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Il blog di Clelia Mazzini


lingua facunda


12 dicembre 2004


Iain Faulkner - Waiting to orderL'italiano ubbidire deriva dal latino oboedio, composto da ob e audio, letteralmente: odo stando di fronte a qualcuno.
L'ascoltare, il prestare orecchio diventa così il sotto-mettersi. Tra le motivazioni dell'ubbidienza, oltre alla paura, all'abitudine, al tornaconto e alla convinzione razionale, c' è dunque anche il semplice fatto che qualcuno parli (e non necessariamente comandi) e qualcun altro ascolti.
Mi sembra, questa, la definizione più sincera  e disinteressata per un termine altrimenti costrittivo (e a volte persino odioso) come quello di
ubbidienza.
Mi permetto di aggiungere che di questo tipo di ubbidienza si sente oggi un gran bisogno...

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Novità in
BibliotecaI volti dell'amore
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Segnalo: James Lee Burke: Sunset limited da Carmilla
             Il lato oscuro di Woody Allen. "Sono ateo e pessimista" da la Repubblica
             Le persone intelligenti e le medicine 'alternative' dal blog taniwha
             La credenza fuggitiva dal blog Contes de chaque jour
             Omaggio a Niemeyer dal blog Associazione Machiavelli



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1 dicembre 2004


I ragazzi Cioè...Ricordo don Abbondio che ai minacciosi bravi risponde con due pavidi "cioè" e rammento anche un celeberrimo verso della Commedia dove il conte Ugolino, pur con la separazione propria dell'italiano di allora, proclama: "Però quel che non puoi avere inteso / ciò è come la morte mia fu cruda...".
Visti siffatti esempi ecco perché non dovremmo mai biasimare troppo quelli che Vittorio Sereni, con bonaria ironia, definisce in una sua poesia i "ragazzi Cioè". L'intercalare infatti (perché di questo si tratta), per quanto spesso possa dare fastidio a docenti e genitori, non è proprio solo della gioventù.
Io, per esempio, ricordo un dòtto e forbìto professore che era aduso farcire le sue ampollose spiegazioni con un "insomma" ogni dieci/quindici parole.
Avendomi altri insegnato che trattavasi di avverbio conclusivo, mi aspettavo, assieme ai miei estenuati compagni di studio, l'agognata fine di ogni (spesso assai pletorica) lezione. Macché, niente da fare, gli "in-somma" sommàvansi ancora, e ancora... senza mai giungere all'ambìto "totale"...
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Novità in
Biblioteca: Tutta quell'acqua
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Segnalo:
Come nebbia dal blog anellomancante
             Qualche figura dal blog to drown a rose
             Immagini della mente: neuroscienze, arte filosofia grazie a hollygolightly
             Misha corre di Jerry Spinelli dal blog nuvolediparole
             Libri e Festa della Toscana dal blog Colti sbagli© da Maestro
             Colloquio sull'Aldilà con tre cani (umani) dal blog g
             Il nuovo blog di Francesco Nardi (barnaba)




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9 novembre 2004


...notizie o informazioni?Le connotazioni che differenziano la notizia dalla informazione si possono rilevare risalendo alla loro etimologia. Notizia proviene da notus participio passato di noscere, cioè conoscere nel quale il rafforzativo co o cum serve a enfatizzare l'idea (o almeno la "speranza") di apprendere il vero delle cose.
Informazione sempre dal latino informare significa dar forma a qualcosa, o dotare qualcosa della sua forma sostanziale e, quindi, per translato, anche influenzare, persuadere, cioè dare un notizia, fornendola modellata attraverso la propria volontà e intelligenza.
Ma in tal modo si può anche renderla strumentale ai propri fini.
A questo proposito torna utile meditare sul fatto che:

...Un giornalista non può essere soltanto istruito, deve essere anche equo; deve essere capace di giudizi equilibrati e sempre profondi; deve avere logica, gusto, sagacia, una grande abitudine alla critica...

Questo suggerimento si legge nella
Enciclopedia di Denis Diderot. Dove, tra l'altro, si affermava come verità sacrosanta:

...Un giornale deve essere l'opera di una società di uomini cólti altrimenti vi si troveranno, in ogni campo del sapere, abbagli dei più grossolani...
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Novità
in Biblioteca
: Mentre ero via
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Segnalo
: Eugenetica e fecondazione. Un'intervista per capire meglio dal blog oiraid
             Piccoli centri dal blog la pizia
             In caso di disgrazia da Pickwick.it
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20 ottobre 2004


...giochi linguistici...La filosofia analitica del linguaggio contempora-nea comprende due approcci fondamentali al problema del significato e allo studio del linguaggio. Il primo, che vanta tra i suoi fondatori pensatori del calibro di Gottloß Frege, Bertrand Russell e lo Wittgenstein del Tractatus persegue la ricerca della forma logica corretta degli enunciati, cercando una struttura unitaria dietro il caos dei singoli usi linguistici.
Il secondo approccio, che rimanda allo Wittgenstein delle
Ricerche filosofiche, nega l'esistenza di una simile struttura capace di esprimere le condizioni di possibilità di ogni possibile linguaggio e lega piuttosto il fenomeno del significato alle pratiche d'uso dei termini, alla capacità di fare le giuste mosse in determinati giochi linguistici, che, a loro volta, non sono definiti da regole formali astratte, ma si sviluppano nel contesto di determinate forme di vita.

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Novità in Biblioteca: Priorità




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15 ottobre 2004


...occidente...Riflettevo sull'etimologia del vocabolo ovest e lo facevo pen-sando a quanto ha scritto molte volte Kerub, che so particolar-mente sensibile a questo punto cardinale.
La parola, entrata a far parte della nostra lingua intorno al XVI secolo, è derivante senz'altro dall'inglese west. A pensarci bene, però,  penso si tratti più che altro di una "restituzione" visto che, quasi sicuramente, la parola west è stata a sua volta originata dalla radice latina vesper, cioè sera. La sera, infatti, arriva sempre quando il sole "muore", ad ovest, appunto.
E qui torniamo ad "occidere" ed al suo participio presente occidente di cui ho già avuto modo di parlare a suo tempo e che, almeno in certi periodi della storia umana, si è guadagnato bene l'appellativo...




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