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Dioniso, un dio che muore...E' possibile guardare tutta la vita in un attimo? Migliaia di anni fa, in Grecia, l'esperienza rispose di sì. La certezza veniva racchiusa in quella dimensione che poi si chiamerà la tracotanza del conoscere, in un dio chiamato Dioniso.
Non era un uomo, ma un animale e assieme un ente divino, una sorta di termine di tutte le opposizioni che l'uomo porta in sé. Egli governava sugli istinti e sulle contraddizioni, era l'impossibile, l'assurdo che si trasforma in vero, la gioia e il dolore, l'estasi e lo spasmo, il maschio e la femmina, il desiderio e il distacco, la benevolenza e la crudeltà, il toro e l'agnello, la vita e la morte.
Nel crearlo la sapienza aveva espresso se stessa, o forse anche ciò che sta oltre, poiché Dioniso è un dio che muore.
Scrisse
Euripide in Ecuba:

E Zeus generò
(affinché le Moire lo conoscessero)
il dio dalle corna di toro, e lo incoronò con corone di serpenti...

E nelle
Baccanti:

Lui è dolce, quando cade a terra tra le schiere che corrono tumultanti.
Si lancia a eccitare con la corsa e con le danze vaganti, incalzandole con grida di gioia...

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Pubblicato il 12/12/2004 alle 2.28 nella rubrica mŷthoplásteo.

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