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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


21 aprile 2005


Victor Brauner - Fascino (1937)Corpi per metà umani e per metà animali (centauri, minotauri, sirene), corpi umani trasformati in bestie, in piante o in astri (le cosiddette metamorfosi tramandate dai Greci e poi da Ovidio ed Apuleio), corpi di demoni e di diavoli (Cerbero, Minosse, il Satana dantesco), corpi bizzarri di esseri fantastici e prodigiosi (chimere, ippogrifi): quelli che oggi comunemente chiamiamo mostri non sono evidentemente un'invenzione recente della moderna narrativa dell'orrore, ma affondano le loro radici molto lontano, addirittura nella classicità. Tutto un prestigioso filone della cultura occidentale è connotato della loro presenza, all'insegna di una concezione dell'artista come artifex monstrorum.
E monstrum in latino significa portento, prodigio, miracolo e sta ad indicare, appunto, che i mostri meravigliano e inquietano. Riportano alla luce alcuni "fantasmi" psichici che l'inconscio collettivo rifiuta di accettare. Turbano e, nello stesso tempo, incantano. I mostri (non solo letterari) mettono in discussione radicalmente l'identità: la nostra come quella di chiunque altro. E contestano, con la loro stessa "presenza" (che è termine concreto dai connotati fortemente "astratti" - e non stupisca l'inciso - per rendersene conto basta ricordare che, in alcuni racconti - non solo di fantasmi - molto spesso si "percepisce una presenza", segno evidente che essa può senz'altro manifestarsi, ma in modo anche diverso rispetto ad un essere "comune"), dicevo che contestano i confini convenzionali con cui siamo soliti ordinare e "perimetrare" il mondo: quelli fra maschile e femminile, sessuato e asessuato, umano e animale, grande e piccolo, reale e immaginario, io e altro. Vampiri e licantropi, revenants e fantasmi, indemoniati e reietti non indicano infatti l'altro dell'uomo, ma qualcosa che è già in noi, e che ciascuno teme e com-patisce nel fondo di sé. Per questo irresistibilmente ci attraggono; possono (idealmente) terrorizzarci ma ci incuriosiscono. Per questo li andiamo a cercare nella letteratura, al cinema, nei luoghi dove pensiamo possano "manifestarsi".
Li cerchiamo perché ci sono affini, perché ci somigliano, perché li "sentiamo nostri".
E dunque non c'è da stupirsi quando, molto spesso, il lungo cammino che ci ha portato a scoprirli finisce proprio nel luogo dov'era iniziato. Qui, accanto a noi. A volte addirittura dentro di noi...
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Heinrich Füssli - Incubo (part., 1781)...Gorgoni, Idre e Chimere, le storie terribili di Celeno e delle Arpie continuano a riproporsi nella mente superstiziosa: ma già stavano lì. Sono copie, modelli - gli archetipi stanno in noi, eterni. Come potrebbe essere, altrimenti, che continuano ad impressionarci racconti di fatti che, in piena coscienza, giudichiamo impossibili? Forse la paura che nutriamo di queste cose è naturale, perché li sentiamo capaci di fare del male al nostro corpo? No, non è questo! Questi nostri terrori hanno una più antica origine, sono più antichi del corpo ed esisterebbero anche se il nostro corpo non esistesse... Che la sorta di terrore qui indagata sia puramente spirituale, che questo terrore sia tanto più intenso in quanto senza oggetto percepibile sulla terra, che predomini nel periodo della nostra infanzia innocente - tutti questi sono dilemmi la cui soluzione ci permetterebbe di penetrare in qualche maniera nella nostra condizione antemoderna, e dunque di gettare uno sguardo nel mondo delle ombre della preesistenza...

Charles Lamb - Witches and other night-fears (1821)
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