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Linciaggio di streghe ad Edimburgo (da una stampa del 1678)Si sente un gran parlare in questi giorni (a proposito, a sproposito, non saprei) di "linciaggio morale".
Ognuno tira l'acqua al suo mulino e, fra tanti "linciati", non sono riuscita ad identificare bene il profilo del protagonista di questa odiosa "pratica" che pare così frequente per le strade della nostra beneamata Repubblica.
Parlo del linciatore, naturalmente.
Non avendo particolari doti investigative non mi metterò alla ricerca delle sue tracce bensì, con i modesti strumenti che ho a disposizione, lascerò libero corso alla mia curiosità per cercar di sapere da che parte di mondo sia mai giunta a noi questa parola così truce che, nella mente di molti cittadini timorosi (anche se ormai, temo, si tratti di un'esigua minoranza), evoca il peggio che si possa pensare.
E' ovvio che, sin qui, abbia parlato di "linciaggio" in senso figurato. Nella sua accezione concreta, come è ben noto, il linciaggio è un'esecuzione capitale violenta e immediata per impiccagione, percosse, pestaggio, lapidazione ed altri mezzi brutali, eseguita da privati cittadini contro individui ritenuti responsabili di gravi delitti. Il linciaggio non tiene conto delle normali procedure giuridiche, trattandosi di un giudizio sommario da parte di gente spesso esasperata e incontrollata.
L'origine della parola è alquanto discussa, pur essendo quasi certo che si tratti di una voce di origine anglosassone. Alcuni sostengono infatti che derivi dal verbo to lynch (punire) altri invece, e sono i più numerosi, collegano il vocabolo al nome di un certo Lynch, identificato con un borgomastro irlandese vissuto nel XV secolo, altri ancora infine lo fanno derivare dalla città di Linchburg, in Virginia, il cui fondatore nel 1792 avrebbe instaurato questo spicciativo sistema di giustizia barbara e primitiva.
Tra queste ipotesi le più attendibili sono forse quelle del borgomastro e del governatore.
Il primo,
James Lynch, borgomastro della città irlandese di Galway, ebbe il gravoso compito di condannare a morte il proprio figlio colpevole di furto e di assassinio. Siccome il boia si rifiutava di eseguire la sentenza, il giudice procedette all'esecuzione del figlio, impiccandolo con le proprie mani. Questo esempio si ripeté frequentemente nella storia delle conquiste in America dove si videro i fratelli, Bibbia alla mano, votare contro i fratelli e attribuirsi il diritto di gettare la prima palata di terra e di piantare la croce sulla tomba dell'impiccato.
L'altra storia, quella del giudice
Charles Lynch, racconta invece che per combattere la delinquenza dei numerosi assassini e degli schiavi fuggiaschi che avevano i loro rifugi nelle zone inaccessibili di Dismal-Swamp, il tutore della legge esercitò il potere con estrema energia, condannando senza alcuna pietà coloro che venivano colti in flagrante delitto. Li faceva impiccare alla svelta al primo tronco d'albero alto cinque metri da terra, alla presenza di tutti, affinché il macabro spettacolo servisse da lezione. Se però le infrazioni non erano gravissime, allora la condanna poteva essere limitata all'allontanamento del colpevole dalla carovana con cavallo e fucile. Per furto di viveri o munizioni c'era l'allontanamento senza cavallo e senza fucile. La qual cosa spesso corrispondeva alla morte di fame e di stenti nel deserto. Purtroppo, in nome di questa legge, detta appunto la legge di Lynch, furono commessi abusi e violenze di ogni specie, in particolare contro uomini di colore. Ma questa non credo sia una novità.
Bene. Ora sono più tranquilla, ho scoperto che dal suolo "anglosassone" non sono partiti soltanto bastimenti carichi di democrazia, ma anche qualcos'altro di ben più riprovevole.
Parlo di un vocabolo, naturalmente, non vorrei essere fraintesa, visto che per la pratica delle esecuzioni sommarie anche le nostre lande latine e mediterranee possono senza dubbio vantare una tradizione secolare.
Tradizione che, a quanto mi pare di ricordare, non si è mai del tutto perduta...
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Pubblicato il 11/12/2004 alle 16.32 nella rubrica archâios historía.

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