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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


9 marzo 2005


Soren Kierkegaard (1813-1855)La noia genera il capolavoro e l'insano gesto, la bizzarrìa e il banale, l'inferno e il nirvana. In stagioni remotissime, ci assicura Kierkegaard in Aut-Aut, produsse il mondo: "Gli dèi si annoiavano, perciò crearono gli uomini. Adamo si annoiava perché era solo, perciò fu creata Eva".
Siamo dunque figli di uno sbadiglio? Fu una sequela di "uffa" a scatenare la scintilla, il Big Bang?
L'ironico interrogativo credo sia meno vacuo di quanto in apparenza possa apparire.
La risposta è forse impossibile, forse incredibile, quasi sicuramente inaccessibile.
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G.D. Spradlin sul set di Apocalypse Now...C'è un conflitto in ogni essere umano tra il razionale e l'irrazionale, tra il bene e il male, però il bene non sempre trionfa. A volte, le cattive tentazioni hanno la meglio su quelli che Lincoln chiamava "i migliori angeli della nostra indole", i buoni istinti morali. Ogni uomo ha un suo punto di rottura...

Il generale Corman (G.D. Spradlin) al capitano Willard (Martin Sheen) in
Apocalypse Now di Francis Ford Coppola
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Mi accorgo solo ora che, inavvertitamente, nell'inserire quanto sopra devo aver cancellato l'articolo di ieri (o, più probabilmente, che esso sia stato "fagocitato" per uno di quegli arcani misteri dell'HTML di cui pare soffrire in maniera incurabile questa piattaforma).
Provvedo dunque a reinserirlo in coda a questo e mi scuso con coloro che ieri avevano lasciato i loro commenti a margine del mio scritto (soprattutto con a. le cui parole ho trovato assai stimolanti).

Un caro saluto a tutti C.
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8 marzo 2005

Nell'universo di Magritte appaiono spesso i soliti oggetti: i birilli, le scarpe, la bombetta, il trombone, la pipa. Non sono merci, né feticci, né simboli. Ma all'improvviso si rivelano nuovi e misteriosi perché mutano certi rapporti, cadono certe barriere. E sembrano rimettere in discussione la nostra tranquilla presenza.
Un esempio? Le modèle rouge (1935), un tema abbastanza ricorrente, rappresenta insieme il visibile e l'invisibile: le scarpe hanno le dita. E' un oggetto vivente. "L'unione di un piede umano e una scarpa - scriveva l'autore - rivela in realtà un costume mostruoso".
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Platone scrive che "I poeti... come gli indovini e i vati... non sanno niente di ciò che dicono". La frase, di per sé abbastanza enigmatica, si può applicare in maniera perfetta ai lirici greci, poeti semplici, innocenti, apparentemente inconsapevolii, proprio perché liberi da uno scopo di convenienza, di utilità. La loro poesia non voleva celebrare miti, non voleva insegnare comportamenti, mai assurgere al grado epico di un Omero o tragico di un Euripide. Essi si accontentavano in realtà di raccontare qualche azione semplice, quotidiana, ricorrente, oppure di commentare in tono dimesso un evento, quasi sempre evocando una condizione personale che solo nell'eventuale interpretazione del lettore poteva assumere toni "universali". Insomma, era poesia e basta. E per farla scaturire, quelli che oggi siamo soliti raggruppare sotto il nome di lirici greci, scelsero spesso la natura, quel mare sempre pronto a fare capolino tra gli ulivi e le viti, quel cielo quasi sempre assolato e popolato da magici voli di uccelli, e, naturalmente, i cuori degli uomini e ciò che li faceva palpitare; cioè l'amore.
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...Stavano bene insieme; erano entrambi impolverati di un soffice bruno-dorato, come le ali delle api, ed erano alti, e il sottofondo della loro pelle aveva un color albicocca, e c'era armonia nel modo con il quale egli si protendeva in avanti e lei si appoggiava all'indietro sulla panchetta rivestita in cuoio rosso. Si capiva che lui era ricco e che la ragazza gli piaceva, e si capiva che lei era povera e sapeva di piacergli. Al loro primo incontro si poté vedere soltanto questo; anche se le persone particolarmente suscettibili agli influssi psichici avrebbero potuto percepire, già da allora, un'aura di tragedia turbinare sopra il capo dei due giovani. Sembravano troppo perfetti...

Zelda Fitzgerald - La ragazza di un milionario (da Lembi di paradiso)
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