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Il blog di Clelia Mazzini


non opinari sed scire


25 aprile 2005


... L'Hotel Dieu...Pozioni, salassi, formule magiche, esorcismi: a questo, secondo il senso comune, si riduce l'arte medica medievale. Ma occorrerebbe essere meno schematici ed offrire un quadro più obiettivo delle pratiche mediche e delle concezioni teoriche di salute e malattia che caratterizzano quel lungo arco di tempo, dal 500 al 1500, che va sotto il nome di Età di mezzo.
Salvezza dell'anima e sanità del corpo sono infatti legate in un nesso inscindibile ed anche la medicina ("quella" medicina) finisce per configurarsi come la scienza dell'esegesi spirituale della natura, del macrocosmo come del microcosmo, incluso l'uomo un tempo sano, e ora malato e bisognoso di guarire.
Sotto questo aspetto cosmologico, la fisiologia comprende anche tutte le condizioni ecologiche di un ambiente sano, presentandosi non tanto come ortodossia quanto come l'arte di dare un regime alla propria vita. Allo stesso modo, la patologia spazia dalle catastrofi cosmiche alle crisi biologiche dell'uomo e a tutta la miseria esistenziale dell'homo patiens. La terapia si presenta, però, come servizio per i bisognosi e i miseri, e, in ultima istanza, come recupero del mondo perduto, all'interno di un creato trasfigurato¹.
E' questa una visione "olistica" della scienza medica di estrema attualità. Forse perche anche noi oggi sentiamo di vivere in un'epoca di trapasso, dove le vecchie categorie decadono, mentre le nuove stentano a venire alla luce (anche per una pressante, quanto illogica, tendenza, da parte delle cerchie più conservatrici, ad identificare le novità della scienza medica come un "vulnus" rispetto ad un presunto equilibrio con la natura; equilibrio che è del tutto teorico, e che comunque l'uomo ha perduto da un pezzo - e non per colpa della medicina - quando ha deciso di dichiarare guerra alla natura violentandola in ogni modo).
Il medico medievale, di fronte al flagello della lebbra e della peste, al proliferare del "fuoco di Sant'Antonio" e alle possessioni collettive del "ballo di San Vito", non si limita, come potremmo oggi credere, alla "compassione" per le sofferenze umane, ma mette mano a tutta una serie di misure pratiche e profilattiche che sono alla base delle istituzioni sociali di assistenza. Nascono gli ordini cavallereschi ospitalieri. L'ospedale dei
Giovanniti di Gerusalemme aveva medici in pianta stabile e un numero di dipendenti fra le 900 e le 2000 persone. L'ospizio, già nel XII secolo si stacca dai conventi per diventare organo di pubblica assistenza. Per secoli rimane l'Hotel-Dieu, l'albergo degli ospiti di Dio, malati, poveri, mendicanti, pellegrini, ciechi, orfani, perseguitati, storpi, folli in una parola della "buona gente" che più sta (o dovrebbe stare) nel cuore di Cristo (e di chi lo rappresenta sulla terra).
E non era poi tanto peggio di certi ospedali di oggi visto che a Barcellona (poco più di 700 anni fa) si cambiavano biancheria e lenzuola almeno una volta al mese...

In un'epoca dove la parabola del buon Samaritano sembra aver smarrito ogni significato tra rivalità burocratiche, "ristrutturazioni" draconiane e "privatizzazioni", varrà la pena di ricordare questa "medievale" definizione del medico: ...E' come un lume in una casa egli scaccia l'oscurità e procura gioia. Il medico è il costruttore edile della salute, paziente e perseverante, preciso ed equo. In ogni occasione egli è il misericordioso soccorritore che allontana gli stati critici. Egli consola i familiari e solleva lo spirito del malato²...

Non solo pozioni, salassi, formule magiche ed esorcismi, dunque, ma anche umanità, tanta umanità.
Dote che non dovrebbe mai difettare nel bagaglio culturale di un medico. Medievale o moderno che sia.
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¹
Sull'argomento si legga il pregevole Il giardino della salute: la medicina nel Medioevo di Heinrich Schipperges, Garzanti, 1988
²
Op. cit.
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L. Thurneysser - Quinta Essentia (1574)...Solo i sacerdoti delle Muse, solo i cacciatori del sublime e del verso sono, purtroppo, così negligenti e sfortunati, che danno l'impressione di trascurare del tutto quello strumento con cui possono misurare e, in qualche modo, catturare l'universo intero: e tale strumento è nient'altro che lo spirito, che da parte dei medici si definisce come un vapore del sangue, puro, sottile, caldo e luminescente. Creato sulla parte sottile del sangue dal calore stesso del cuore, esso vola al cervello, e nel cervello l'anima lo utilizza continuamente per tenere attivi i sensi, sia quelli interni che quelli esterni: di conseguenza, il sangue serve allo spirito, lo spirito ai sensi, i sensi infine all'attività razionale. Il sangue a sua volta è prodotto da un potere naturale particolarmente attivo nel fegato e nello stomaco. Una parte tenuissima del sangue scorre sino alla fonte del cuore, dove attiva la virtù vitale o potere di vita: da lì si generano gli spiriti che salgono sino al cervello e, per così dire, alle fortezze di Pallade, su cui impera la forza animale, cioè la facoltà del sentire e del muoversi. Sicché in definitiva, la contemplazione è tale quale è la disponibilità del senso; ma il senso è tale quale lo spirito; e lo spirito è tale quale il sangue e quali sono le tre forze che abbiamo evocate, cioè la naturale, la vitale e l'animale, dalle quali, attraverso le quali, nelle quali, gli spiriti stessi sono concepiti, nascono e si alimentano...

Marsilio Ficino - De vita coelitus comparanda
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14 aprile 2005


Non è molto più di due secoli che, sotto le spinte di vari fattori (divisione del lavoro, valorizzazione "ideologica" del rapporto tra il morale e il fisico e quella romantica della "creatività" inconscia), un ramo della filosofia si è reso autonomo, inventandosi il nome di psicologia e spostandosi (all'inizio forse inconsapevolmente e alla fine, forse, suo malgrado) verso le terre "infide" della scienza (anche se, su questo aspetto, permangono tutt'oggi alcuni dubbi). Introspettiva prima, verso il 1800, sperimentale poi, intorno al 1850, questa "scienza" si è poi ramificata in tanti settori specializzati che oggi hanno le loro cattedre e i loro operatori istituzionali.
Una di queste propaggini, forse la più famosa (per alcuni  senz'altro la più famigerata), nata pubblicamente nel 1899 e istituzionalizzata nel 1908, è la
psicoanalisi. Provincia separatista, seppur minata internamente da colpi di stato e lacerata tra autorità e anarchia, essa ha presto affermato una sua volontà teorica, se non pratica, di legiferare nel più vasto regno delle scienze umane e perfino di destabilizzare alcune aree di specifica "influenza metafisica".
Del resto il suo
padre fondatore, non era nuovo a "sconfinamenti"; per esempio non ha mai nascosto un rispetto invidioso non solo per la filosofia ma anche, e soprattutto, per la letteratura (che era forse una sua vocazione profonda) rivendicando, contro le approssimazioni parcellari degli sperimentalisti positivisti (più inclini ad una radicalizzazione scientifica della nuova disciplina), la superiorità intuitiva di quei maestri di "psicologia spontanea" (a volte anche teorica) che furono Dostoevskij, Shakespeare, Balzac, Zola, e il suo stesso modello di descrizione di casi clinici, Jean-Martin Charcot, il "padre" della neuropsichiatria.
Gli psicologi hanno finito per rinfacciare metodologicamente a Freud questa sua "debolezza" ed alcuni narratori l'hanno purtroppo mal ripagato, trasferendo nei loro romanzi il cliché dello scienziato pazzo (o addirittura sadico) nelle figure degli psicanalisti.
Può capitare, anche abbastanza spesso, che tanto amore generi odio e ingratitudine. Sembra strano ma, a pensarci bene, è perfino psicologicamente comprensibile
...
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- ...Sai una una cosa? Io non li sopporto quelli che danno la colpa dei loro lati peggiori a tutti tranne che a se stessi. Fa tanto anni Novanta.
- Ah ah ah... Bene... Che cosa stai dicendo?
- Hai il complesso di Peter Pan e incolpi tua madre.
- Quale complesso di Peter Pan?
- Quello di cui ti vanti tanto.
- Tu hai degli amici?
- Non ho tempo per gli amici.
- Questo per via del tuo complesso di Capitan Uncino.
- Del mio che?
- Complesso di Capitan Uncino.
- Non esiste!
- Si che esiste, e tu ce l'hai...


Melanie Parker (Michelle Pfeiffer) e Jack Taylor (George Clooney) in Un giorno, per caso di Michael Hoffman
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7 febbraio 2005


Frontespizio dei Principia nell'edizione del 1687I Philosophia naturalis principia mathematica videro la luce verso la metà del 1687. Una seconda edizione dell'opera dovette attendere il 1713. Ma tra le due date l'influenza del pensiero di Newton fu rilevante. Quell'analisi del sapere scientifico (se così è lecito chiamare i Principia) che inizia con le celebri parole: "La quantità di materia è la misura della medesima ricavata dal prodotto della sua densità per il volume", avrebbe bisogno di nuove riflessioni per essere ulteriormente capita e pesata. Fu un'opera che procedette come un tranquillo trattato di geometria euclidea, con definizioni, scolii, lemmi, leggi, corollari. La struttura è simile a quella dell'Etica di Spinoza, una forma considerata una sorta di modello per il Seicento; che fu poi il secolo capace di mettere in discussione più di ogni altro del passato la conoscenza del sapere scientifico.
Fa sorridere oggi l'idea che Newton non credesse ancora completamente alla capacità dimostrativa del
metodo delle flussioni (che era poi il suo potente metodo) convinto che gli altri non lo considerassero qualcosa di "scientifico". Tuttavia le sue scoperte rilevanti passarono da qui. O meglio: vi passò tutto il tentativo di capire la realtà matematica di questo scienziato che fu un immenso "studente della natura" e che, dalla natura, fu ben remunerato. Non solo con una semplice mela, per nostra fortuna.
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Andrew Wyeth sulla copertina di TimeIl pittore statunitense Andrew Wyeth, che ha dedicato la sua esistenza allo studio dei paesaggi e delle tipologie umane del New England (si pensi solo alle saghe delle famiglie Olson e Kuerner), con un particolare interesse per il microcosmo delle fattorie (i cosiddetti "cottage neri" di catrame) immerse in una natura ostile, ha confidato tempo fa al critico Hoving che, in quel contesto duro e inospitale, "un essere umano inserito in un ambiente non è altro che la sommatoria di tutti i dettagli di quell'ambiente".
Mi sono chiesta quanto queste parole calzino a pennello per gli abitanti delle impersonali città moderne (di una delle quali ho fatto parte anch'io fino a tre anni fa). La mia risposta spontanea è stata: perfettamente.
Poi mi sono sorti alcuni dubbi sui quali sto ancora riflettendo...

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Simone de Beauvoir (1908-1986)...Che grande fortuna, a vent'anni, ricevere il mondo dalla mano dell'uomo che si ama! Che grande fortuna occupare, in questo mondo, esattamente il proprio posto! Robert è riuscito anche in quest'impresa talmente difficile: proteggermi dall'isolamento senza privarmi della solitudine...

Simone de Beauvoir - I mandarini

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28 gennaio 2005


...dubbi matematici...La sua storia sembra sepolta nella mente dell'uomo più che nei giorni del passato. Si è sempre creduta una storia coincidente con la perfezione, una sorta di lungo abbraccio con la verità, poi ci si è accorti che anche per essa valevano le parole di Senofane, "poichè di tutto vi è solo un sapere apparente".
Sto parlando della matematica.
Il linguaggio comune la considera "scienza esatta", sovente parla di una deduzione dotata di "certezza matematica". Ma forse non è così. La sua, allo stesso modo di infinite altre, è infatti una storia piena di errori, angosce, ripensamenti, vittorie, crolli.
Dai primi tentativi umani ai sofisticati ragionamenti di oggi, la storia matematica altro non è che un lungo racconto di risposte, di profezie e di delusioni. Sembra avverato quanto
David Hilbert pronunciava al Secondo Congresso Internazionale dei Matematici, svoltosi a Parigi nel 1900: "Si è portati a domandarsi se la matematica non finirà, come è successo da molto tempo ad altre scienze, per dividersi in parti separate i cui rappresentanti si comprenderanno a malapena tra loro". E sembra essersi realizzato anche quanto intuirono i Pitagorici, e cioè che il numero potesse governare l'essenza delle cose e che la matematica è la verità sul disegno della natura. Recita un frammento di Filolao, celebre pitagorico del V secolo a.C.: "...nessuna delle cose sarebbe chiara ad alcuno, né per se stessa, né in rapporto alle altre, se non ci fosse il numero...".
Ma, a questa creduta realizzazione, sembra accompagnarsi anche un possibile crollo delle certezze matematiche che già i seguaci della
scuola di Elea diffusero per primi. I paradossi attanagliano le deduzioni dei logici della nostra epoca, alcuni teoremi sono ancora un enigma e sembrano inchiodare alcuni fondamenti di questo antico sapere.
Meglio di tante altre, le parole di
Bertrand Russell consegnate in Ritratti a memoria del 1958 (pubblicato in Italia con il titolo Una filosofia per il nostro tempo), spiegano quel che è successo: "Volevo la certezza nello stesso modo in cui gli uomini vogliono la fede religiosa, e pensavo che avrei avuto più probabilità di trovarla in matematica che altrove. Ma scoprii che molte dimostrazioni matematiche che i miei maestri ritenevano dovessi accettare erano piene di errori e che, se era possibile scoprire la certezza in matematica, ciò sarebbe accaduto in una sua nuova area basata su fondamenti più solidi di quelli considerati sicuri in passato...".
Poche righe sotto, una confessione: "Dopo circa vent'anni di durissimo lavoro giunsi alla conclusione che non c'era nient'altro che potessi fare per rendere la conoscenza matematica esente da ogni dubbio".
Ecco il principio scettico che torna ad informare ogni "creduta" verità.
Infatti una verità è una verità solo al di là di qualsiasi possibile dubbio.
[E questo, naturalmente, non vale solo per la matematica che anzi, a differenza di molte altre "dottrine", gode almeno di molti princìpi assiomatici].
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Murakami Haruki...mi è capitato molte volte di vedere persone "troppo sensibili" ferire gli altri senza alcuna necessità. E ho visto anche persone "sincere e aperte" usare la logica per imporre i propri interessi, senza neanche esserne consapevoli. Ho visto infine persone "brave a leggere nel cuore degli uomini" lasciarsi ingannare senza sforzo da adulatori visibilmente insinceri. A questo punto mi sembra naturale chiedersi cosa ognuno di noi alla fin fine conosca di se stesso...

Haruki Murakami - La ragazza dello Sputnik

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L'ultima recensione in Biblioteca: Storia della matematica di Carl B. Boyer



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7 gennaio 2005


Grazie ad Eurialo ed Iperbio...E' incredibile quanto oggi, pur con gli enormi mezzi d'indagine che abbiamo a nostra disposizione, si abbia sempre l'impressione che le risposte a tante domande tendano a sfuggirci.
Eppure c'è stato un tempo che non era così, un tempo in cui per tutti i quesiti sembrava esserci una risposta.
Ripassando sopra le pagine dell'
Historia naturalis di Plinio il Vecchio quest'impressione mi è sembrata più viva che mai, anche se, ovviamente, non è qui che vanno cercate le verità ultime ai dubbi che abbiamo. Eppure oggi mi fa piacere sapere che:

...i primi a costruire fornaci per mattoni furono Eurialo e Iperbio, due fratelli di Atene, mentre Cinira inventò le tegole, le tenaglie e anche il martello...

Ecco, devo dire che, grazie a queste informazioni, la casa dove abito adesso (che pure appartiene alla mia famiglia da qualche generazione) mi sembra un po' meno estranea...
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Da consultare: Luca Canali - Vita di Plinio, ovvero l'arte della meraviglia
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Da visitare e leggere: L'ultimo articolo in Biblioteca
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25 dicembre 2004


J. Reese - PainHo riletto le Lettere sulla psicoanalisi un testo alquanto inconsueto di Umberto Saba, un grande poeta interessato ai processi psichici, che, proprio evitando le definizioni, è capace di dare all'inconscio il più ampio valore. A distanza di alcuni mesi dalla prima lettura, mi sono resa conto che lo scrittore di versi risulta sicuramente più acuto e a volte persino più "competente" dello psicoanalista con il quale intrattiene un epistolario.
Già che ci sono vorrei segnalare anche un altro buon libro (letto un po' di tempo fa) al quale il mio pensiero è immediatamente andato dopo aver terminato l'opera di Saba. Si tratta de
Il mondo della persona di Davide Lopez, un volume di aforismi penetranti scritti da uno psicoanalista che mostra come la migliore saggezza si conquisti attraverso l'osservazione della concretezza.
I due testi appena citati mi impongono una riflessione e cioè che i libri che meglio rappresentano la psicoanalisi sono, forse, quelli che privilegiano forma e pensiero: penso ai libri di scrittura letteraria e a quelli di meditazione e di filosofia. Sono cioè quei testi che mantengono intatto lo spessore dell'esistenza, con tutta la sua contraddittoria molteplicità. Accade sovente, invece, che i saggi psicoanalitici siano nutriti di una dose eccessiva di compiacimento, appiattiti su certe abilità intellettuali che finiscono per apparire, al timoroso lettore non specialista, come vuote esibizioni di sapere. Forse oso troppo ma mi permetto di pensare che per alcuni psicoanalisti sarebbe forse il caso di privilegiare letture poetiche, oppure opere di specialisti che "umanizzino" letterariamente i casi analizzati.
Penso, per esempio, al lavoro complessivo di
Giuliano Gramigna, oppure ai meravigliosi libri prodotti da quel grande teorico dell'esperienza vissuta che è stato Sandor Ferenczi, senza dimenticare, infine, un testo grazie al quale ho compreso fino in fondo il senso vero di quel mistero insondabile che è l'esperienza schizofrenica. Mi riferisco a Come se finisse il mondo di Eugenio Borgna, un libro che, soprattutto nei capitoli dedicati alla drammatica vicenda di Margherita, ha reso possibile un parallelo, plausibile e documentato, tra esperienza psicotica ed esperienza poetica.
E così il circolo, aperto con un poeta, si chiude con il dolore di un'altra poesia.
Una poesia che sgorga da una sofferenza diversa rispetto a quella di Saba ma che, comunque, riesce a toccare le corde del cuore e a farle risuonare ben oltre la chiusura delle pagine che l'hanno ricordata.

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Novità in Biblioteca: Fosca e i racconti fantastici
                                      La piazza viaggiante dei sogni e delle illusioni
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Segnalo: Su Giro di vite dal blog Carmilla
             Su che cosa contare dal blog AssociazioneMachiavelli
             L'ultimo amico dal blog Il tempo di leggere
             Antonio Delfini/Per noia. Per distrazione. Per amore dal blog vibrisse
             Era rosso il pane dal blog Currenti Calamo
             La sonda Huygens da sola verso Titano da Ansa.it
             Il poeta che vende poesie dal blog Le botteghe color cannella
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Da visitare: Trieste nella psicoanalisi (grazie a Matilde)
                  Museu de imagens do incosciente (grazie a Raquel)



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22 dicembre 2004


Jean-Jacques Rousseau (1712-1778)Quando, nel 1750, l'Accademia di Digione mise a concorso la questione "Se il progresso delle scienze e delle arti avesse contribuito a migliorare i costumi", Rousseau diede avvio alla sua carriera letteraria rispondendo "No" (Discorso sulle scienze e le arti). Analogo tema, ma rivolto alle prospettive future (e dopo che il giudizio sugli effetti sociali del progresso scientifico era stato "arricchito" dai miracoli della rivoluzione industriale, dall'esperienza traumatica di una prima guerra mondiale e dagli ancora incerti esiti della rivoluzione sovietica) svolsero il genetista John B.S. Haldane e il filosofo Bertrand Russell in due pamphlet in polemica l'uno con l'altro, pubblicati a Londra nel 1924.
Possibilista e progressista è la posizione di Haldane, più inclini allo scetticismo sono le idee di Russell, anche se entrambi condividono preoccupate riflessioni sulla ambigua funzione della scienza e sul destino della civiltà occidentale, considerando i rischi che le nuove applicazioni tecnologiche comportano per l'umanità nel suo insieme e per la libertà degli individui in particolare.
John B.S. Haldane (1892-1964)Haldane esamina le rivoluzionarie scoperte della fisica, della chimica, della biologia e della medicina e prospetta, oltre ai fantascientifici scenari tecnologici futuri, le sconvolgenti mutazioni che attendono la nostra specie, tanto che nessuna credenza, nessun valore, nessuna istituzione sono più al sicuro: "Impossibile dire se l'uomo sopravviverà all'incremento del suo potere. Ma il problema non è nuovo. E' il vecchio paradosso della libertà rimesso in scena con l'uomo come attore e la Terra per palcoscenico. (...) L'inventore chimico o fisico è sempre un Prometeo. Non esiste nessuna invenzione, dal fuoco al volo, che non sia stata accolta come un insulto nei confronti di un qualche dio".
Bertrand Russell (1872-1970)"Il Dedalo di Haldane (è la replica di Russell) presenta un quadro attraente del futuro che ci potrebbe attendere se utilizzassimo le scoperte scientifiche per promuovere la felicità umana. Mi piacerebbe sottoscrivere le sue previsioni, ma purtroppo una lunga esperienza dell'operato degli statisti e dei governi mi ha reso scettico. Mi trovo dunque costretto a temere che la scienza venga usata per promuovere il potere dei gruppi dominanti piuttosto che per rendere felici gli uomini. Icaro, che imparò a volare da suo padre Dedalo, fu rovinato dalla sua avventatezza. Temo che il medesimo destino attenda i popoli ai quali i moderni uomini di scienza hanno insegnato a volare".
Le considerazioni riferite sui pericoli della "razionalità meccanica" o della società industriale, nate nel clima
splengeriano della "crisi dell'Occidente", sono divenute, nel corso del Novecento, tradizione marginale ma persistente e filosoficamente autorevole nelle versioni più o meno apocalittiche di Heidegger, Adorno, Horkheimer, Lorenz, Severino ecc.; considerazioni che non sembrano certo archiviabili oggi, con le ombre incombenti (dopo le ansie di equilibrio nucleare) di metropoli avvelenate e di un probabile collasso ecologico. Per non parlare dell'uso militare (o terroristico) di certe scoperte scientifiche, concepite senz'altro per usi ben diversi.
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Da leggere:
Haldane/Russell - Dedalo o la scienza e il futuro. Icaro o il futuro della scienza
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Novità in
Biblioteca: Il destino si gioca alla quinta buca
                                      L'autunno della coscienza
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Segnalo
La vita corre sul filo da RaiLibro
             I "lampi gamma" nuovo metro dell'universo da La Stampa/Cielo
                 Aperto a inverni dal blog Romanzieri.com
                
I libri Miserabili del 2004 dal blog i Miserabili
            
Confidenze troppo intime da Kataweb/Cinema
             I gesti della lettura di fronte a libri senza corpo da Il manifesto (colleg. temp.)
            
Lapponia da La Stampa/Viaggi
             Universo matrioska da Galileo
             La ricetta perfetta dal blog Il tempo di leggere
             Kitawa, il suono e il colore della memoria da Dissidenze
            
Testi numerici dal blog plurale
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Da visitare
Filosofia & Logica di Luisa Bortolotti (grazie a Giacomo)



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13 dicembre 2004


...imprevedibili catastrofi?René Thom è un matematico francese abbastanza conosciuto anche dal pubblico dei non specialisti per la sua teoria delle catastrofi. Grazie ad essa è possibile operare anche con il cosiddetto "impianto non assiomatico", cioè senza quell'insieme di verità auto-evidenti che stanno alla base di un sistema matematico. Inoltre questa teoria è caratterizzata da uno sforzo costante: collega tale sistema a concezioni e problemi esterni al dominio della matematica pura.
René Thom lavora nel mondo a quattro dimensioni dello spazio-tempo. Ritiene possibili sette diversi tipi di "catastrofi" elementari, ovvero di improvvisi cambiamenti nella vita di un processo naturale, di quel tipo che si può intendere strutturalmente stabile. Come si può facilmente immaginare i confronti a base matematica non hanno praticamente limiti, ed infatti certe realtà che Thom osserva nella topologia (la scienza del luogo) vengono applicate o collegate a linguistica, semantica, semiotica, ai linguaggi universali e ai giochi.
Se qualcuno volesse avvicinarsi al pensiero di Thom, consiglio senz'altro il volume Parabole e catastrofi. Interviste su matematica, scienza e filosofia a cura di
Giulio Giorello, edito da Il Saggiatore (anche se purtroppo non più in catalogo, ma reperibile senz'altro nelle biblioteche), che a pagina 54 presenta uno schema globale della teoria con cui dovremo fare i conti per guardare nelle viscere di quell'enigma, ancora in larga parte inesplicabile, chiamato con un nome molto semplice: realtà.
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Novità in
Biblioteca: L'ultimo viaggio della Canaria
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SegnaloRouge à lèvres da Roba postmoderna
             Perturbateurs da Libération (grazie ad arsenico)
             Fantascienza e teologia dal blog i Miserabili
             Parlando da sola dal blog Ombre
             Un inedito di Hemingway da Il Tempo (grazie a Romanzieri.com)
             Leggere i classici da EMSF
            
Ecco il luogo... là dove arde quella torcia dal blog OmbraLunare
             Far nulla dal blog nazione indiana
             Riletture d'autore dal blog Squilibri
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Da visitare: L'arcano svelato, una curiosa iniziativa collettiva segnalata da Ecate



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30 novembre 2004


Il progetto Blue Gene dovrebbe divenire attivo entro la prima metà del prossimo annoUn "mostro" con una potenza di calcolo pari a un milione di computer e dal costo stimato di un miliardo di dollari. Si tratta di Blue Gene il discendente naturale di Deep Blue il supercomputer IBM che nel 1997 batté il campione di scacchi Garry Kasparov in un'entusiasmante sfida lunga 6 partite.
Ma Blue Gene dovrà combattere ben altra sfida, esso infatti sarà impiegato per analizzare minuziosamente lo sviluppo di una
proteina. Al confronto lo scontro fra due buchi neri o il comportamento dei quark sono una bazzecola.
Attraverso l'analisi delle partite possibili Deep Blue arrivò a calcolare mosse in numero di 10 seguìto da 120 zeri, però Blue Gene dovrà fare ancora meglio perché non c'è oggi attività speculativa che richieda tante operazioni di calcolo di quante ne vengano richieste dalla
proteomica.
Gli algoritmi di calcolo fra scacchi e proteine sono dunque simili ed anche a livello simbolico la partita che l'uomo, attraverso la scienza, ha deciso di giocare con la natura ricorda molto un incontro di scacchi.
Speriamo che lo scacco matto non giunga attraverso una mossa sleale. In questo caso, infatti, il baro potrebbe essere solo uno dei due contendenti che, inevitabilmente, taglierebbe il ramo sul quale si trova seduto...

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Novità in
BibliotecaQuasimodo al veleno
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SegnaloWiki e intranet dal blog internet.pro
             La lezione dei maestri dal blog contaminazioni



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29 novembre 2004


Manca il Serpentario...Ebbene sì, forse deluderò qualcuno, ma è bene che si sappia che gli astrologi ci hanno mentito. Le costellazioni riferibili ai segni zodiacali non sono dodici, come da sempre vanno dicendo, bensì tredici.
Infatti nessuno tiene conto dell'
Ophiucus, il cosiddetto Serpentario. Il sole vi passa attraverso dal 30 novembre al 17 dicembre e chi è nato in questo periodo (e crede alle fandonie che gli astrologi abitualmente raccontano) è a questa costellazione che deve far riferimento.
Trascurando la probabile attinenza al numero infausto, non so per quale motivo nessuno tra i molti "esperti" di divinazione tenga conto di questa, peraltro non piccola, fetta di cielo; potrei opinare, ma è pura congettura, che ciò sia da addebitare alla
grande nebulosa oscura a forma di grosso serpente, che occupa una larga parte dello sfondo fitto di stelle lontane.
Può darsi che questa visione "in negativo" abbia turbato chi è abituato a promettere il meglio prendendo spunto da ciò che vede stampato in cielo.
Trarre il nulla da qualcosa è in teoria possibile: ma il nulla dal nulla è senz'altro più complicato da vaticinare...
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Corollario
Veramente qualcuno che ha provato a creare
un oroscopo per i nati sotto il segno del Serpentario c'è, non so quanto la cosa faccia piacere ai "credenti", ma c'è...
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Novità in
Biblioteca: Le opere mnemotecniche di Giordano Bruno
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Segnalo: h come handicap dal blog to drown a rose
             La filosofia antica secondo Giovanni Reale dal blog nazione indiana
            
Pincio su Oblio di Foster Wallace dal blog i Miserabili 
             
Fermo immagine dal blog la pizia



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