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Il blog di Clelia Mazzini


mousiké téchnē


26 aprile 2005


Ignazio Pisano - Estasi (part.)Associare certi stati di trance (per esempio quelli mirabilmente studiati e descritti da Ernesto de Martino) alla musica non è poi impresa così strana. Musica e trance si versano l'una nell'altra, da secoli. I retaggi di antichi effetti si possono osservare anche ai nostri giorni, magari durante l'esecuzione di qualche canzone da parte di un gruppo rock, di fronte a ragazzi che si dimenano scompostamente urlando e portandosi le mani nei capelli. Oppure ecco il collegamento durante un assalto all'arma bianca, tra le prime linee, dove è nata tutta una serie di musiche e canzoni. Occorre infatti urlare per dimenticarsi di ragionare andando alla carica verso una mitragliatrice nemica.
Dalle danze
dionisiache dell'antica Grecia ai culti voodoo haitiani, dai tarantati dell'Italia meridionale alle sedute di guarigione sciamanica siberiane, amerindie o eschimesi, la musica aiuta spesso l'uomo a raggiungere lo stato di trance. Anzi: solo con la musica una persona può raggiungere, da sola, lo stato di trance.
L'estasi, la greca ékstasis, di cui fu maestra
Teresa d'Avila, si compie invece attraverso il silenzio e la solitudine, cioè durante l'assenza dei suoni. Ma allora c'è una differenza tra questi stati? Direi senz'altro di sì. E in questa differenza la presenza o l'assenza di musica hanno gran parte.
La storia della trance affonda le sue radici nei periodi meno conosciuti dell'uomo. Quello che
Platone chiamava mania, per fare un esempio, si potrebbe forse intendere con l'attuale significato di trance.
Le BaccantiMa mania, a seconda del contesto, si può rendere con follia o delirio. Nel Rinascimento si traduceva con furore (il
fŭrŏr ciceroniano) e Orlando è giustamente, per questo, "furioso" (oggi lo chiameremmo semplicemente, "Orlando il folle").
Non divagherò oltre: ricordo solo a me stessa che la chiave del
Parsifal di Wagner è racchiusa nella follia. Non a caso il suo nome significa "puro folle", e non a caso la musica che lo esprime non è assolutamente spiegabile usando le categorie con cui siamo soliti compiere l'esegesi di un qualsiasi altro brano.
Faremmo un torto all'autore, al "puro folle" e, forse, anche a noi stessi.

Robert Schumann, recensendo la Sonata in si bemolle minore di Fryderyk Chopin, alzò le braccia davanti al finale, un capolavoro grottesco romantico. e poi scrisse:

...Da questo brano senza melodia e senza gioia soffia su di noi uno spirito strano e orribile che annienterebbe con un pesantissimo pugno qualunque cosa volesse opporsi a lui, cosicché noi ascoltiamo rapiti e incantati, senza protestare sino alla fine, però anche senza lodare: perché questa non è più musica, è delirio...
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Comunicazione di servizio: Ho ripristinato i collegamenti del primo testo scorrevole della colonna laterale del blog che, con l'avvento dei nuovi tags di Splinder, non raggiungeva più i blog, i siti e gli articoli segnalati. Mi scuso per il disagio.
Ne approfitto per comunicare che la
Biblioteca, proprio grazie alle innovazioni di Splinder, ha ora molte nuove categorie (tutte sono già fruibili, anche se il lavoro di aggiornamento - che in molti casi va fatto articolo per articolo - è tuttora in corso).

Un caro saluto a tutti, Clelia




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11 aprile 2005


A. Cassioli - La battaglia di Legnano (part.)Ci sono persone che pur di immergersi in un passato irrimediabilmente perduto (al fine di farlo illusoriamente proprio) finiscono con inventarsene uno. Questo può accadere nella vita dei popoli e finisce col produrre periodi (spesso pericolosi) in cui certi individui (spesso con un bagaglio storico assai scarso) si innamorano a loro volta (e perdutamente) di personaggi ed eventi relativi ad epoche precedenti; in essi pretendono di rispecchiarsi, mentre invece stanno solo emulandoli idealmente. E, nel far questo, recuperano, più o meno capricciosamente, tratti funzionali ad attualissime ed interessate riscostruzioni di identità. Quasi sempre false.
Marc Bloch coglie questo procedere nella sua Apologia della storia quando scrive che: "I periodi più legati al passato furono anche quelli che si presero maggiori libertà con il preciso retaggio di esso. Quasi che... a forza di venerare il passato fossero naturalmente portati ad inventarlo".

Ho pensato a questo, ieri sera, mentre mi dedicavo all'ascolto della sempre ottima
Battaglia di Legnano, soprattuto nel punto in cui il buon Salvatore Cammarano porge a Giuseppe Verdi le parole per l'opera che, dopo poche battute, s'apre col coro:

Le bandiere in campo spiega
O Lombarda invitta Lega
E discorra un gel per l'ossa
al feroce Barbarossa...

Con queste parole il librettista ed il compositore sognavano (nel 1848), e nemmeno tanto idealmente, di scacciare lo straniero invasore dall'Italia al fine di unirla; oggi, qualcun altro, le citerebbe per dividerla.
I tempi cambiano, gli uomini anche; ogni epoca ed ogni nazione hanno quelli che si meritano. A noi, in tempi recenti, sono toccati spesso quelli piccoli.
Passerà (...perfer et obdura).
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Burt Lancaster sul set de Il Gattopardo di Luchino Visconti- ...Noi fummo i gattopardi, i leoni.
Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene.
E tutti quanti: gattopardi, leoni, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra...


Il principe don Fabrizio di Salina (Burt Lancaster) da
Il Gattopardo di Luchino Visconti
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13 febbraio 2005


Franz Joseph haydn (1732-1809)La Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce, ossiano 7 sonate con un'introduzione ed al fine un terremoto è uno dei grandi capolavori di Haydn che si eseguono raramente, soprattutto nella versione originale per orchestra (l'autore stesso curò una trascrizione per quartetto e una rielaborazione in forma di oratorio). Si tratta di un'opera davvero unica, come forse il dettagliato titolo originale (proprio in italiano) lascia intuire. Fu commissionata ad Haydn nel 1785 da un canonico di Cadice per una cerimonia che si teneva durante la settimana santa. Nella cattedrale, a mala pena sottratta all'oscurità da una sola lampada, dopo il preludio strumentale, il vescovo leggeva e commentava una ad una le sette frasi che vengono attribuite al Cristo in croce e, tra un sermone e l'altro, l'orchestra eseguiva una "sonata" in tempo lento. Sembra che Haydn abbia pensato il tema iniziale di ognuna delle 7 "sonate" quasi come "declamazione" strumentale delle parole che doveva commentare. Quel che è sicuro è che riuscì mirabilmente ad evitare il rischio della monotonia nella successione di tanti tempi lenti (in forma di sonata), creando pagine tra le sue più intense e conferendo al lutto una corente compattezza.
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Simone Weil (1909-1943)L'epoca moderna sembra aver scoperto la pluralità degli orizzonti, ma sembra aver anche percepito che dietro questi orizzonti potrebbe esserci non l'Infinito leopardiano ma addirittura il nulla. Forse sarà proprio questo il risultato ultimo ed estremo dell'indagare umano sull'oltre (oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre i "confini" della morte...). Chissà.
Simone Weil ha scritto che essendo "sradicati nell'assenza di luogo", e quindi in un luogo che non è (e che per questo non ha orizzonte), potremmo alla fine "trovare" perfine un "confine reale". Ma in che modo arrivare a questo nuovo "confine"?
La scrittrice francese traccia una rotta che passa attraverso un territorio che l'uomo è costretto a percorrere nei momenti in cui certi conflitti e certe contraddizioni si fanno più radicali. E' allora che questi conflitti "non si possono, ma si debbono pensare insieme". Questo è il nuovo orizzonte. Il confine di un nuovo territorio dove non si commetta di nuovo l'errore di escludere l'altro, il diverso; dove non si operi la scelta sacrificale che distrugge l'altro, che annichilisce ogni differenza e che quindi rade al suolo la concreta realtà del vivere, portando l'umanità intera ad ambire soltanto al sogno orribile (ed uniforme) dei vincitori.
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Federigo Tozzi (1883-1920)...E, se guardavo la città da un'altra altura, le voci degli uccelli s'allargavano nell'azzurro come il vento. E tal'altra volta le campane tutte insieme mi parevano un'armonia discorde, e mi veniva voglia di morir subito. Le rose dei giardini, senza colore e senza profumo, la cingevano tutta: le finestre erano aperte.
Da parecchie miglia lontano, io vedevo invece le sue torri come tizzi ritti che si spegnevano ultimi nella cenere del crepuscolo. E i temporali con tutto il cielo nero addosso! Pareva che i lampi la dovessero schiantare; ma, dopo, l'aria era più fresca e si respirava meglio; gli uccelli la varcavano a frotte; e il sole la asciugava. Perché, dunque, io la soffrivo? Perché la mia anima non vi è mai voluta stare?
Lo sapeva, forse, quella mia tartaruga che riuscii a tener chiusa in casa una sera, e la mattina dopo non la trovai più...

Federigo Tozzi - Bestie
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10 febbraio 2005


Johann Wolfgang Goethe (1749-1832)Fra i molteplici ed eterogenei interessi di Goethe (che fu un discreto acquerellista, un sapiente geologo, un raffinato botanico - e l'elenco delle sue occupazioni "accessorie" potrebbe continuare a lungo...) la musica rivestì un'importanza notevole e finì per coinvolgerlo molto da vicino e per tutta la vita. Inoltre la sua indiscutibile capacità letteraria lo "costringeva" ad esprimere spesso pareri sul Lied, per esempio, o sui libretti d'opera.
Ecco una breve citazione estratta da una sua lettera del 18 luglio 1820 diretta a W.S. Tomascheck: "Desidererei quindi poter esprimere con parole semplici e sincere che posso attribuire ai miei Lieder, così vari e nati nelle circostanze più disparate, una concordanza interiore e una completezza ideale solo quando anche il compositore li include nuovamente nell'unità della sua sensibilità e, come se fossero un tutto, li realizza a suo modo".
In quest'altra missiva, invece, datata 7 ottobre 1812 (indirizzata al Principe Lobkowitz) Goethe così si esprime sui libretti d'opera: "Il testo di un'opera appartiene a quei generi di poesia che sono molto difficili da giudicare, non potendo essere valutato come opera d'arte autonoma. Va considerato in relazione alla musica, al compositore, alla scena, al pubblico, e persino rispetto alle opere più recenti e ad altre celebri".
Se pensiamo che nel Settecento si discettava sulla questione se dovesse essere scritta prima la musica o le parole, si comprenderà quanto siano moderne le idee che Goethe esprime con tanta chiarezza e semplicità.
Dai suoi scritti sappiamo inoltre che fra gli autori del recente passato egli prediligeva
Bach e Händel, e fra i contemporanei Mozart, il solo che, a suo modo di vedere, sarebbe stato in grado di musicare il Faust. A casa sua ospitò Hummel, di cui scrive di apprezzare soprattutto le straordinarie capacità di esecutore al pianoforte, ed anche Mendelsshon, appena adolescente. Poi, due anni prima di morire, prega lo stesso Mendelssohn di suonargli in ordine cronologico brani della grande musica, da Bach fino a Haydn, Mozart e Gluck. Le diffidenze nei confronti delle novità che sconvolgono, con il nascente Romanticismo, il cosmo del classicismo weimariano, lo porteranno a qualche giudizio forse un po' affrettato nei confronti di Beethoven (di cui ammette la grandezza soltanto occasionalmente - così come del resto farà in filosofia o in letteratura con Schlegel, Novalis o Kleist) o di Schubert (che pure aveva composto, proprio su testi goehtiani, alcuni splendidi Lieder).
Non bisogna giudicare severamente il grande scrittore per queste valutazioni che oggi ci appaiono abbastanza ingenerose. A volte anche i geni faticano a riconoscersi. Soprattutto quando in certi fortunati momenti della Storia (e quello in cui è vissuto Goethe è senz'altro uno di questi) ne sono in circolazione così tanti...

Da consultare: Johann Wolfgang Goethe - Sulla Musica (Edizioni Studio Tesi)
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Catherine Dunne...E' il tempo ideale per un funerale. Grevi nubi grigie incombono sopra il cimitero di Balgriffin; una sottile, umida pioggia benedice il corteo. Rose stringe forte la mano di Damien; non riesce più a vedere i figli più piccoli. Con indosso uno degli abiti di Ben, Damien ha un'aria molto adulta. Rose è vestita di nero. Le ha sempre donato.
Da qualche parte una voce salmodiante si diffonde sul generoso contributo che Ben ha dato alla comunità. Rose ha l'impressione di guardare se stessa da un punto su, su in alto, sopra la propria testa. Tutto è chiaro, troppo chiaro. La scena giù in basso ha un che di fragile, come se da un momento all'altro dovesse rompersi in tanti minuscoli pezzettini.
Sente il panico accumularsi nel petto; lotta contro la morsa soffocante che scende turbinando verso lo stomaco. Che cosa farà quando avrà raggiunto i piedi? Sarà in grado di tenersi sulle gambe? Oppure scivolerà goffamente nella fossa di Ben trascinandosi dietro Damien?
Damien, che sembra tanto adulto, tanto gentile, così simile a Ben prima che ingrigisse. Rose si sforza di rimanere in piedi, ma sta scivolando, scivolando via da tutti quanti. Non riesce ad afferrare nessuna delle mani che le vengono tese. Polpastrelli allettanti le sfiorano i lisci guanti neri. "
Quant'è lunga questa caduta" pensa...

Catherine Dunne - La metà di niente
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3 dicembre 2004


...musica e parole...Innumerevoli parole si sono perdute dentro i tasti bianchi e neri del mio pianoforte: lamenti di solitudini nello schema armonico ternario di una passacaglia, segreti inconfessabili nelle "vaporosità" di un adagio, risate sommesse morte fra la melodia cantabile di un allegro.
Io parlo con la musica, perché la conosco bene, perché di lei non ho paura. Parlo al mio piano perché spesso non ho confidente più fedele, compagno più comprensivo, amante più arrendevole. Ma le parole muoiono durante le esecuzioni, proprio come le foglie dei miei platani alla fine di ogni autunno. O forse no, forse restano imprigionate tra le corde e i martelletti, strette fra accenti e contrappunti, immobili come impercettibili silenzi di cui è pieno ogni pentagramma o pigramente flottanti come le note che allungo col pedale...
Sia quel che sia, stanotte l'adagio del Concierto de Aranjuez* di Joaquín Rodrigo (che è per chitarra lo so e trascriverlo non è stato semplice...), è stato capace di ridare vita a tutte quelle parole che erano rimaste in letargo nella cassa armonica della coda; parole di musica che sono tornate in superficie proprio come hanno fatto i miei ricordi che, impetuosi, sono riemersi, assieme alla melodia, dal fumo denso e scuro della mia memoria.
Lasciandomi senza fiato, con la testa china sul piano a dire ed ascoltare, a muovere le mani e a ripensare.
A solitudini, segreti e risate che per il tempo di una partitura non potrò né dovrò dimenticare.
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*Per ascoltare l'adagio dal Concierto de Aranjuez occorre WMP

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Novità in
Biblioteca: Dimmi
                            
La segreta geometria del cosmo
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Segnalo: Stazioni dal blog oblomov
             Le straordinarie ALET Edizioni dal blog I Miserabili
             Sherlock Magazine 3: Sherlock Holmes in Italia da Delos Store
             Caravaggio e Hirst: il luogo della violenza dal blog nazione indiana
             Scontrini dal blog Lipperatura
             profondo sud dal blog Le botteghe color cannella
             Gli incontri im-possibili dal blog Herzog (grazie ad ecate)
             Ci mancano la penna e la spada di Sciascia da Liberazione
             Un centro di eccellenza a caccia di idiomi da Il manifesto (colleg. temporaneo)
            
Fantascienza e psicopatologia da Carmilla
             Donne nei racconti di Virginia Woolf dal blog nuvolediparole
             Schopenhauer/1 dal blog taniwha
             Martin Eden da la Repubblica (grazie a diogene)
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Ottima notizia:
oiraid ha riaperto il suo blog con un altro nome e su un'altra piattaforma
                      (...ma questo poco importa, ciò che importa è che lo si possa rileggere)
                      A lui vanno i miei più sentiti auguri per la sua nuova esperienza.



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12 novembre 2004


L'accordatura del mondo. Immagine tratta dal volume Utriusque Cosmi Historia di Robert Fludd (1617)Uomo strano Robert Fludd. Contemporaneo di Shakespeare, dopo gli studi ad Oxford cominciò a vagare per l'Europa senza una mèta precisa. Lo troviamo in Francia, in Germania, in Spagna e in Italia. Le notizie biografiche  (qualcuna è ancora in manoscritto) narrano i suoi interessi: medicina, chimica, scienze occulte. Ma quel che più colpisce in lui è il disperato bisogno di armonia. Tutto può spiegarsi con essa. Fludd pone nel Sole la sede dello Spirito Santo, dall'astro egli vede giungere quello spirito vitale che l'uomo respira nell'aria, che entra nel sangue e che, similmente al Sole, si muove con moto circolare. William Harvey, scopritore della circolazione sanguigna, gli darà ragione con i suoi esperimenti.
Sfogliando una delle opere di Fludd, Utriusque Cosmi Historia, pubblicata nel 1617 e contenente una minuziosa descrizione delle analogie tra microcosmo e macrocosmo, si è colpiti da un'illustrazione: è quella che ha per titolo L'accordatura del mondo.
In essa la Terra è rappresentata come il corpo di uno strumento musicale, che una mano divina sta accordando (a qualcuno potrà ricordare vagamente quell'Inno omerico in cui si ritrae Hermes che inventa la lira usando come cassa di risonanza un guscio di tartaruga). Tuttavia, anche chi osserva attentamente l'incisione, può soltanto immaginarsi il tocco perfetto dell' intervento divino, l'armonia che scaturisce dallo strumento cosmico, la legge che quel suono abbraccia.
Ma di un fatto si rende conto subito: si è ormai perso del tutto il segreto (non solo simbolico) che sta alla base di quell'accordatura.
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Novità in Biblioteca
Piovene, uno sguardo sui paesaggi dell'anima
                             
Coleridge: ritrovato poema giovanile ispirato da Wordsworth
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Segnalo:
Cerco casa dal blog manginobrioches
             questa notizia dal blog [bout_de_la_nuit]
             Sta per arrivare The Best of McSweeney's! dal blog I Miserabili



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21 ottobre 2004


Giorgio de Chirico - OrfeoLa musica è l'arte in cui il demoniaco si trova più a suo agio. Demoniaco (nel senso alto del termine, naturalmente) è, ad esempio, il sottile legame che unisce matematica e musica nella scuola pitagorica. Il perché, ancora una volta, va cercato in un mito che si perde nella notte dei tempi: il mito di Orfeo. Cieco d'occhi per essere veggente nello spirito, il suo nome significa il cantore solitario. Nacque forse nella Tracia, fra le selve del monte Pangeo e del fiume Ebro e con il suo canto egli narrava le cicliche ed eterne storie della natura.
Attraverso il suono della lira orfica potremmo tracciare le vicende che portano alla scoperta dei
numeri irrazionali, il conseguente sgomento, la punizione che colpì il pitagorico che osò rivelare la raccapricciante intuizione, la voragine che si aprì. Sembrò quasi che il demoniaco (domiciliato in quei tempi in una razionalità capace di generare l'irrazionale) volesse distruggere o straziare quei rapporti fra numeri, corde della lira, suono del cosmo...

[Ma potrei parlare anche del
Don Giovanni, dell'Orfeo di Gluck (soprattutto nella trascrizione di Boccherini), e poi, via via, della strada che conduce da Gluck a Mozart e da Mozart a Kierkegaard, e di molto altro ancora... Forse un giorno lo farò... Forse.]

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Novità in Biblioteca: Viva Garibaldi!



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19 ottobre 2004


Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)Credo sia una fortuna che, come narra la leggenda, le ossa di Mozart siano andate disperse; se si pensa al culto maniacale degli europei per le "reliquie" (soprattutto religiose) la cosa non può che confortare.
Ricordo che da piccola il mio maestro di pianoforte mi fece inquietare quando mi raccontò che il teschio di Haydn era stato rubato dalla tomba poco dopo essere stato sepolto, per poi venire esposto qua e là come un trofeo; fino a quando (credo nel 1954) non fu ricongiunto con il resto del corpo rimasto.
Questo a Mozart fu risparmiato.
Personalmente non saprei che farmene della visione del suo teschio: sono più che soddisfatta di quello che da quel teschio è uscito quando al suo interno ancora vibrava il cervello del suo genio.
Se proprio si vuol piangere la sua morte "prematura" è sufficiente la tomba ideale che gli è stata eretta nel Sankt Marxer Friedhof, anche se, quando ebbi occasione di visitarla, mi parve abbastanza brutta.

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Novità in Biblioteca: La terza formula dell'imperativo categorico
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