.
Annunci online

aletheia
Il blog di Clelia Mazzini


Diario


31 gennaio 2005


Lawrence Alma-Tadema - Saffo ed Alceo (part.)Lo Zibaldone di pensieri, il laboratorio del "vero filosofo", cioè di colui che spiega "chiaramente e distintamente l'arte vera ed utile", l'arte della salda e fredda osservazione dell'effettivo.
Ma il mondo non sopporta di essere svelato "effettivamente". Già la pura volontà di osservare senza finzioni implica uno stacco dal mondo e dalle regole che ne permettono la sopravvivenza. Nel suo stesso attenersi alla "cognizione della natura umana", il "vero filosofo" è incompatibile con il mondo, poiché una "vita civile" tanto può esistere quanto non si chiamino le cose con il loro nome, bensì si tratti e si scriva "col vocabolario della morale... l'arte della scelleraggine". Tener fermo l'effettivo è dunque, per
Leopardi, il colmo dell'ineffettualità.
________________________________________________________________

George Grosz - I ladri (part.)Parlare senza dire mai nulla, ma saperlo dir bene, è un'arte che possiedono in pochi. Solo qualche politicante e qualche imbonitore di piazza sembra nascere dotato di questa particolare virtù. Ma quando le due categorie trovano ricetto in un unico individuo siamo di fronte ad un caso sublime, un caso che senz'altro sarà studiato nei secoli a venire nei trattati di sociologia e psicologia. In particolare in quelli che tratteranno di "ipnosi collettiva".
________________________________________________________________

Maria Luisa SpazianiFollia non è sapere che di tutti / quei trentamila giorni che viviamo ne resteranno / forse dieci o venti ben vivi alla memoria. / Ma è pensare che per qualche disordine o disguido o inframmettenza di diavoli scaltri, / quei dieci o venti giorni a cui si affida / la nostra vera storia / non son quelli, ma altri...

Maria Luisa Spaziani - Transito con catene
________________________________________________________________
Da consultare:
->
Emanuele Severino - Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica: Giacomo Leopardi
->Elias Canetti - Massa e potere
________________________________________________________________
Da visitare e leggere:
I blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Cavalleria



permalink | inviato da il 31/1/2005 alle 2:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa


30 gennaio 2005


Verso Vancouver Island...Quando seppi che in quel periodo vivevi a Victoria ti telefonai, poi ti venni a trovare.
Mi dicesti che lì si viveva comunque. E anche bene, per quanto vidi.
La tua passione era svanita, la ferita che M. ti aveva lasciato si stava rimarginando.
Lunghe partite a tennis accompagnarono i nostri silenzi. Tu avevi poco da raccontare, io nulla da chiedere. Furono tre settimane perfette.
Passeggiando in centro mi sembrò impossibile essere in
Canada e sentirmi in Inghilterra: i pub, i negozi, le sale da tè, persino le cabine del telefono sembravano prese di peso dal Regno lontano. Solo il quartiere cinese o l'area moderna mi fece tornare a calpestare il suolo che mi aveva visto scendere entusiasta dal Roma-Toronto-Vancouver della Canadian Airlines.
Qualche giorno dopo, sul greto del
Cowichan, raccolsi una pietra; ci scrissi sopra la data e il tuo nome.
La conservo ancora, come una reliquia.
Di te più nulla da allora, purtroppo.
Tua madre, dopo qualche mese, mi disse che eri "partito", per dove non lo sapeva di preciso nemmeno lei.
"Sai bene com'è...".
So bene com'eri e come sei.
E so anche che, se vorrai, un giorno sarai tu a trovarmi, nel luogo che ho scelto per scappare a mia volta. Suonerai al cancello, percorrerai lentamente il viale ed entrando in casa mi darai un buffetto sulla guancia.
Sarà come se ci fossimo lasciati la sera prima, a Victoria.

Penso che dove sto adesso ti piacerebbe, certo non è come al
Johnstone Strait, non ci sono le orche che saltano davanti casa.
Ma me la passo bene ugualmente.
Spero anche tu.
________________________________________________________________

La galassia di AndromedaLa scienza, così almeno ci insegnano gli antichi Greci, nasce dalla dote naturale di provare meraviglia. Ma di cosa dobbiamo stupirci? Di
Mercurio, "stella errante", imbarazzo degli astronomi fin dall'antichità? Di una funzione matematica "che si comporta male", perché in ogni punto è continua, senza essere derivabile? Di un numero come lo zero, che invece di riferirsi (come ogni numero che si rispetti) a una quantità, si riferisce invece alla assenza di quantità? Del sofisma di Zenone secondo cui il veloce Achille non poté mai raggiungere la lenta tartaruga? O dell'enigma einsteiniano dei gemelli che invecchiano differentemente a seconda della situazione dinamica di cui vengono a far parte?
Diceva già nell'Ottocento il logico
Augustus de Morgan che ogni anomalia, ogni paradosso, ogni violazione delle nostre aspettative o delle nostre intuizioni contribuisce a portare alla luce un nodo di questioni che esistono al di là delle intenzioni di coloro che tentano le prime, audaci spiegazioni. E la matematica era appunto l'arte di maneggiare i paradossi, così aggiungeva, nonché di arricchire l'arredo del mondo con una serie di enti di ragione che permettevano di individuare vie nuove per affrontare vecchi problemi, salvo suscitare inattese e sconcertanti domande.
Dunque la
matematica, non diversamente da come ha proclamato Immanuel Kant, costituisce il nucleo di ogni autentica comprensione del reale, anzi, aggiungo io, si rivela l'efficacissimo "carburante" che alimenta il motore della crescita scientifica.
________________________________________________________________

Richard Ford...Ma quelle cose non avevano importanza. Guardando, oltre il parabrezza, il deserto piatto e grigio della sera, Howard comprese che in realtà ben poco di ciò che lui sapeva aveva importanza; e che, comunque avesse potuto sentirsi in quel momento - se le circostanze avessero potuto essere migliori - non avrebbe più potuto sentirsi d'ora in poi. Forse mai più. E qualunque cosa avesse anche potuto piacergli, accostando all'esperienza il suo io più pieno e migliore, ormai gli era stata tolta. Sicché tutta la vita che aveva intorno, veloce come questa macchina che scendeva a gran velocità il versante di una montagna verso il buio, sembrava scomparire. Essere cancellata. E lui era molto dispiaciuto. E aveva paura, molta paura, anche se questa sensazione non lo prese nel modo preciso e inaspettato in cui aveva sempre pensato che avrebbe fatto...

Richard Ford - Infiniti peccati
________________________________________________________________<




permalink | inviato da il 30/1/2005 alle 2:21 | Versione per la stampa


29 gennaio 2005


Simon Stevin (1548-1620)In un'esperienza fatta con Janus Grotius (padre del più celebre Hugo) nel 1585, Simon Stevin cercava di determinare se i corpi pesanti cadano più velocemente di quelli leggeri (così, almeno, aveva insegnato Aristotele) o se avvenisse nel medesimo tempo, secondo le ipotesi di Taisnier e Cardano. L'esperienza, che fu l'unico contributo di Stevin alla dinamica, dimostrò che le due teorie erano entrambe false. Egli non aggiunse altro, né cercò di rimediare al cattivo risultato. Era giunto fra quegli argomenti studiando l'arte ponderaria e l'azione delle macchine semplici; continuò a considerare la statica una pura teoria e a sentire lontana la dinamica matematica. Tutto il suo agire (e il suo pubblicare) va ricondotto a uno degli argomenti più interessanti delle macchine: il piano inclinato. Egli non seppe risolverne il problema, ma ne capì senz'altro il nocciolo teorico. Valutò anche l'utilità delle macchine in relazione a quella che era diventata per lui una netta convinzione: l'impossibilità del moto perpetuo.
Le "macchine" facevano parte già da tempo del bagaglio di conoscenze umane acquisite con l'esperienza, ma forse è proprio nel tardo Rinascimento che ebbe inizio quel rapporto di fiducia dell'uomo verso di esse che finirà per non spegnersi più e che, ben presto, arriverà addirittura ribaltare i ruoli.
Trasformando l'uomo, da "creatore" che era, in una possibile (e addirittura probabile) "creatura" della tecnologia.
________________________________________________________________

Giuseppe Verdi (1813-1901)Lungi da me l'idea di scrivere qualcosa che possa turbare il sonno dei melomani amanti di
Verdi, fra i quali mi annovero io stessa (e dato che non ho mai sofferto d'insonnia in vita mia non vorrei cominciare proprio adesso...), ma si dice (e parecchi musicologi sono pronti a giurarlo) che la supplica delle sacerdotesse alla Gran Madre Iside (uno dei momenti magici creati da Verdi nell'Aida) sia nata dal richiamo di un venditore di pere cotte di Parma. Doveva essere, già all'origine, una sorta di melodia accattivante, una melopea ben borbottata, capace di attirare i clienti.
Forse fra di essi ce n'è stato uno che, invece della "merce" venduta, era più interessato al "richiamo"; oppure che ha deciso, con quello stratagemma, di "immortalare" per sempre la bontà del "prodotto" (non sarebbe la prima volta che un "messaggio occulto" è stato inserito in un'opera d'arte).
Di sicuro non potremo mai saperlo, ma anche solo ad immaginarlo non credo che comunque faremo del male a qualcuno. Almeno spero...
________________________________________________________________

Josephine Hart...Come vi dirà ogni architetto, la tragedia migliora il progetto. Non sembrano esserci molte prove, tuttavia, che l'effetto positivo della catastrofe, consistente nel migliorare la sicurezza della costruzione, o meglio della ricostruzione, sia presente nella psiche umana.
Noi non possiamo permetterci il lusso, se così posso esprimermi, di tornare al tavolo da disegno. E il supremo architetto - lo dico senza alcuna irriverenza - sembra poco propenso a buttare via tutto e ricominciare da zero. Il che ci porta ad una serie di domande - strane domande, forse - da parte mia.
Fino al 1850 quello che avremmo chiamato inconscio aveva solo un nome: inferno, il territorio del diavolo. Compiere scorrerie in quella regione significava, pertanto, andare in cerca della dannazione. oggi noi sappiamo che la memoria ha la sua sede nel sistema limbico, una delle parti del cervello più antiche e profonde, dove si generano anche i nostri impulsi e le nostre emozioni primitive. Le mie domande postfreudiane, dunque, sono: fino a che profondità dovremmo spingerci nell'esame di noi stessi e del nostro passato? Ne comprendiamo i pericoli? Ci rendiamo conto che è possibile affogare nel
moi profond
? Anzi, che è possibile cadere e sparire nel proprio passato?...

Josephine Hart - Ricostruzioni

________________________________________________________________
Da consultare: -> Umberto Galimberti - Psiche e techne
-> Massimo Bucciantini - Galileo e Keplero. Filosofia, cosmologia e teologia
nell'Età della Controriforma

-> Marcello Conati - Giuseppe Verdi. Guida alla vita e alle opere
________________________________________________________________
Da visitare e leggere:
I blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Il matematico francese<




permalink | inviato da il 29/1/2005 alle 3:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa


28 gennaio 2005


...dubbi matematici...La sua storia sembra sepolta nella mente dell'uomo più che nei giorni del passato. Si è sempre creduta una storia coincidente con la perfezione, una sorta di lungo abbraccio con la verità, poi ci si è accorti che anche per essa valevano le parole di Senofane, "poichè di tutto vi è solo un sapere apparente".
Sto parlando della matematica.
Il linguaggio comune la considera "scienza esatta", sovente parla di una deduzione dotata di "certezza matematica". Ma forse non è così. La sua, allo stesso modo di infinite altre, è infatti una storia piena di errori, angosce, ripensamenti, vittorie, crolli.
Dai primi tentativi umani ai sofisticati ragionamenti di oggi, la storia matematica altro non è che un lungo racconto di risposte, di profezie e di delusioni. Sembra avverato quanto
David Hilbert pronunciava al Secondo Congresso Internazionale dei Matematici, svoltosi a Parigi nel 1900: "Si è portati a domandarsi se la matematica non finirà, come è successo da molto tempo ad altre scienze, per dividersi in parti separate i cui rappresentanti si comprenderanno a malapena tra loro". E sembra essersi realizzato anche quanto intuirono i Pitagorici, e cioè che il numero potesse governare l'essenza delle cose e che la matematica è la verità sul disegno della natura. Recita un frammento di Filolao, celebre pitagorico del V secolo a.C.: "...nessuna delle cose sarebbe chiara ad alcuno, né per se stessa, né in rapporto alle altre, se non ci fosse il numero...".
Ma, a questa creduta realizzazione, sembra accompagnarsi anche un possibile crollo delle certezze matematiche che già i seguaci della
scuola di Elea diffusero per primi. I paradossi attanagliano le deduzioni dei logici della nostra epoca, alcuni teoremi sono ancora un enigma e sembrano inchiodare alcuni fondamenti di questo antico sapere.
Meglio di tante altre, le parole di
Bertrand Russell consegnate in Ritratti a memoria del 1958 (pubblicato in Italia con il titolo Una filosofia per il nostro tempo), spiegano quel che è successo: "Volevo la certezza nello stesso modo in cui gli uomini vogliono la fede religiosa, e pensavo che avrei avuto più probabilità di trovarla in matematica che altrove. Ma scoprii che molte dimostrazioni matematiche che i miei maestri ritenevano dovessi accettare erano piene di errori e che, se era possibile scoprire la certezza in matematica, ciò sarebbe accaduto in una sua nuova area basata su fondamenti più solidi di quelli considerati sicuri in passato...".
Poche righe sotto, una confessione: "Dopo circa vent'anni di durissimo lavoro giunsi alla conclusione che non c'era nient'altro che potessi fare per rendere la conoscenza matematica esente da ogni dubbio".
Ecco il principio scettico che torna ad informare ogni "creduta" verità.
Infatti una verità è una verità solo al di là di qualsiasi possibile dubbio.
[E questo, naturalmente, non vale solo per la matematica che anzi, a differenza di molte altre "dottrine", gode almeno di molti princìpi assiomatici].
________________________________________________________________

Murakami Haruki...mi è capitato molte volte di vedere persone "troppo sensibili" ferire gli altri senza alcuna necessità. E ho visto anche persone "sincere e aperte" usare la logica per imporre i propri interessi, senza neanche esserne consapevoli. Ho visto infine persone "brave a leggere nel cuore degli uomini" lasciarsi ingannare senza sforzo da adulatori visibilmente insinceri. A questo punto mi sembra naturale chiedersi cosa ognuno di noi alla fin fine conosca di se stesso...

Haruki Murakami - La ragazza dello Sputnik

________________________________________________________________
Da visitare e leggereI blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Storia della matematica di Carl B. Boyer



permalink | inviato da il 28/1/2005 alle 3:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa


27 gennaio 2005


Giacomo Leopardi (1798-1837)Nella carriera poetica il mio spirito ha percorso  lo stesso stadio che lo spirito umano in generale... il mio stato era allora in tutto e per tutto come quello degli antichi... La mutazione totale in me, e il passaggio dallo stato antico al moderno, seguì si può dire dentro un anno, cioè nel 1819 dove privato dell'uso della vista, e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso, cominciai ad abbandonare la speranza, a riflettere profondamente sopra le cose... a divenir filosofo di professione.

Giacomo Leopardi - Zibaldone, 143-144

In realtà
Leopardi non smetterà mai di essere poeta anche se è vero che, da quel momento in poi, si trasformerà anche in un filosofo (che attende ancora un reale riconoscimento per il valore della sua opera). Ma, nel farlo, non lascerà un non meglio identificato "giardino dell'innocenza" per immergersi nel "bosco della riflessione"; questo perché, come poeta, egli si darà il compito di stigmatizzare quanto in realtà quell'innocenza non esista affatto.
Con l'andar del tempo infatti 
Leopardi si convincerà sempre più che la poesia non ha nulla da invidiare alla filosofia e che, nei versi, è presente un conoscere forte e denso quanto quello perseguito dai filosofi.
E' così che diventerà un filosofo sui generis (come più tardi capiterà a
Gramsci, che pure seguirà "altre strade", quelle della politica, non meno tortuose), e sarà attraverso la poesia che egli si calerà in un mondo che ha smarrito l'innocenza dei "poeti" (o che, forse, i poeti e il mondo quell'innocenza non hanno mai avuto, come lascerebbe intendere, soprattutto nella parte finale della propria vita e del proprio pensiero, Pier Paolo Pasolini).
________________________________________________________________

Lalla Romano (1906-2001)...Sono uscita nella strada davanti all'albergo, e ho sentito l'aria. L'aria mi può bastare. E' la mia aria.
In nessun altra valle vicina o lontana c'è quell'aria. Io la riconosco dall'odore leggero che sa di latte, di strame, di erbe amare. Ma non è un odore, se non dopo.
Non è mai esaurito il mio bisogno di quell'aria. Io la penso di lontano, e mi nutre. Mi tormenta, anche: per qualcosa di irraggiungibile, ma anche di fatale. Essa è per me il passato: tutto quello che è avvenuto. Per me è anche "loro". In loro sono compresa io. La conoscenza di loro e di me, come non era veramente distinta allora, tanto meno lo è adesso...


Lalla Romano - La penombra che abbiamo attraversato

________________________________________________________________
Da visitare e leggere
I blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Alternative alla vita. Esistenza e filosofia di Marco Fortunato



permalink | inviato da il 27/1/2005 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


26 gennaio 2005


Ricordo di aver visitato ad Orune un luogo di culto antichissimo denominato (in epoca più moderna) Su Tempiesu (credo, se non ricordo male, che voglia dire "il tempietto"). Chi mi accompagnava mi disse che quello era senz'altro uno dei pozzi sacri meglio conservati dell'isola.
Pensai che, essendo la Sardegna una terra dalle precipitazioni molto irregolari, la gente che vi ha abitato doveva aver sempre posto il "culto dell'acqua" ai primi posti dei propri voti agli dèi. Rammento infatti di aver più volte visto, durante le successive visite sull'isola, diversi templi ipogeici a forma di pozzo sacro nei quali, secondo le convinzioni delle popolazioni nuragiche, doveva senz'altro trovare alloggio una divinità ctonia.
Lo stesso modello è andato ripetendosi nei templi a pozzo sardi: una scaletta che scende sottoterra sfocia in una sala dalla copertura a tholos (simile al modello miceneo) ma nel caso di Su Tempiesu, nella pietra terminale della cupola, furono rinvenute venti spade di bronzo; una suggestiva (quanto incomprensibile per noi) offerta alla divinità che elargiva l'acqua a questo popolo guerriero.

[...E come non ricordare poi l'emozione provata durante la visita al tempio ipogeico di San Salvatore a Cabras; con quelle pitture parietali romane e con le iscrizioni latino-puniche. Un vero incanto...]
________________________________________________________________

Enrico Palandri...Guardavo le bocche masticare pane e parole intorno al tavolo, mi sembrava fossimo già stati tutti in qualche fotografia di gruppo e che ormai, inghiottiti in mondi diversi, ognuno col suo modo di guardare il passato, risalissimo a fatica verso questo momento, nuotando controcorrente, sforzandoci di apparire presenti con risate, battute, cenni del capo. Bastava smettere di nuotare per un attimo, come avevo fatto io, e la conversazione passava avanti, ci si ritrovava in un altro luogo, in un altro tempo, come mi era capitato di continuo in treno durante questo viaggio e di nuovo adesso, a tavola tra vecchi amici...

Enrico Palandri - Le vie del ritorno
________________________________________________________________
Da visitare e leggereI blog e gli articoli segnalati oggi
L'ultima recensione in Biblioteca: Logós perì tes Sardous a cura di Raimondo Zucca




permalink | inviato da il 26/1/2005 alle 3:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


25 gennaio 2005


Tramonto a SelinunteE un demone avverso / dalla Sicania qui mi ha deviato contro la mia volontà: ancora vestito dei panni del misterioso straniero in cerca di ospitalità, Odisseo, subito dopo il massacro dei Proci, incontra il vecchio padre Laerte e gli narra le sue peripezie. Questi due versi del XXIV canto dell'Odissea sono il primo documento scritto che ci sia pervenuto, in cui la Sicilia è citata con il nome primitivo di Sikanies (poco dopo Omero usa l'aggettivo Sikelè, per indicare l'ancella siciliana del vecchio re di Itaca). Se la leggenda dice che i primi abitanti di questa terra furono Ciclopi e Lestrigoni, Erodoto, il più antico dei grandi storici greci, riporta una tradizione appresa direttamente dai Cretesi, secondo la quale Minosse, partito da Cnosso alla ricerca di Dedalo, sarebbe approdato in "Sikanie, quella che oggi è chiamata Sikelia". Dopo di lui, che vi morì, numerosi altri cretesi si sarebbero trasferiti in Sicilia e che non si tratti solo di mito o leggenda è confermato oggi anche dall'archeologia, che ha potuto verificare i fitti rapporti culturali e commerciali che nell'antichità legarono queste due grandi isole del Mediterraneo.
Dopo i Cretesi, vennero i
Sicani (di qui Sikanie), poi gli Elimi, forse esuli da Troia, i Siculi, provenienti dall'Italia meridionale, i Fenici (che da accorti mercanti quali erano, si accontentarono di poche città portuali, ma situate in posizioni strategiche per i commerci), ed infine giunsero quei coloni greci
, dalle provenienze più disparate, che diedero l'impronta più vigorosa alla civiltà siceliota.
Frutto di tante stratificazioni, questa cultura presenta dei caratteri assolutamente peculiari, che in parte la differenziano anche da quella della contigua
Magna Grecia.
Un errore che non va commesso è infatti considerare la Sicilia come parte integrante della Megale Hellàs. Non è così. Gli antichi Greci, infatti, chiamavano in questo modo solo la parte continentale dell'Italia come ci testimonia
Strabone il quale scrive: I Greci a cominciare dal tempo della guerra di Troia occuparono molta parte del continente (e vi crebbero a tal punto che la chiamarono Magna Grecia) e la Sicilia (VI, 1, 2).
________________________________________________________________

Anne Tyler...Seduta dritta sulla poltrona della mamma, mi guardai intorno. In quel salotto c'era di tutto. Statuette scheggiate, un barometro, un orologio da tavolo Baby Ben che funzionava e una pendola rotta, una fila intera di Kahiil Gibran, una torre pericolante di riviste di maglieria, penne di pavone infilate dietro lo specchio. Bicchieri pieni a metà di acqua torbida, uno Scarabeo, un vaporizzatore, una spazzola zeppa di capelli castano chiaro, un telaio da ricamo, un tascabile di astrologia, uno scialle macchiato d'uovo, centrini su centrini, cataloghi di Sears, vecchi album di foto dalla copertina imbottita, un cigno di vetro pieno di bilie colorate coperte dalla polvere, piante che straripavano dai vasi e invadevano il davanzale. Sul tavolino accanto a me, una boccetta di lozione Jergens e una lente d'ingrandimento e un paio di forbici per ritagliare articoli di giornale. (Adorava ritagliare articoli di giornale! Li infilava in tutte le sue buste e per anni continuai a spiegarli a uno a uno cercando di capire quale importanza potessero avere per me. Senza mai riuscirci. Cuccioli recuperati dalle fogne, coniglietti rimasti orfani allevati da gatte, bambini caduti in piscina il primo giorno d'estate a Baltimora. Niente che avesse un significato. Imparai a buttarli via senza nemmeno guardarli, come se servissero semplicemente da imballaggio per le sue letterine striminzite.) Sotto tutte quelle cianfrusaglie, se riuscivi a distinguerli, c'erano i mobili con le gambe così sottili e stortignaccole che ti chiedevi come facessero a reggersi in piedi. Mi veniva l'ansia soltanto a vederli. Mi portai le dita alla fronte, sentendo arrivare uno dei miei mal di testa...


Anne Tyler - L'amore paziente
________________________________________________________________
Da visitare e leggere:
L'ultimo articolo in Biblioteca
                                                  I blog e gli articoli segnalati oggi



permalink | inviato da il 25/1/2005 alle 4:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa


24 gennaio 2005


Montale, Ungaretti e Quasimodo in una rara foto che li ritrae assieme (Roma, 1968)Il destino della poesia è spesso quello di germogliare su un gioco inesauribile di maniere, o di "battute in levare" senza perdere nulla del suo dolente segreto, della sua "cultura", o del disilluso incanto che la sottende: come se il poeta non osasse dire le cose fino in fondo, accontentandosi appena di sfiorarle, per illudersi, con un breve accenno, di farle sue. La parola, viva e immune, ritorna qui a nominare le cose, ne svela la celeste misura, tra la siepe e l'Infinito, tra il limite dell'umano e l'apparente immensità del cielo. E la poesia a tanto ha rinunciato che può proporsi intatta, alla lettera, con trasparente candore, fuori della rapina del commercio umano o dalla caducità delle apparenze.
Le vie, le finestre delle vecchie case di città non sono uno scenario inerte e sfocato: la
parola ne rifrange il (consapevole) silenzio, la vita sconosciuta, il ritmo di un'armonia sottratta al tempo.
Baudelaire, negli Scritti sull'arte, chiama la spoliazione del disegno "suprema immaginazione": un foglio come spazio del mistero, e un minimo di mezzi per un massimo di intimità creatrice. Nel colore assente e nella luce più ricca, l'artista continuerà a riscrivere le sembianze delle cose, le figure della vita, le notti e le malinconie.
Ogni giorno lo scriba, umile e orgoglioso, arriverà in una via ignota per fare il mondo.

Scrivendo questo ho pensato anche (e soprattutto) a 
lui.
______________________________________________________________________________________

Jens Christian GrøndhalQuando ero più giovane credevo che le mie conoscenze sarebbero aumentate con gli anni, credevo che fossero in continua espansione come l'universo. Un'area sempre più ampia di certezze che in maniera corrispondente andasse a rimuovere e diminuire la quantità di incertezza. Ero davvero molto ottimista. Con il trascorrere del tempo devo ammettere che ne so più o meno quanto ne sapevo allora, forse persino un po' meno, e niente affatto con la stessa sicurezza. Le mie cosiddette esperienze non sono assolutamente come le conoscenze. Sono piuttosto - come chiamarle? - una sorta di cassa di risonanza in cui le poche cose che so riecheggiano cupe e inadeguate. Un vuoto crescente intorno alle mie piccole conoscenze, che tintinnano stupidamente come un seme secco dentro un guscio di noce. Le mie esperienze sono esperienze con l'ignoranza, con la sua abissalità, e non scoprirò mai quante cose ancora non so, e quante sono soltanto cose che ho creduto...

Jens Christian Grøndahl - Silenzio in ottobre
 ______________________________________________________________________________________
Da visitare e leggere: L'ultimo articolo in Biblioteca
                             
I blog e gli articoli segnalati oggi




permalink | inviato da il 24/1/2005 alle 3:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa


23 gennaio 2005


Jorge Louis Borges (1899-1986)Nella cecità degli ultimi anni ("finissima l'ironia di Dio nell'assegnarmi ottocentomila libri e l'oscurità") abbandonato dai colori, dalle ombre, dalle forme, precluso all'orizzonte dello scenario quotidiano, il vecchio Borges, con una luce tutta interiore, penetra nel mistero illusorio della vita, nella inafferrabilità delle cose in bilico tra assoluta realtà e assoluta irrealtà. Eppure lo fa con un'estrema resistenza umana: "Tutto ci disse addio, tutto svanisce. / La memoria non conia più monete. / E tuttavia qualcosa c'è che resta / e tuttavia qualcosa c'è che geme". 
E ancora "Come potrebbe morire una donna o un uomo o un bambino, che sono stati tante primavere e tante foglie, tanti libri e tanti uccelli e tante mattine e tante notti...".
______________________________________________________________________________________

Gustave Courbet (autoritratto col cane nero, 1842)Si ha idea del reale valore di un artista solo confrontando la sua grandezza con la "normalità" di chi gli sopravvive; di coloro che furono i suoi immediati successori, ma anche con la nostra, che spesso non possiamo far altro che essere muti e attoniti spettatori di quel "valore".
La grandezza di certi artisti giunge a noi rabbiosa come un uragano, mira a distruggere la nostra tranquillità, ci impone di riflettere, ci giudica e, alla fine, non ancora soddisfatta, ci emargina nel limbo di chi può solo "ad-mirari".

Da eterna "comparsa" ringrazio ogni giorno un mio (diverso e agognato) "protagonista".

Oggi tocca a
lui.
 ______________________________________________________________________________________

Antonia Pozzi (1912-1938)Che cos'è un ritorno? Una cosa che, per qualche ora, scioglie i groppi duri che separano l'oggi dall'ieri e fonde il passato e il presente con sicurezza fresca, e li unisce lì, dove il male non ha luogo...

Antonia Pozzi - L'età delle parole è finita (Lettere 1927-1938)

 ______________________________________________________________________________________
Da visitare e leggere: L'ultimo articolo in Biblioteca
                             
I blog e gli articoli segnalati oggi




permalink | inviato da il 23/1/2005 alle 3:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


22 gennaio 2005


Luigi Veronesi - Composizione collage (1980, inchiostri colorati e collage)Locke diceva che "gli uomini hanno spesso più idee che parole" e notava che sovente nelle discussioni ci si trovava invischiati in significati vecchi e nuovi che si sovrapponevano creando una grande confusione nelle opposte argomentazioni.

Per Cusano il mondo è come un libro, ma "scritto in greco e messo di fronte a un tedesco che ignora la lingua antica", mentre per Galileo è composto in "lingua matematica", linguaggio che proviene dal Deus Geometra. Nella raffigurazione si celano ambivalenze: i moderni sottolineano la razionalità delle strutture del mondo, ossia il suo linguaggio, i medievali la trascendenza del testo scritto attraverso le dita di dio.

A volte le immagini sono esempi che chiariscono e comunicano nuove soluzioni e danno corpo a una teoria. L'immagine della nave che si muove lungo la riva mostra la relatività del moto: se l'osservatore guarda la riva gli sembrerà che sia questa a muoversi.
Oresme nel Trecento e poi Bruno e Newton l'hanno usata.

Darwin, che scriveva a proposito della sua teoria evolutiva: "Tutto ciò secondo me si accorda con ciò che conosciamo delle leggi del Creatore meglio dell'idea che la produzione e l'estinzione degli abitanti di questo pianeta sia dovuto a cause secondarie...".
Due idee opposte infatti possono, "teologicamente" parlando, offrire lo slancio all'immaginazione scientifica: l'idea dell'ordine e della regolarità del mondo, ossia il "comune corso della natura", e quella dell'onnipotenza divina.

Poi il segreto svelato da
Feuebach: "Nell'essere senza limiti tu rappresenti solo sensibilmente il tuo intelletto senza limiti. Dichiarando quindi questo essere senza limiti il più essenziale di tutti, il "sommo essere", in verità tu non dici altro che questo: il mio intelletto è l'essere sommo".
Ogni immagine di dio finisce quindi per descrivere in realtà una qualità umana proiettata all'infinito.

E così il cerchio si chiude, e io mi accontento.
______________________________________________________________________________________

Carlo CastellanetaSi chiami fatalità o fortuna, a seconda dell'esito, una coincidenza è il risultato di due decisioni separate.

Carlo Castellaneta - Anni beati

______________________________________________________________________________________
Da consultare:
John Locke - Saggio sull'intelletto umano
                                    Niccolò Cusano - Il Dio nascosto
                                   Charles Darwin - L'origine della specie
                                   Ludwig Feuerbach - L'essenza della religione
______________________________________________________________________________________
Da visitare e leggere: L'ultimo articolo in Biblioteca
                              I blog e gli articoli segnalati oggi



permalink | inviato da il 22/1/2005 alle 2:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre   <<  1 | 2 | 3 | 4  >>   febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
alba pratalia aràba
non opinari sed scire
lingua facunda
archâios historía
voyages sentimentales
perí tinos
mŷthoplásteo
mousiké téchnē
leviores artes
leopardiana
conferre parva magnis
...we, the memories...
qualcosa di me

VAI A VEDERE



Leggi (se vuoi)

I blog e gli articoli segnalati oggi
(continuamente aggiornati)


Visita la
Biblioteca di alètheia
Libri, blog, articoli
e siti in evidenza
Ultimo libro negli scaffali

Informazione



La Biblioteca è dotata di un motore di ricerca interno.
Quello relativo a questo blog è posto invece qui in basso.

alètheia è dedicato a...

Galassia Blog
I blog che leggo

Interconnessioni
Per un elenco dei siti segnalati


Indice completo degli
articoli di
alètheia

Anno 2005
Anno 2004

Blog nato il 7 maggio 2004
(riaperto il 15 ottobre 2004)


[ Yahoo! ]

CERCA