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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


18 aprile 2005


Il teatro di vita di Carlo GoldoniPer capirlo occorrerebbe reimmergersi nella Venezia del Settecento, in quella città che ogni giorno vedeva rinnovarsi il miracolo della propria esistenza e della propria bellezza. Si dovrebbe girare fra le calli, in mezzo ai gondolieri e alla gente, nelle malvasìe, nei negozi di spezie. Bisognerebbe ascoltarlo:

...Perché el Petrarca non imito o el Dante,
perché seguito el stil che piase a mi,
e no quello del Berni o del Morgante...


Chi pronuncia questi versi è
Carlo Goldoni, ai quali aggiunge per la sua gioia:

..E se il mio stil non piaserà ai poeti
che no vol che se diga poesia
senza imagini nove e bei conceti,
poco m' importa...


Nemico dei voli poetici, degli eccessivi sforzi della fantasia, convinto che solo la vita di tutti i giorni è la vera "vita",
Goldoni creò dei capolavori prendendo a prestito solo i personaggi della realtà. Forse per questo, ogni volta che si ristampa una sua opera, l'avvenimento interessa tutti, non solo i letterati, ma anche la gente che, di solito, non nutre grande interesse per le opere letterarie.
D'altra parte, il mondo di
Goldoni è simile fin nei dettagli al nostro. La sua città piena di crisi economiche ed esistenziali possiamo riconoscerla anche oggi e, a pensarci bene, certi suoi personaggi potremmo benissimo incontrarli facendo quattro passi.
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Da consultare:
Roberto Alonge - Goldoni. Dalla commedia dell'arte al dramma borghese
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...Lo sguardo dell'anima...Sul significato della parola "paesaggio", le definizioni contenute nei dizionari illuminano assai poco. Si dice che paesaggio deriva da paese, che evoca uno spazio aperto e vasto (e questo, in modo non dissimile dall'intuizione leopardiana de
L'Infinito, rimanda al di là dei suoi limiti ad un contatto con l'universo "interminato").
La difficoltà di chiudere questo sentimento in poche, esaurienti parole spiega la fortuna della definizione ottocentesca di
Amiel: "Il paesaggio è uno stato dell'animo": definizione che, nella sua indeterminatezza, vuole però evocare il fatto che l'importanza del paesaggio sta nella contemplazione della natura da parte dell'uomo, nel suo significato spirituale, nel dato che ogni sfondo naturale vive nell'uomo e in rapporto con l'uomo.
Questa presa di coscienza è già viva in Francesco Petrarca, quando egli compie per la prima volta l'ascensione di un monte al solo scopo di godere della veduta eccelsa dalla cima. Petrarca apre ai valori rinascimentali, alla progressiva consapevolezza "laica" ed autonoma del sentimento della natura, ed all'intervento dell'uomo secondo un ideale di bellezza che per la prima volta tenta di riconciliarsi nell'armonia con quelle "forze naturali", che per tanti secoli precedenti, erano state sentite come ostili e nemiche.
Non so se certe "
grandi opere" abbiano oggi celati in loro i germi di quell'auspicata "armonia". Non ne sono del tutto sicura, ma ovviamente lo spero.
Soprattutto per l'umanità a venire.
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Rex Harrison in Masquerade di J.L. Mankiewicz
- ...La gente ha così poco rispetto per il tempo... Come per tutto il resto scelgono il più, non il meglio. Sperano di vivere cento lunghi, miserabili anni e si sentono ingannati se ne vivono solo cinquanta dei migliori. La quantità sì, la qualità no. Venezia è piccola e preziosa, Los Angeles gigantesca e opprimente: eppure la preferiscono quasi tutti...

Cecil Fox (Rex Harrison) in
Masquerade
di Joseph L. Mankiewicz
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Da visitare e leggere:
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