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Il blog di Clelia Mazzini


mŷthoplásteo


23 febbraio 2005


Ulisse porge il vino al ciclope PolifemoMancano nell'Odissea i temi "importanti" dell'Iliade dove, sullo sfondo della "fiaba", s'intrecciano e si urtano destini, rapporti di uomini e dèi, passioni erotiche e sentimenti profondi. Chi giunge all'Odissea da quella lettura non li trova più, o li trova comunque molti attutiti.
Il mondo a cui approda è più vasto e forse meno "vivace", intimo ma non "teatrale". Signori nei loro palazzi e pastori coi loro greggi, porti e
rotte di mare, sentieri e vie di città, l'intero Mediterraneo solcato dalla prima espansione dei Greci, con le sue isole e i suoi pirati, i commerci e le sorprese, e molti giovani, meno dèi, forse più canaglie, e al centro una coppia sposata che cerca di ricongiungersi dopo una lunga e drammatica lontananza.
Le virtù non sono quelle eccelse dell'Iliade, fuse in un destino superiore, ma quelle dell'uomo dalla mente accorta (polymetis), dai riflessi pronti, scaltro e incline all'inganno, abituato ad ogni situazione, coriaceo ed infaticabilmente pronto a porre in essere ogni stratagemma pur di raggiungere lo scopo del suo viaggio.
Nelle vicende di
Odisseo/Ulisse, Omero (o chi per lui) fonde mirabilmente elementi e stereotipi che si trovavano già nella favolistica tradizionale, intrecciandoli in un continuo (che è il primo segno del suo genio); sebbene la serie stessa di numerose avventure sia anch'essa un motivo peculiare di questo tipo di narrazioni fantastiche. Ossia le favole della prolungata (e spesso coercitiva) dimora preso una fata; della discesa agli inferi; del viaggio di ritorno nel sonno, straordinariamente veloce dopo un peregrinare tanto lungo; della ricomparsa dell'assente in vesti dimesse (o sotto mentite spoglie) e del suo riconoscimento mediante un atto di forza e valore eccezionale.
La favola fondamentale di questo stereotipo del viaggio e del ritorno, è apparentemente semplice ma si complica anche per la presenza di chi è rimasto a casa, in questo caso Penelope, che ha pure lei le sue "avventure" di attese e di astuzia.
Un antefatto, il suo abbandono per la partenza dell'eroe, è taciuto, ma esso viene rievocato nel suo momento opposto, quello del ritorno e del riconoscimento con un segno allora stabilito, proprio nel momento in cui la moglie è in procinto di scegliere (pur costretta) un nuovo sposo.
In mezzo fra i due estremi fissi, la serie agitata delle avventure, quasi una biografia per quadri, che affonda le sue radici nel passato più remoto: sia della nostra Storia che della nostra fantasia.
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Da consultare:
-
Uvo Hölscher - Odissea. Epos tra fiaba e romanzo
- Odissea (a cura di Maria Grazia Ciani) - Ed. Marsilio
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Vittorio Gassman (1922-2000)...Che ne ho fatto della mia infanzia, in quale curva ho sterzato per fare di me un bambino vecchio, incapace di assorbire i rumori del mondo, la fatica dei corpi e dei gesti che lo assiepano, terrorizzato in egual misura dal compito di vivere e dalla certezza del morire?
Eppure.
Paura della morte? Ripassa gli intercalari stupidi e saggi: la morte non la incontri mai, o ci sei tu o c'è lei. E di là, il niente; o più verosimilmente la vetta del monte infine rivelato, la sorpresa anelata, la spiegazione di una favola altrimenti vana, banale fino al disgusto.
Guardati allora vivere gli anni che ti restano (dopo tanti che hai predato, gonfi di piaceri e di furti).
Guarda il tuo fantoccio spendere i suoi giorni nel bene e nel male. Trascina con distacco la tua parte di fatica, delegala all'altro te, e raccogli attraverso lui i frammenti insignificanti ma splendidi della vita e della bellezza.
Certo è tardi; non pareggerai i tempi perduti. ma contieni almeno il tuo ritardo, rientra a ridosso del plotone che più avanti morde la strada e si dispone alla gran volata di vittoria. Laggiù, scorgi in quel manipolo i dorsi mulinanti dei tuoi figli; scova nelle reni, gregario, un briciolo di allungo, riportati su loro e regala una spinta che li catapulti sul traguardo.

Figli, figlie
per voi si affacciano
torrenti di parole.
E' così tardi per ricuperarvi!
Vi guardo solo, in silenzio.
Le parole rientrano
e da dentro mi segano il cuore.

Nessuno ti minaccia all'infuori dei tanti te che anelavano a un altro percorso e ti torturano, adesso, perché da un'eternità li conculchi e li disconosci.
Parla con loro, tratta un armistizio...


Vittorio Gassman - Memorie del sottoscala
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