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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


27 gennaio 2005


Giacomo Leopardi (1798-1837)Nella carriera poetica il mio spirito ha percorso  lo stesso stadio che lo spirito umano in generale... il mio stato era allora in tutto e per tutto come quello degli antichi... La mutazione totale in me, e il passaggio dallo stato antico al moderno, seguì si può dire dentro un anno, cioè nel 1819 dove privato dell'uso della vista, e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso, cominciai ad abbandonare la speranza, a riflettere profondamente sopra le cose... a divenir filosofo di professione.

Giacomo Leopardi - Zibaldone, 143-144

In realtà
Leopardi non smetterà mai di essere poeta anche se è vero che, da quel momento in poi, si trasformerà anche in un filosofo (che attende ancora un reale riconoscimento per il valore della sua opera). Ma, nel farlo, non lascerà un non meglio identificato "giardino dell'innocenza" per immergersi nel "bosco della riflessione"; questo perché, come poeta, egli si darà il compito di stigmatizzare quanto in realtà quell'innocenza non esista affatto.
Con l'andar del tempo infatti 
Leopardi si convincerà sempre più che la poesia non ha nulla da invidiare alla filosofia e che, nei versi, è presente un conoscere forte e denso quanto quello perseguito dai filosofi.
E' così che diventerà un filosofo sui generis (come più tardi capiterà a
Gramsci, che pure seguirà "altre strade", quelle della politica, non meno tortuose), e sarà attraverso la poesia che egli si calerà in un mondo che ha smarrito l'innocenza dei "poeti" (o che, forse, i poeti e il mondo quell'innocenza non hanno mai avuto, come lascerebbe intendere, soprattutto nella parte finale della propria vita e del proprio pensiero, Pier Paolo Pasolini).
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Lalla Romano (1906-2001)...Sono uscita nella strada davanti all'albergo, e ho sentito l'aria. L'aria mi può bastare. E' la mia aria.
In nessun altra valle vicina o lontana c'è quell'aria. Io la riconosco dall'odore leggero che sa di latte, di strame, di erbe amare. Ma non è un odore, se non dopo.
Non è mai esaurito il mio bisogno di quell'aria. Io la penso di lontano, e mi nutre. Mi tormenta, anche: per qualcosa di irraggiungibile, ma anche di fatale. Essa è per me il passato: tutto quello che è avvenuto. Per me è anche "loro". In loro sono compresa io. La conoscenza di loro e di me, come non era veramente distinta allora, tanto meno lo è adesso...


Lalla Romano - La penombra che abbiamo attraversato

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