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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


19 aprile 2005


Thomas De Quincey (1785-1859)Mi sono spesso raffigurata lo scrittore (ogni scrittore) come un imputato a vita (non un "condannato", ma proprio un imputato, cioè uno che non sa se, come e quando verrà giudicato colpevole) chiamato a discolparsi con le proprie opere, a sfuggire con esse ai fantasmi che di frequente lo tormentano. Con la scrittura non fa che trasferirli sulla pagina bianca, imprigionandoli per mezzo dell'inchiostro che, coi suoi tratti, dipinge (spesso) segni di paura. Scrivere allora significa crearsi degli alibi, trasformando un'eccitazione (a volte) dolorosa in una fonte di piacere per sé e per altri. Ma tutto questo è il risultato di un atto di coraggio e di una guerra interiore. Lo scrittore deve avere il coraggio, appunto, di affrontare i propri fantasmi, per evocarli ed espellerli, per trasformarli in familiari, anche se magici, segni scuri. Quando il coraggio manca, lo scrittore si blocca. Vittima di una codardìa più radicale, talvolta lo scrittore gli alibi preferisce non inventarseli con la scrittura ma in altro modo. E qui molteplici potrebbero essere gli esempi (fino ai più estremi, legati in questo caso non solo alla paura dello scrivere ma anche a quella di vivere; realtà, questa, ahimè ben più complessa e complicata), laddove i "fantasmi" assumono una "corporeità" che va ben oltre i cinque sensi, che tocca un senso incompiuto e all'apparenza illogico: quello dell'immaginazione, della "visione", della paurosa espressione di un'anima che si "materializza" in una "proiezione". Come un'enorme e minacciosa ombra cinese frutto del delirio...
Riflettevo su questo, fino a poco fa, mentre davanti ai miei occhi scorrevano, lente e sontuose, le righe di un libro sublime. Uno di quelli che cambiano la vita.
E non solo quella di chi scrive.

Maurizio Berton - Le parche...queste Signore sono i Dolori; e sono tre di numero, come tre sono le Grazie che adornano di bellezza la vita dell'uomo; e tre sono le Parche, che tessono nel loro misterioso telaio il cupo arazzo della vita umana sempre con colori in parte tristi, talvolta accesi di tragico cremisi e di nero; e tre sono le Furie, che portano l'espiazione invocata dall'al di là per gravi colpe che ancora si aggirano su questo mondo; e solo tre un tempo erano perfino le Muse, che intonano l'arpa, la tromba o il liuto al grave fardello delle appassionate creazioni dell'uomo. Queste sono i Dolori, tutte e tre Signore a me note... Chiamiamole Nostre Signore del Dolore...
La maggiore delle tre è chiamata
Mater Lachrymarum
, Nostra Signora delle lacrime... E' questa sorella, la maggiore, che porta alla cintura chiavi più che apostoliche che aprono ogni capanna e ogni palazzo... E' grazie al potere di queste chiavi che Nostra Signora delle Lacrime s'insinua, intrusa spettrale, nelle camere degli uomini insonni, delle donne insonni, dei bambini insonni, dal Gange al Nilo, dal Nilo al Mississippi...
La seconda delle sorelle è chiamata
Mater Suspiriorum
, Nostra Signora dei Sospiri... Questa sorella è la visitatrice del paria, dell'ebreo, dello schiavo al remo nelle galere mediterranee; del criminale inglese nell'isola di Norfolk, cancellato dal libro dei ricordi nella dolce, lontana Inghilterra; di chi si è pentito ormai invano e sempre ritorna con lo sguardo a una tomba solitaria che gli appare come l'altare demolito di un passato e sanguinoso sacrificio, altare su cui ogni offerta è ormai vana, sia per implorare il perdono, sia per tentare una riparazione...
Lawrence Alma-Tadema (Ai bagni, part.)Ma la terza sorella, che è anche la più giovane...  Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto... Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero essere nascosti dalla distanza. Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un'ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra... Ella sfida Iddio. Ella è anche la madre delle follie; l'ispiratrice dei suicidi. Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un'intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne. La Signora delle Lacrime si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia. Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva. Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre. Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini, apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare. Il suo nome è
Mater Tenebrarum
, Nostra Signora delle Tenebre...

Thomas de Quincey - Suspiria de profundis
(In Italia pubblicato come appendice alle
Confessioni di un oppiomane)
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