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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


9 febbraio 2005


Santo Mazzarino (1916-1987)Santo Mazzarino è stato uno dei maggiori storici (e fra i più geniali) che l'Italia abbia mai avuto. Di lui amo particolarmente La fine del mondo antico, dato alle stampe nel 1959; un libro assolutamente "rivoluzionario" in cui viene delineata la storia delle idee di "decadenza" e di "morte di Roma" da Polibio ai nostri giorni, e viene al contempo fornita anche un'interpretazione "moderna" della rovina del mondo antico.
La storia diventa, grazie a Mazzarino, oltre che "cronaca di fatti", soprattutto "vicenda" di idee, di sentimenti, di civiltà, in cui il fattore religioso e il fattore culturale hanno una parte mai inferiore, e qualche volta addirittura superiore, al fattore politico: così da giustificare, per esempio, la definizione che lui dà dell'
epoca dei Severi, come epoca di Ippolito e di Callisto.
Ma l'interesse di questo storico è andato ben oltre la storia romana imperiale rivolgendosi ben presto anche alla storia greca, alla storia romana arcaica e a quella dell'antico Mediterraneo, come nei volumi
Fra Oriente e Occidente e Dalla monarchia allo stato repubblicano, cogliendo sempre, al di là della successione degli avvenimenti, le problematiche connesse con lo sviluppo, spesso complicatissimo, della civiltà umana. La genialità stimolante del pensiero del Mazzarino appare come un invito continuo a non rifugiarsi sempre e solo nella certezza dei "fatti" ma a lasciarsi andare, qualche volta e senza timore, anche al fascino dell'interpretazione, su di un terreno pericoloso e scosceso che, grazie alla sua guida, appare però sempre dotato di un fascino "sicuro".

Altre sue opere fondamentali:
Introduzione alle guerre puniche; L'impero romano vol. I e II; Aspetti sociali del quarto secolo. Ricerche di storia tardo-romana.
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Gina Lagorio...Ritrovarsi in casa, dopo l'ultima passeggiata nel freddo della prima notte deserta e i passi risonanti sull'acciottolato, con la luce scialba dei lampioni a dare coraggio alle loro anime che affioravano spaurite, ciascuna da una lunga strada dove avevano proceduto per tanto tempo senza incontrarsi, non gli sembrava un ritorno simile a nessuno di quelli che lo avevano preceduto; rientrava nella sua casa con una sensazione d'irrealtà, come se lo seguisse il brusìo di una conchiglia carica di risonanze. Non poteva ripensare alle ore appena trascorse perché non era la sua memoria a ricordare, ma una memoria che ne specchiava un'altra. Non sapeva fermare le immagini o le parole del loro stare insieme, suo e di Elena, perché in realtà non accadeva loro che una cosa: lui era attento al proprio suono interiore, Elena al suo. La conchiglia del tempo passato: le risonanze della sua vita qualche volta si confondevano con quelle di lei, l'eco diventava più lunga, per pochi istanti si guardavano stupiti, il sentimento di ascoltare l'uno accanto all'altra il ritmo sopito della loro vita li sgomentava, nascevano fra loro improvvisi silenzi. Elena si accendeva nervosa una sigaretta dopo l'altra, Dino riemergeva smarrito da quel mare che riscopriva tenendo fermo l'orecchio sulla conchiglia che Elena era venuta, consapevole o no, a portargli.
Quello che c'era attorno a loro, gli alberi, le case, le
nebbioline
sul fiume, le verdure fradicie buttate sotto il bastione, il disegno dei paesi sulle creste, non lo vedevano veramente: l'avevano davanti agli occhi, ma lo guardavano come attraverso un vapore di cose morte: anche per loro gli anni erano bruciati, come quei rifiuti vegetali da cui si alza ogni sera un fumo chiaro che odora di dolciastro, e in quella nebbia soavemente corrotta respiravano come in un sogno...

Gina Lagorio - Fuori scena
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