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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


20 dicembre 2004


Giuseppe Gambarini - Enea stacca il ramo d'oroIl Ramo d'oro, l'opera monumentale alla quale sir James G. Frazer deve la sua fama anche al di fuori della cerchia degli specialisti, venne pesantemente stroncata da Ludwig Wittgenstein. Il filosofo austriaco accusava Frazer di non essere in grado di immaginarsi un sacerdote antico che non assomigliasse in qualche modo ad un pastore anglicano del suo tempo, con tutta la "stupidità e l'insipidezza" dei membri del clero; e inoltre, testualmente: "egli (Frazer) è molto più selvaggio della maggioranza dei suoi selvaggi, perché questi non potranno mai essere così lontani dalla comprensione di un fatto spirituale quanto lo è un inglese del XX secolo. Le sue spiegazioni delle usanze primitive sono assai più rozze di quelle usanze stesse".
Credo che Wittgenstein non avesse tutti i torti nello stigmatizzare certe ingenuità e certe incongruenze nel testo dell'antropologo inglese; devo anche aggiungere, però, che non mi pare egli avesse neanche tutte le ragioni e cercherò di spiegare brevemente perché. Prima di tutto Frazer è stato (quasi) sempre giudicato sulla base di una sola parte della sua opera, senza distinguere, all'interno di questa, quello che è effettivamente ingenuo da quanto è invece più profondo e complesso. Accanto al Frazer naïf e privo di un coerente impianto metodologico esiste infatti un altro Frazer, alla cui lettura traspaiono i sintomi di una visione originale e diversa delle nostre origini, e si fa strada, anche se non espressamente formulata, l'idea che la differenza tra noi e i primitivi sia assai più sottile di quanto le parole di Wittgenstein lascino immaginare (e, soprattutto, di quanto si pensasse ai tempi in cui Frazer enunciava le sue idee).
Oggi dovendo scegliere tra città rase al suolo da bombardieri "intelligenti" (quanto ciechi e spietati) e teste mozzate brandite di fronte alle telecamere come trofei, credo che anche Wittgenstein riconoscerebbe a Frazer un qualche merito nell'aver cercato di "accorciare" il periodo storico che ci separa dai nostri progenitori (che anche a livello temporale non è poi così lontano...).
Ma chiudendo la parentesi (tristemente) ironica, e tornando al
Ramo d'oro, occorre far notare che Frazer (forse pensando a Renan) dice che chi vuole indagare "da filosofo" le origini dell'uomo trova "sostanzialmente" solo tre storie degne d'interesse: la Grecia, Roma e Israele (alle quali, peraltro, egli aggiunge quella dei popoli illetterati). Tralasciando anche qui l'ingenua miopia dello studioso (che, incomprensibilmente, pare non accorgersi, solo per fare qualche esempio, della civiltà sumerica, di quella egizia, di quella indiana e di altre non meno importanti di quelle che lui cita) occorre dire che le pagine che lui dedica a queste civiltà sono forse, e non a caso, le sue migliori. Per gli studiosi dell'antichità è un dato indiscutibile che certi studi di Frazer (come quelli relativi a Pausania, ad Apollodoro e a Ovidio) abbiano contribuito in maniera sostanziale a ridisegnare i contorni della civiltà classica ed hanno senza dubbio indicato una precisa via d'indagine storica tuttora ben lontana dall'essere esaurita. In questo senso l'opera dello studioso inglese si affianca a quella di altri studiosi suoi contemporanei, magari del tutto eccentrici rispetto al gotha di certa filologia classica. Penso per esempio a Nietzsche, ma anche a Rohde che, come Frazer, permisero di delineare le origini del mondo greco e romano in modo assai più articolato e complesso di quanto la cultura accademica europea avesse sino a quel momento solo sospettato.
E' necessario dunque riconoscere a Frazer un ruolo nella comprensione critica dell'uomo di oggi in relazione a quello delle origini, pur con tutti i limiti che la sua opera ha manifestato e manifesta; un ruolo difficilmente discutibile alla luce di altre (e più importanti) intuizioni che, proprio grazie all'opera di Frazer, sono state possibili in epoche successive, usufruendo di maggiori strumenti critici e d'indagine che, senz'altro, l'antropologo britannico non aveva a sua disposizione
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