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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


5 aprile 2005


François Millet - L'Angelus (part.)Partendo dal preambolo che sta alla base della dottrina epicurea e cioè che tutto ciò che chiamiamo reale è frutto di ciò che può essere obbiettivamente percepito dai sensi (anche se attraverso l'ausilio non indifferente della coscienza), Lucrezio spiega le ali del suo canto che, in certi momenti, ci appare davvero sublime.
Il poeta-filosofo mira dritto al cuore della filosofia del suo
maestro: è un ortodosso, non (ri-)conosce la mediazione di altri autori. Egli scrive unicamente di ciò che sembra interpretare al meglio la dottrina del "fondatore" e lo fa senza mezze misure, ma con una leggerezza ed una suasività propria di chi vive un rapporto felice con la Poesia.
L'atechnìa tēs physeōs di
Epicuro, cioè quel rapporto irrazionale che la natura pare avere soprattutto rispetto all'uomo, viene accentuata in Lucrezio fino ad assumere i toni più cupi e pessimisti. Certo, non irrilevante in questa visuale più estrema, è il ruolo della condizione sociale e politica della Roma in cui il filosofo viveva, ma senz'altro questo difetto naturale è anche frutto di una più profonda riflessione metafisica, che la declamata indifferenza o il sostanziale disprezzo per il reale non mitigano del tutto:

...Per quel che mi riguarda, preferisco ignorare quali sono i principi delle cose;
oserei tuttavia, e sul semplice studio dei fenomeni celesti,
e su ben altri fatti ancora, sostenere e dimostrare
che il mondo non è stato creato per noi da una volontà divina:
tanto si presenta contaminato da difetti...

(
De rerum natura, II, 177-181)

E' comunque in questa sostanziale "mancanza di perfezione" che Lucrezio ravvisa la causa della dolorosa condizione umana:

...Così, il genere umano lavora senza profitto, in pura perdita,
e si consuma in vane preoccupazioni:
non conosce - è evidente - il limite del possesso
e sin dove può estendersi il vero piacere.
Quest'ignoranza a poco a poco ci ha trascinati nella tempesta
e ha scatenato le burrasche e le rovine della guerra...

(id., V, 1430-1435)

Al poeta non resta che rifugiarsi nella memoria di un più fecondo passato che lo aiuti a dimenticare la difficoltà universale sua e dei suoi simili:

...Già, scuotendo il capo, il contadino carico d'anni sospira senza tregua,
al pensiero che tutta la sua grande fatica è rimasta sterile,
e, quando paragona il presente al passato,
non manca di vantare la fortuna di suo padre.
Anche chi ha piantato una vigna, oggi vecchia e rinsecchita,
incrimina, tutto triste, l'azione del tempo,
affligge il cielo con i suoi lamenti e brontola incessantemente
che gli uomini d'un tempo, pieni di devozione,
ebbero un'esistenza molto facile anche in territorio ristretto,
malgrado la parte ben minore di terra assegnata a ciascuno:
e non si avvede che tutto deperisce a poco a poco.
E si avvia verso la bara, stremato dalla lunghezza del cammino della vita.

(id., II, 1164-1174)

Sono i versi perfetti di un uomo consapevole, al quale altro non è concesso se non il dono della testimonianza.
"Redimere" l'uomo da una culpa non sua non è possibile. Possibile è solo descriverne il doloroso tragitto fra la nascita e la morte. Anche se verso quest'ultima egli ha parole decisive:

...occorre scacciare e rovesciare quel timore dell'Acheronte che,
penetrando sino al fondo dell'uomo, getta la preoccupazione nella sua vita,
la colora interamente del nero della morte e non lascia che alcun piacere
possa sussitere puro e senza ombre...


(id., III, 37-40)
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Max von Sydow e Bibi Andersson sul set de Il settimo sigillo- ...Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri volti su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira... Cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere...

Antonius Block (Max von Sydow) prima di incontrare la Morte ne Il settimo sigillo di Ingmar Bergman
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