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...tra realtà ed immaginazione...Il percorso più fecondo della creatività umana non si riconosce nella "verità" (peraltro sempre difficile da identificare e quindi, dramma-ticamente, condannata ad essere sempre "presunta"), ma nell'illusione.
In un mondo ormai necessariamente impostato sui termini della "ragione", tenuto prigioniero da quell'arido vero, cioè da quello che
Giacomo Leopardi chiama sapere di morte, la poesia, attraverso il frequente ricorso all'immaginazione, può concederci l'accesso ad un'altra saggezza: salire fino alle vette della conoscenza perduta, raffigurare, seppure non in maniera totalizzante i "forti errori" e le "illusioni" che ci richiamano continuamente alla vita.
In poche parole offrirci una via di speranza, non rigida, non univoca, non generale. Una strada che ognuno potrà percorrere a suo piacimento, liberandosi dai lacci del contingente. Una strada corta per chi non avrà tempo e coraggio; lunga per chi avrà voglia e forza di sognare.
Comunque sempre e solo una strada "altra" rispetto alla via corrente della razionalità. Non antagonista e neppure complementare, forse parallela.

Pare un assurdo, e pure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v'è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni...
Giacomo Leopardi, Zibaldone, p. 99
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Novità in
Biblioteca: Leopardi fra filosofia e poesia - Estetica contro la comunicazione
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Segnalo:
Numeri dal blog Mestiere di Scrivere;
Contro la violenza? leggo uno, due, mille libri dal blog Le botteghe color cannella;
Insonnia dal blog Contaminazioni
Pubblicato il 27/10/2004 alle 2.30 nella rubrica leopardiana.

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