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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


31 ottobre 2004


Amedeo Modigliani - Ritratto di donna (1919)Nessuna teologia potrà mai renderci chiaro com'è possibile che la Bibbia alberghi in sé parole di una disperazione assoluta e inconsolabile come quelle di Qohèlet; nessuna psicanalisi potrà mai farci comprendere questo sentimento d'esilio in terra o di alienazione sempre più diffuso e inquietante, e nessuna antropologia culturale potrà descrivere l'ipertrofia dell'io e il rifiuto di tutto ciò che non è utile al "possesso"; nessuna teoria politica potrà renderci appetibile una contestazione senza oggetto o una conservazione senza significato, e nessuna economia ci renderà digeribile il furore dell'ar-ricchimento a spese altrui; nessuna storia dell'arte sarà mai capace di spiegarci il perché della destrutturazione figurativa o l'oltrepassamento di una tela (per cercare cosa in quel nulla indistinto?); l'architettura non potrà, anche volendo, teorizzare il perché del suo formalismo estremo.
Dovremo cercare da soli, con pazienza, nella vasta e desolata pianura del silenzio, qualcosa che ci aiuti a capire, ad avere chiaro il senso del nostro cammino, del nostro esistere.
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Novità in
Biblioteca: Noi, figli dell'accidia
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Segnalo: Bell'amico, ora parla... dal blog Io parlo da sola




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31 ottobre 2004


Giordano Bruno Nolano (1548-1600)Nella Cena delle Ceneri Giordano Bruno com-batte non l'ignoranza, ma l'errore, ed un errore in particolare, fondamentale in filosofia naturale, il pregiudizio che la Terra è immobile e che l'universo non è infinito. "Varrebbe meglio" egli dice "non sapere, che credere di sapere quello che in effetto s'ignora".
La sua dottrina "rivoluzionaria" si riduce a poche, chiare proposizioni. Nei fenomeni celesti si devono distinguere le apparenze dalla realtà; si deve considerare l'universo come infinito, e astenersi dal cercarne sia il centro sia il limite estremo (circonferenza); si deve ammettere che il nostro pianeta è della stessa materia e della stessa forma degli altri astri; che tutto quello che è creato si muove e vive come un "essere vivente" o un "animale"; che senza ombra di dubbio questi "animali" immensi camminano secondo disegni talmente pieni di saggezza e di ragione che formano in certo modo degli esseri intelligenti, degli "animali intellettuali".
Bruno è per certi versi stupito che i "falsi teologi" non s'avvedano che la sua teoria, che matematicamente e fisicamente dà prova dell'immensità dell'universo, si accorda assai di più con il dettato religioso che non il sancire, per dogma, che tutto sia segnato da un limite spazio-temporale. Se la divinità è "infinita" ontologicamente, come possono non esserlo tutte le sue opere? Si chiede coerentemente il Nolano.
L'opporre che questo nuovo sistema sia contrario alle sacre scritture per Bruno non ha alcun fondamento, perché la scrittura non vuole rivelare la realtà dei fenomeni fisici, bensi deve man mano adattarsi al modo "scientifico" di considerare le apparenze. Non "matrice" ma "figlia" dell'osservazione che l'uomo di volta in volta perfeziona.
Bruno ribadisce che le scritture religiose hanno un valore morale, non scientifico; esse raccontano di cose sacre, indirizzano le coscienze e i costumi degli uomini, ma non sono una "summa" di filosofia naturale o di dottrine cosmologiche. Chi volesse avvicinarsi a queste branche della scienza è altrove che deve cercare e studiare.
Purtroppo si sa come sono andate a finire le cose. L'errore della fede prevalse (ancora una volta) sulla ragione della scienza. Giordano Bruno arse vivo sul rogo delle sue Idee, non abiurando e non pentendosi di cose di cui non doveva e non poteva pentirsi.
Dalle ceneri metaforiche della sua filosofia e da quelle fisiche del suo martirio sono risorte ben presto idee e "fatti" scientifici che hanno finito per dargli ampiamente ragione.
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Novità in
Biblioteca: Il nostro ambiente cosmico
                             Lei sogna a colori?
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Segnalo:
Prima di cena dal blog Variazioni
           GRI dal blog Il tempo di leggere



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30 ottobre 2004


...fiat lux...Chi è convinto di poter scrutare senza difficoltà negli anfratti bui del pensiero (proprio e altrui) illuminandoli della propria "saggezza" dovrà, prima o poi, chiedersi da dove mai giunga quella luce che gli consente di aggirarsi in uno dei luoghi più oscuri e inaccessibili fra quelli conosciuti: la mente umana.
A volte mi scopro a sorridere di fronte a talune argomentazioni che vorrebbero privati di ogni senso i normali canali che portano (o dovrebbero portare) alla conoscenza, e questo a favore di altri che puntano su una (molto vaga) idea di "nuovo", di "moderno", di "asistematico".
Come se per formulare una qualsiasi nuova "metafisica" non occorresse prima un certo bagaglio di (obbligatorie) conoscenze...
Come se per entrare in un luogo buio potessimo fare a meno dell'interruttore dell'elettricità, di una torcia tascabile o, almeno, di un semplicissimo fiammifero...
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Novità in
Biblioteca: Non è il Dna il segreto della vita



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30 ottobre 2004



Tale brama d'amore / che nel mio cuore s'è insinuata...E' indubbio: ho cominciato ad amare Archiloco attraverso le imitazioni di Orazio; negli Epodi ho respirato tutto il vigore e la polemica del cantore di Paro. Ma è solo leggendo in seguito l'originale (non appena la confidenza con la lingua greca me lo ha permesso) che ho capito quanto Archiloco sia stato importante per la formazione di una "coscienza" poetica che oggi, senza tema di smentita, potrei definire "occidentale".
Leggendolo non posso non pensare a quanto
Omero ci dice dell'aedo (annoverandolo fra coloro "che sanno fare un mestiere"):

...Antínoo non parli bene, benché tu sia nobile / chi uno straniero andrà in persona ad invitare / se non si tratta di artigiani o maestri, / o un indovino, o un carpentiere, o un guaritore di mali, / o anche un divino cantore, che diletta cantando?... (
Odissea, 17, 381-385)

Dunque il poeta come un artigiano, uno che si guadagna da vivere facendo un lavoro come un altro...
Ma questo Archiloco lo sapeva bene. Lui che aveva scelto ben altra (forse più redditizia) professione e che di essa sarebbe addirittura morto...
Ares non lega con Apollo, ma l'orgoglioso Archiloco, colui che cantò la

...luttuosa lotta di spade...

lui che

...nelle distese increspate del mare canuto...

aveva implorato

...mille volte il dolce ritorno...

Lui che aveva deciso di dire io dando voce ai più reconditi segreti dell'anima, laddove prima la "coralità" li aveva diluiti in un indefinito orizzonte mai effettivamente raggiungibile. Lui anche questo sapeva bene...

Ma non affiderà ad
Ares, né ad Apollo il suo ultimo messaggio, quello più alto e duraturo. Egli, infatti, sceglierà Afrodite come sua rappresentante sicura al cospetto dei posteri.
Perché è attraverso il canto di un'anima che ha conosciuto l'amore che Archiloco di Paro, guerriero e servo dell'Enialio, poeta e seguace del Delfico, ha voluto che lo ricordassimo:

...Tale brama d'amore
che nel mio cuore s'è insinuata
versò sui miei occhi densa nebbia
rubando dal petto l'anima fragile....
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Novità in Biblioteca: Significati oltre il cervello
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Segnalo: La letteratura: impegno sociale o fabbrica di sogni? da Carmilla



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29 ottobre 2004


Aldo Zanetti - AdimensionaleL'arte del pensare. E' possibile esercitarla serenamente senza condizionamenti e senza una forma (seppur discreta) di pudore?
Il pensiero è il nostro despota, ci carica di responsabilità che spesso non vogliamo e che (quasi sempre) ci sentiamo inadeguati a sostenere.  In lui è racchiuso ciò che è stato (l'esperienza), ciò che è (il terribile "cogente"), ciò che sarà (l'indefinibile nulla che apre le sue finestre sul futuro).
Ma nel pensare è racchiusa anche la forma sublime della gioia, quella che, con molta cautela, potremmo chiamare "fantasia" e che qualcuno, con un'audacia che sfocia spesso nell'incoscienza, si azzarda invece a defi-nire immaginazione (senza rendersi conto di quanto la radice del termine conduca ad una visione "plastica", che poco si addice a ciò che si vede ma "non è"...).

In questa festa continua di segreti e conoscenza, in questo movimento lento di onda e risacca di un mare in cui qualcuno è naufragato dolcemente, s'annega il pensier mio.
In un continuo, lento, inesauribile appagamento...
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Novità in
Biblioteca: Ferenczi oggi
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Segnalo:
L'androgino dal blog I Miserabili
             Interpolazioni asintotiche dal blog cambiareasinistra
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29 ottobre 2004


William Blake - Newton (particolare)Siamo tra il XVI e il XVII secolo, e il mondo medievale dà gli estremi rantoli; l'evo moderno è pronto ad entrare in scena. Ancora legioni sbandate di demoni, streghe, spiriti i più disparati, gnomi, folletti ed elfi, maghi, astrologhi, sibille e profeti saturnini resistono, senza possi-bilità di scampo, all’avanzare incalzante della Nuova Scienza (e lo faranno per molto tempo ancora...).
E’ tempo di gettare i secoli bui nel pozzo profondissimo della storia e riunirsi intorno al chiaro fuoco della ragione, affinché l’ansia del futuro sia dalla sua luce tramutata in certa volontà di progresso.
L’enigmatico
Paracelso muore nel 1541, Newton nasce nel 1643; tra una data e l’altra, personaggi come Bacone, Cartesio, Galileo e Keplero posero i fondamenti della scienza moderna. Ma Paracelso e Newton non si ergono da un secolo all’altro come emblemi di due ordini assolutamente diversi, due mondi inconciliabili, il controveleno l’uno dell’altro. Paracelso l’antico, legato per molti aspetti al mondo della magia, impegna una battaglia tutta moderna contro la tradizionale medicina galenica. La prima grande battaglia della rivoluzione scientifica fu combattuta tra Paracelso e Galeno, piuttosto che tra Copernico e Tolomeo. E, ancora, marcando certe concezioni già moderne Paracelso opponeva il suo approccio empirico ed attivo alla conoscenza, allo sterile autoritarismo dei suoi avversari. Pur mossa da intenti diversi, la sua epistemologia era simile a quella dei baconiani.
D’altra parte Newton, che tanti anni dopo viveva ormai l’agonia della metafisica neoplatonica ed ermetica, non era affatto insensibile alla suggestione esercitata dalla visione magica del mondo: la stessa spiegazione meccanica della forza di gravità gli era stata suggerita da
John Machin, contro il parere esplicito della sua stessa mente nel corso di molti anni.
Attraverso i secoli, dunque, in tali momenti di transizione, magia e scienza hanno proceduto a lungo intrecciate, ora ostili ora quasi congiunte, senza quelle nette contrapposizioni tanto care a un certo storicismo.
Due lati opposti (spesso complementari e mai in apparenza conciliabili) di una stessa, preziosa medaglia.
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Novità in
Biblioteca: L'universo pitagorico di Keplero
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Segnalo:
Maturità dal blog oiraid



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29 ottobre 2004


Gail Potocki - Silence (particolare)Sognare di vivere in un mondo che ha bandito con il riso smodato anche la tristezza più estrema, e che ha dunque "congelato", nella "giusta misura", ogni forma di eccesso: nella piena gioia, come nel pieno dolore.
In un cenotafio di pietra chiudere per sempre ogni ideale di bellezza (sempre assolutamente soggettivo), modulare sui "toni medi" l'idea stessa del piacere che, allontanando fintamente da noi l'idea della morte (la nostra unica, reale, spada di Damocle) in realtà ce la pone continuamente davanti.
Scientemente, senza alcuna pietà.
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Novità in Biblioteca
: Prometeo, Ulisse, Gilgameš. Figure del mito
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Segnalo: Il Circolo Dante
 dal blog barnaba
             Trance metropolitana dal blog Mestiere di scrivere
             In principio era il Lógos? dal blog Io parlo da sola



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28 ottobre 2004


...il sogno del multiverso?Come si può culturalmente (ma anche scientificamente) comprendere un tempo che nasce da un non-tempo?
Se il tempo è un'illusione umana, come molti fisici teorici e filosofi sono disposti a credere, noi saremmo destinati a divenire estranei al mondo che tentiamo in qualche modo di descrivere. Infatti è chiaro che il tempo domina la nostra vita, è percepibile ovunque, ad ogni livello descrittivo della nostra esistenza.
Dunque come si esce da questo circolo vizioso meramente elucubrativo? (Nessuno si pone infatti seriamente il problema del tempo, dandolo semplicemente per scontato; come ci accade per la respirazione, ad esempio).
Il percorso (molto lento) che conduce alla teoria dell'Unificazione potrebbe sostanzialmente aiutarci. Arrivare infatti ad una concezione dell'universo in seno alla quale il tempo non ci separi più dalla Natura (che poi è la nostra "essenza"), sarebbe un enorme passo avanti sul cammino dell'assimilazione del concetto di tempo, non più solo sul piano metafisico, ma anche fisico.
Con buona pace dei teorici (e dei teologi).
Non più un tempo che nasce da un non-tempo. Ma un "sempre-tempo" che muta semplicemente spazio e dimensioni.
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Novità in
Biblioteca: La scoperta delle particelle elementari
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Segnalo: Filosofia che cosa? dal blog Associazione Machiavelli

             Total Hrabal da Carmilla
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28 ottobre 2004


Lucio Anneo Seneca (4 a.C.-65 d.C.)Fare in modo che l'uomo sia un tutt'uno con la società e con il cosmo ma, al contempo, cercare di preservarne il più possibile lo "spazio di manovra" interiore da ogni possibile ingerenza sociale e da quello che oggi potremmo chiamare "determinismo" fisico, questo è il vero lascito che Seneca ci ha lasciato. Fin da ultimo egli ha sempre guardato oltre il suo tempo:

Non c'è virtù che rimanga occulta e per essa non è un danno l'essere rimasta nascosta: verrà il giorno che rivelerà a tutti la verità che è stata sepolta e soffocata dalla malevolenza dei contemporanei. E' nato per pochi chi pensa soltanto alla congerie di uomini del suo tempo. Verranno molte migliaia di anni, molte migliaia di generazioni dopo di noi: volgi ad esse il tuo sguardo. Anche se a tutti quelli che vivono quando tu vivi la livida invidia avrà imposto il silenzio, verrà chi ti giudicherà senza avversione, ma anche senza indulgente compiacenza. Se dalla fama deriva alla virtù qualche ricompensa, neppure questa andrà perduta. Certo, i discorsi dei posteri non ci toccheranno, tuttavia ci onoreranno esprimendosi in una coralità di voci, anche se non li percepiremo. [Ep. 79, 17]

A guardare bene più che della saggezza coeva gli uomini hanno bisogno della speranza che guarda all'avvenire, e questo Seneca lo aveva capito bene. Ed è verso quell'orizzonte che, fin da ultimo, ha diretto il suo sguardo. Fino al momento del congedo e della morte che come ci racconta Tacito (Annali 15, 62) per lui fu "saevis cruciatibus defessus...".
In questo senso non è stato il solo.
Ulrich von Hassel (1881-1944)Quando il personale della Gestapo andò a prelevare uno degli organizzatori dell'
attentato contro Hitler, Ulrich von Hassel, lo trovò intento a leggere proprio Seneca. Pronto, come lui, ad affrontare il patibolo.
Quante volte infatti il filosofo romano aveva affermato nelle sue opere che morire non è difficile, è il vivere contro i propri principi che lo è.
Nelle morti di Seneca e di von Hassel e di tutti coloro che hanno deciso di ribellarsi ad un potere ignobile, c'è il segreto della libertà. Una libertà che non si percepisce nell'attimo in cui viene conculcata, ma che rimane immune dall'onta della morte, pronta a rinascere, come l'araba fenice, dai corpi senza vita di coloro che sono morti per difendere le loro idee o per ribellarsi ad un potere basato sulla forza della prevaricazione.
Quelle generazioni future, a cui Seneca guardava con tanto ottimismo, hanno saputo riconoscere in lui, sconfitto, il vincitore reale di fronte al Tribunale della Storia.
Di coloro che hanno imposto la morte a Seneca o procurato quella di von Hassel si conosce bene il destino. Della loro vita e della loro memoria.
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Novità in
Biblioteca: Il dilemma di Cantor
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Segnalo: Le virtù del virtuale dal blog Mestiere di Scrivere
           28 ottobre. In ricordo di un marciatore per la libertà dal blog oiraid
              Nel lutto della luce dal blog I Miserabili



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28 ottobre 2004


Novalis (Friedrich  Leopold von Hardenberg, 1772-1801)Per uno strano paradosso, non unico nella storia del pensiero, Novalis, uno dei più grandi pensatori della modernità, è ricordato quasi soltanto come poeta: e più precisamente come il poeta del Romanticismo:
Forse perché, come giustamente ha osservato
Giorgio Colli per Leopardi, è più semplice confrontarsi con un poeta che con un grande filosofo asistematico.
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Novità in Biblioteca: Com'è verde la scienza dei Romantici
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Segnalo: l'
irresistibile sequenza sul blog cambiareasinistra
               In cerca di Pedro dal blog Fuori dal coro



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