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Il blog di Clelia Mazzini


Diario


8 novembre 2004


Il labirinto di Borges... o Borges nel labirinto?In qualche modo, il fatto centrale della mia vita è stata l'esistenza delle parole e la possibilità di trasformarle in poesia.

In questa maniera
Jorge Luis Borges dichiarava il suo amore incondizionato verso il genere letterario che lo aveva visto esordire e che non smise mai per lui, poi scrittore affermatissimo, di essere un punto di riferimento alto e "cruciale" per l'aspetto "creativo".
Il concetto è ribadito anche in chiave critica:

Ogni volta che mi sono immerso nei testi di estetica, ho avuto la sgradevole impressione di leggere le opere di astronomi che non avessero mai osservato le stelle. Voglio dire che si trattava di scritti sulla poesia come se la poesia fosse un dovere, e non quello che in realtà è: una passione e una gioia.

Lo scrittore appare poco convinto dell'idea che la poesia possa, in un certo qual modo, essere definita come "frutto" di una qualsiasi esperienza e sembra invece privilegiare il caso, per lui senz'altro più familiare, che essa provenga da un lato "fantastico", "imperscrutabile" e spesso di difficile lettura, persino per chi ne è investito e, per così dire, si limita unicamente a "trascriverla".
E' l'approccio "ispirativo" rispetto a quello "fattuale", quello che Borges teorizza. Un approccio che si rifà a
Rimbaud e alla poesia simbolista, referenti di primo piano per lo scrittore argentino; non solo dal lato poetico.
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Le citazioni sono tratte dal volume: L'altro, lo stesso, Ed. Adelphi
Ho parlato di Borges anche
qui
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Novità in
Biblioteca: Galileo Galilei e la cultura scientifica nell'età della Controriforma



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8 novembre 2004


Il mondo in mano...Rispetto a molti critici futuri (ma anche a lui coevi) del mito del progresso, Giacomo Leopardi fu molto chiaro: secondo lui non esisteva nessuna relazione utile fra la condanna dell'idea di progresso e l'adesione a posizioni primitivistiche che esaltavano una natura "incorrotta", condannando conseguentemente la scienza come la forma più deleteria dell'intervento umano sulla natura. Tutta la sua metafisica ha alla base l'idea che non vi è nessuna relazione utile e consequenziale tra pessimismo e rassegnazione. Il suo impegno nell'abbattimento sistematico del mito delle "magnifiche sorti e progressive" trae origine da una visione materialistica della natura entro la quale (come del resto è ravvisabile in tutta la tradizione del materialismo) la scienza occupa un ruolo importante e decisivo.
"Da una stessa sorgente" - scrivera' nello Zibaldone - "
da una stessa qualità dell'animo diversamente applicata e diversamente modificata e determinata da diverse circostante e abitudini, vennero i poemi di Omero e di Dante e i Principi matematici della filosofia naturale di Newton... L' immaginazione è la sorgente della ragione, come del sentimento, delle passioni, della poesia; ed essa facoltà che noi supponiamo essere un principio, una qualità distinta e determinata dell'animo umano, o non esiste, o non è che una cosa stessa, una stessa disposizione con cento altre che noi ne distinguiamo assolutamente, e con quella stessa che si chiama riflessione facoltà di riflettere, con quella che si chiama intelletto ecc." (Zibaldone, 2133)
Anche le diatribe odierne sul rapporto fra scienza e "cultura" (come se la scienza fosse in qualche modo avulsa da ogni tipo di pensiero "culturale") e sui cosiddetti "problemi" fra "scienza" ed "etica" (come se la scienza agisse sempre e comunque su un piano precariamente etico), potrebbero beneficiare senz'altro di citazioni come questa e, nel complesso, di tutto il lavoro svolto da Leopardi attraverso la sua (ancora misconosciuta) opera filosofica.
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