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Una, due, Mille BaghdadCome è facile immaginare, Baghdad non è sempre stata la città caotica ed insanguinata che siamo abituati a frequentare attraverso i reportages degli (ormai pochi) cronisti rimasti sul campo di battaglia, tra il fuoco di bande sanguinarie e quello delle truppe d'occupazione. Sembra incredibile, eppure c'è stato un tempo in cui, senza tema di smentita, la capitale dell'odierno Iraq era considerata una delle città più importanti del mondo. Ma questo avveniva in un'epoca purtroppo molto lontana; infatti già al tempo in cui furono scritte le Mille e una notte (che pure trasmettono l'idea di quella città da sogno) la Baghdad "fatata" non esisteva più.
Per trovarla nella realtà bisogna risalire all'VIII secolo, ai tempi del califfo Harun al-Rashid (di cui ho avuto modo di parlare anche qui), epoca in cui è ambientata la maggior parte dei racconti della raccolta.
A quell'epoca Baghdad era la città di tutte le ricchezze. La cultura che vi si respirava era molto avanzata, ed era una cultura liberale, che realizzava un equilibrio fra la tradizione araba e le altre tradizioni di cui gli intellettuali si appropriavano traducendone i testi ed assimliandoli.
Dagli scritti degli storici arabi sappiamo che esisteva un istituto per la ricerca scientifica, la "Casa della Saggezza", alla cui edificazione contribuì il grande filosofo arabo Al-Kindi. Era da qui che partivano le missioni archeologiche per il recupero di manoscritti greci che poi venivano tradotti.
Come ai tempi d'oro di Roma o di Babilonia nella capitale irachena ogni attività era fiorente e la povertà praticamente non esisteva. Baghdad aveva un commercio avanzatissimo per via marittima con Ceylon. Gli unici "meno ricchi" erano quei mercanti che avevano impiantato i loro scambi con la Cina per via di terra; le guerre con l'Asia infatti, interrompendo la via della seta, li avevano costretti a ridimensionare il loro giro d'affari. Un altro fatto rilevante è che non c'era separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale: la maggior parte degli scrittori, a quell'epoca, esercitavano mestieri artigianali: erano mercanti di stoffe, calzolai, barbieri.
E' questo un contesto storico e culturale assai brillante ed importante ma, ripeto, è anteriore all'epoca in cui furono scritte le Mille e una notte. La Baghdad del XIII secolo è infatti solo un pallido ricordo di quella dei tempi d'oro (e per certi versi alcuni racconti della raccolta sembrano farne cenno, come ad esempio la famosissima Storia di Sinbad il marinaio, il cui inizio, confrontando le miserie di Sinbad il facchino con le ricchezze del protagonista, sembra metaforicamente far riferimento alla condizione della città al momento della stesura del racconto in rapporto a quella, ben diversa, in cui il racconto si svolge).
Ma sono convinta che oggi, i suoi abitanti, si accontenterebbero anche della Baghdad del XIII secolo, pur di tornare a poter guardare con serenità, e senza incertezza, verso il futuro che li attende.
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Pubblicato il 15/12/2004 alle 1.38 nella rubrica archâios historía.

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