definitivamente di scena.

Agamennone: Tu ti schieri con lui contro di me?
Odisseo: L'odiai, quando l'odio era nobile.
Ag.: E non dovresti schiacciarlo da morto?
Od.: E' un guadagno miserabile da godere...
Ag.: La pietà non è facile a chi regna.
Od.: Però è lecito l'ossequio a chi consiglia bene.
Ag.: L'uomo perbene ascolta chi governa.
Od.: Sarai sempre re anche se cedi ai cari. Falla finita!
Ag.: E tu ricordati a chi stai rendendo omaggio!
Od.: Quest'uomo mi fu nemico, è vero. Ma fu prode.
Ag.: Rispetti tanto un nemico cadavere?
Od.: Il valore ha la meglio, in me, sull'odio.
Ag.: Eccoli come sono gli incostanti!
Od.: Di solito accade che quelli che ti sono amici poi t'avversano...
Ag.: E tu lodi l'acquisto di amici così?
Od.: Ciò che lodo è la sua anima inflessibile.
Ag.: Oggi, a causa tua, ci mostreremo vili.
Od.: E invece no, casomai giusti. Davanti a tutti i Greci.
Ag.: Vuoi dunque che io lo lasci seppellire?
Od.: Sicuro. Un giorno, poi, toccherà anche a me.
Ag.: Al solito: tu pensi per te.
Od.: E a chi dovrei pensare più che a me?
Ag.: Io non ci voglio entrare: la responsabilità sarà tua.
Od.: In ogni caso sarai anche tu nel giusto.
Ag.: E' bene che tu sappia questo: a te posso fare un favore anche maggiore; ma costui mi sarà nemico per sempre, sia da vivo che da morto. Quanto al permesso di fare ciò che occorre, te lo concedo. [Esce di scena]

Altri tempi, altri eroi...

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Pubblicato il 16/1/2005 alle 3.12 nella rubrica mŷthoplásteo.

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