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Il blog di Clelia Mazzini


archâios historía


20 febbraio 2005


Testa in bronzo raffigurante il re Sargon II (VII sec. a.C.)I Sumeri, come gli Assiro-Babilonesi, pensavano che il mondo fosse governato da leggi universali poste e applicate da dèi che, a differenza di quelli di altre civiltà, non erano affatto capricciosi, ma profondamente razionali.
Gli dèi dei Sumeri conoscevano infatti non solo il passato e il presente, ma anche l'avvenire, e a loro insindacabile giudizio potevano rivelarlo agli uomini. Se e quando volevano. Da qui il fiorire di trattati che oggi chiameremmo "libri dei sogni", ma che allora erano concepiti come veri e propri manuali operativi.
In
Mesopotamia comincia non solo la Storia in genere, ma anche la nostra storia perché è da lì che si irradiano concezioni, conoscenze e costumanze che giungono fino a noi, veicolate attraverso due grandi direttrici parallele: quella semitica (in special modo punica ed ebraica) e quella greca.
Essa insomma "è al nostro servizio per fornirci, se vogliamo consultarle, le più antiche carte di famiglia per recuperare il nostro passato, riscoprire la nostra genesi e condurci alla fonte prima di questo lungo fiume che ci porta sempre con sé" (Jean Bottéro,
Dai Sumeri ai Babilonesi. I popoli della Mesopotamia)
In questo senso la civiltà mesopotamica ha un interesse ancora più diretto dell'altra che l'affianca nel tempo, quella egiziana: perché l'
Egitto ci presenta un mondo tanto affascinante quanto in sé conchiuso, che vive ben protetto dal deserto nella sua "civiltà d'oasi". Non così la Mesopotamia, da cui periodicamente ci vengono rivelazioni sulle più antiche forme di cultura, di arte, di pensiero che credevamo nostre.
Valga per questo un esempio concreto ed illuminante: sono state scoperte le favole dei Sumeri, che fra l'altro fanno parlare a fine moralistico gli animali. Un precedente davvero inatteso di
Esopo, Fedro, La Fontaine e Trilussa e che lega (idealmente, vista la distanza di spazio e di tempo) questo mondo ad un altro parimenti affascinante, di cui ho parlato >>>qui.
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Da consultare (bibliografia assolutamente sommaria):
AA.VV. L'alba della civiltà (a cura di Sabatino Moscati) - 3 voll. UTET
Sabatino Moscati - Antichi imperi d'Oriente - Newton & Compton
Barthel Hrouda - La Mesopotamia - Il Mulino
Samuel N. Kramer/Jean Bottéro - Uomini e dèi della Mesopotamia - Einaudi
Mario Liverani - Antico Oriente - Storia, società, economia - Laterza

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Sibilla Aleramo (1876-1960)...Or dunque: la donna nasce con tesori profondi di sentimento, d'intelletto, di volontà, che al contatto fisico con l'uomo possono, o venire sommersi e negati, o svilupparsi e fiorire gloriosamente, o anche non provocare reazione alcuna, non ingrandire né impicciolire.
Credo che la donna più "vera" sia quella che nell'amore più prende: che dal sangue che il maschio le dona, copia maggiore estrae di entità spirituale, non solo per i figli ma per se stessa, per la colorazione e la vibrazione dei propri pensieri... Quella che accoglie con ardore il principio virile e lo elabora, e gli dà trasparenza tutta femminea...
Qualcosa di regale m'appare in questo destino di bella anfora cosciente:
Amo, dunque sono
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Sibilla Aleramo - Amo, dunque sono
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9 febbraio 2005


Santo Mazzarino (1916-1987)Santo Mazzarino è stato uno dei maggiori storici (e fra i più geniali) che l'Italia abbia mai avuto. Di lui amo particolarmente La fine del mondo antico, dato alle stampe nel 1959; un libro assolutamente "rivoluzionario" in cui viene delineata la storia delle idee di "decadenza" e di "morte di Roma" da Polibio ai nostri giorni, e viene al contempo fornita anche un'interpretazione "moderna" della rovina del mondo antico.
La storia diventa, grazie a Mazzarino, oltre che "cronaca di fatti", soprattutto "vicenda" di idee, di sentimenti, di civiltà, in cui il fattore religioso e il fattore culturale hanno una parte mai inferiore, e qualche volta addirittura superiore, al fattore politico: così da giustificare, per esempio, la definizione che lui dà dell'
epoca dei Severi, come epoca di Ippolito e di Callisto.
Ma l'interesse di questo storico è andato ben oltre la storia romana imperiale rivolgendosi ben presto anche alla storia greca, alla storia romana arcaica e a quella dell'antico Mediterraneo, come nei volumi
Fra Oriente e Occidente e Dalla monarchia allo stato repubblicano, cogliendo sempre, al di là della successione degli avvenimenti, le problematiche connesse con lo sviluppo, spesso complicatissimo, della civiltà umana. La genialità stimolante del pensiero del Mazzarino appare come un invito continuo a non rifugiarsi sempre e solo nella certezza dei "fatti" ma a lasciarsi andare, qualche volta e senza timore, anche al fascino dell'interpretazione, su di un terreno pericoloso e scosceso che, grazie alla sua guida, appare però sempre dotato di un fascino "sicuro".

Altre sue opere fondamentali:
Introduzione alle guerre puniche; L'impero romano vol. I e II; Aspetti sociali del quarto secolo. Ricerche di storia tardo-romana.
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Gina Lagorio...Ritrovarsi in casa, dopo l'ultima passeggiata nel freddo della prima notte deserta e i passi risonanti sull'acciottolato, con la luce scialba dei lampioni a dare coraggio alle loro anime che affioravano spaurite, ciascuna da una lunga strada dove avevano proceduto per tanto tempo senza incontrarsi, non gli sembrava un ritorno simile a nessuno di quelli che lo avevano preceduto; rientrava nella sua casa con una sensazione d'irrealtà, come se lo seguisse il brusìo di una conchiglia carica di risonanze. Non poteva ripensare alle ore appena trascorse perché non era la sua memoria a ricordare, ma una memoria che ne specchiava un'altra. Non sapeva fermare le immagini o le parole del loro stare insieme, suo e di Elena, perché in realtà non accadeva loro che una cosa: lui era attento al proprio suono interiore, Elena al suo. La conchiglia del tempo passato: le risonanze della sua vita qualche volta si confondevano con quelle di lei, l'eco diventava più lunga, per pochi istanti si guardavano stupiti, il sentimento di ascoltare l'uno accanto all'altra il ritmo sopito della loro vita li sgomentava, nascevano fra loro improvvisi silenzi. Elena si accendeva nervosa una sigaretta dopo l'altra, Dino riemergeva smarrito da quel mare che riscopriva tenendo fermo l'orecchio sulla conchiglia che Elena era venuta, consapevole o no, a portargli.
Quello che c'era attorno a loro, gli alberi, le case, le
nebbioline
sul fiume, le verdure fradicie buttate sotto il bastione, il disegno dei paesi sulle creste, non lo vedevano veramente: l'avevano davanti agli occhi, ma lo guardavano come attraverso un vapore di cose morte: anche per loro gli anni erano bruciati, come quei rifiuti vegetali da cui si alza ogni sera un fumo chiaro che odora di dolciastro, e in quella nebbia soavemente corrotta respiravano come in un sogno...

Gina Lagorio - Fuori scena
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